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Lavorare da morire

Si diceva un tempo “meglio lavorare per vivere che vivere per lavorare”. Siamo ormai nel 2010, una data dal presupposto futurista ma si “muore di lavoro”. Morti bianche in Italia, un poetico eufemismo per indicare gli incidenti sul lavoro e suicidi in Francia, sempre a causa del lavoro.


“Suicidio”, un termine ancora tabù sino a poco tempo fa ma dopo i 23 casi in diciotto mesi a France Telecom le lingue si sciolgono, il dibattito è lanciato. Un anno e mezzo per parlarne come se i casi dei suicidi alla Renault o nel gruppo PSA fossero già occultati. Nei grandi gruppi i più esposti sono i “colletti bianchi”, vittime di pressioni e di eccessiva mobilità nel caso di France Telecom o di stress da performance e di mobbing su tecnici altamente qualificati che dovevano sostenere tempi improbabili per i nuovi prototipi al Technocentre di Renault.
Quando si è cominciato finalmente a parlarne, dirigenti ed anche politici hanno reagito affermando che i suicidi sono spesso legati a problemi personali. Lo stesso segretario generale dell’Eliseo, Claude Guéant, a proposito delle morti France Telecom, ha dichiarato che « I suicidi sono innanzitutto dei drammi personali ma l’azienda ha l’obbligo di soccorrere chi è in difficoltà ». Tuttavia c’è chi non se n’è andato in silenzio lasciando alle famiglie lettere di conferma sulle problematiche ingestibili al lavoro ed alcuni casi sono stati assimilati ad incidenti sul lavoro, anche nel caso di suicidio al proprio domicilio. Una risposta tardiva alle famiglie, come una medaglia al valore, che non sostituisce chi non c’è più ma che infine dovrebbe responsabilizzare le aziende. Eppure “la valutazione individuale della performance farebbe parte degli elementi scatenanti poiché mette i colleghi gli uni contro gli altri, creando così una solitudine che può spingere all’atto estremo”, ed è considerata da sociologi e psicologi una delle cause principali del malessere estremo perché crea l’isolamento. Si corre ai ripari ora, quando i primi casi risalgono agli anni ’90 dimenticando però, o ignorando, che il problema dei suicidi valica i confini dei grandi gruppi. Agricoltori, piccoli imprenditori… che non ce la fanno più a pagare le tratte, i mutui, le tasse… Detenuti che non riescono più a sopportare le condizioni delle prigioni francesi dove il tasso di suicidi è quasi il doppio che negli altri paesi : la prova è che la Francia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani nell’ottobre 2008, per trattamenti disumani e degradanti. E di suicidi si parla anche per le guardie carcerarie a causa del degrado delle condizioni di lavoro e della mancanza di personale, con conseguente difficoltà nella gestione della sovrappopolazione delle prigioni che la nuova legge sulle pene minime non ha fatto che aumentare. E non sono che esempi.

Morti bianche


Torniamo in Italia, dove ci si suicida meno ma dove da anni si muore nei cantieri sotto alle gru, negli stabilimenti per intossicazione, nelle campagne, travolti da trattori o trafitti da motoseghe, si cade da tettoie o impalcature… Ci sarà anche qualche lavoratore incosciente che non ha voglia di mettersi il casco, ma quante sono le società che non applicano le norme di sicurezza ? Le morti bianche fanno notizia da decenni, l’Enel ha appena annunciato un calo del 61% delle vittime degli incidenti sul lavoro. Sarà buona volontà o perché si cominciano ad interrare i cavi ? E’ intervenuto addirittura il Ministero della Difesa, che con il lavoro non sembra aver a che fare, ma ha proposto di mettere 506 carabinieri per 101 nuclei per dare un contributo alla tutela della sicurezza. Come se la repressione fosse meglio della prevenzione e poi se si calcola il numero di ditte, di stabilimenti, in cui gli operai non sono in regola o non dichiarati...la misura sembra infima.
Eppure la “prevenzione” è un concetto sul quale siamo martellati da anni, a dimostrazione che il problema non solo esiste ma è serio. La Direzione Generale per l’Innovazione Tecnologica e la Comunicazione, la Direzione Generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro e la Direzione Generale per l’Attività Ispettiva hanno collaborato con Il Sole 24 ore ad un dossier sulle strategie di prevenzione degli infortuni sul lavoro e di promozione dei livelli di salute e sicurezza sul lavoro. Tutti condannano, tutti cercano soluzioni che sarebbe ora trovare ed intanto alla Thyssen di Terni gli operai hanno proclamato uno sciopero di 24 ore, il 2 dicembre, contro le morti bianche in seguito al decesso di un operaio di 31 anni. La multinazionale tedesca dell’acciaio deve già rispondere della morte di 7 operai nel rogo del dicembre 2007 nello stabilimento di Torino. Come se non bastasse, nell’aprile 2008, un operaio del gruppo è rimasto vittima delle esalazioni di vapore di acido cloridrico e due gravemente intossicati. Ma la Thyssen è solo un esempio. Il Presidente Napolitano promette di coinvolgersi ancor più in questa questione che rientra nel campo della civiltà. Ma intanto iniziano altri processi. Quello della Umbria Olii, dove nel 2006, l’esplosione dello stabilimento sito in provincia di Perugia, provocò la morte di quattro operai esterni alla ditta. L’accusa : omicidio colposo plurimo e violazione delle norme per la sicurezza del lavoro, con l’aggravante della colpa con previsione dell’evento. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Inail, il calo degli infortuni sul lavoro e la diminuzione delle morti bianche sono estremamente importanti e significativi, specialmente se si considera che la maggior parte di queste ultime sono avvenute sulla strada durante gli spostamenti di lavoro o su cantieri stradali. Ma benché questi dati mostrino un trend positivo è necessario restare vigili. Se si torna in Francia si legge che il suicidio è ormai assimilato negli incidenti sul lavoro ma anche in questo paese non sono mancati i casi gravi come quello estremo di Tolosa che aveva provocato la morte di 29 operai nello scoppio dello stabilimento di fertilizzanti AZF, nel settembre 2001. La città mise molto tempo per riprendersi da un tale shock e se ne parla ancora. Nello scorso novembre, Total, casa madre di AZF e gli altri imputati sono stati prosciolti dalle accuse, dopo 8 anni. Si va in appello per cercare di far cambiare questa decisione iniqua. E cosa dire dell’ancora attuale sorveglianza medica, detta rinforzata, per i dipendenti esposti all’amianto ? Per fortuna anche le persone che in passato possono essere state contaminate hanno la possibilità di fruire di una sorveglianza post-professionale completamente a carico della mutua. Ora, questo è solo un triste elenco di esempi e la casistica è impossibile da riunire in un articolo ma resta l’amara domanda : possibile che in un’epoca “civilizzata” in cui si parla di protezione del pianeta, di sviluppo sostenibile, di prevenzione delle malattie… esistano ancora condizioni di lavoro che spingono alla morte volontaria o provocano quella accidentale come ai tempi delle miniere e delle esplosioni di grisù ?

vendredi 15 janvier 2010, par Luisa Pace