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La transizione energetica

Cosa ci insegna il dibattito francese e come possiamo sviluppare
una riflessione veramente europea ?

Il rilancio dell’economia italiana in questo periodo di crisi economica e strutturale nonché l’esigenza di una maggiore attenzione a livello nazionale ed internazionale ai temi dell’ambiente, passano attraverso nuove politiche per la gestione dell’energia nel nostro Paese e l’elaborazione di un piano di lungo termine, come accade in Francia con il Débat national sur la transition énergétique. L’Associazione Democratici Parigi e i suoi membri, consci dell’importanza del tema e determinati nell’elaborazione di proposte politiche nel settore, hanno organizzato l’autunno scorso una tavola rotonda sul tema della transizione energetica presso il campus della prestigiosa Università Pierre et Marie Curie di Parigi.
All’incontro hanno partecipato esperti francesi ed italiani, professionisti nei settori dell’energia o ricercatori di livello internazionale, che hanno illustrato, davanti a un pubblico accorso numeroso, gli aspetti economici, tecnici, geopolitici e ambientali sui quali devono poggiare le soluzioni per il futuro energetico dei nostri Paesi. I diversi interventi hanno offerto una panoramica delle sfide e delle difficoltà di progettazione di diversi scenari di transizione energetica allo studio in Francia, per capire quali possono essere gli insegnamenti per l’Italia e per l’Europa.
L’intervento del dott. Luca Baccarini, dell’istituto di ricerca strategica IRIS, ha avviato la discussione. Dapprima è stato presentato l’assetto geopolitico mondiale in termini di energia e i fattori che condizionano investimenti e sviluppo delle energie fossili, come gas e petrolio. In particolare, Baccarini ha fatto chiarezza sul significato dell’espressione “fonti energetiche”: prima di procedere a qualsiasi riflessione, bisogna infatti distinguere tra energia dei trasporti (petrolio), per il quale non ci sono attualmente sul mercato energie concorrenziali, ed energia per riscaldamento, industria o elettricità (gas, nucleare, energie rinnovabili), per la quale un certo numero di alternative sono già presenti sul mercato.
Il secondo intervento del prof. Christophe Goupil ha presentato l’approccio del Laboratorio LIED dell’Università Diderot – Paris VII, che riunisce attorno allo studio dei temi dell’energia scienziati ed umanisti, ed è un esempio di come questioni come l’efficienza energetica non possano essere affrontate senza un’analisi sociologica dei comportamenti dei cittadini e dei loro bisogni.
L’ultimo intervento è invece toccato all’ex direttore del CEA di Saclay, Jean-Pierre Pervès, che ci ha presentato alcuni esempi di fonti rinnovabili, specificando per ognuna di queste quali sono i vantaggi e gli svantaggi ad oggi. Pervès ha inoltre espresso alcune riserve personali su una rapida e frettolosa transizione energetica, individuando alcune lacune in termini di rendimento per certe fonti rinnovabili come l’eolico o il fotovoltaico.
Alla fine della tavola rotonda, c’è stato un dibattito con la sala partecipato e stimolante: il pubblico italiano è particolarmente favorevole ad alcune priorità individuate nel SEN, come lo sviluppo di smart grid (reti elettriche "intelligenti", progettate per ottimizzare la produzione, la distribuzione e il consumo a livello locale), che permettano un vero e proprio progetto di decentramento della produzione di energia sul territorio, con la prospettiva di rilanciare l’economia e creare nuovi posti di lavoro. Molti dei presenti hanno chiesto una concreta politica energetica europea che valorizzi le competenze di ogni nazione mettendole a disposizione degli altri, creando al contempo un mercato più competitivo per le energie rinnovabili. Alla luce di queste considerazioni, l’auspicio comune è l’organizzazione di una conferenza sull’energia a livello europeo, composta da esperti e rappresentanti istituzionali, che possa sviluppare un piano strategico comune a tutti i paesi dell’Unione Europea.

venerdì 6 dicembre 2013, di Fabrizio G. Botta & Massimiliano Picciani