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Leonardo Da Vinci : un cervellone in fuga

Sull’opera di Leonardo si sono scritti fiumi di inchiostro, ma le due mostre di Romorantin dimostrano che il genio del Rinascimento provoca ancora stupore ed interesse. Soprattutto, queste due mostre, inserite nel quadro geografico della regione dove Leonardo da Vinci ha passato gli ultimi anni della sua vita, dei castelli di Amboise e di Chambord, e di quello del Clos Lucé, dove c’è ancora la casa in cui ha abitato e il giardino in cui adorava passeggiare, ci fanno scoprire l’uomo, oltre che il genio.

Il pretesto delle mostre di Romorantin è il ritrovamento di alcuni carteggi che si riferiscono al “progetto dimenticato” di Francesco I affidato a Leonardo da Vinci nel 1516. Grandi esperti leonardiani, tra cui Carlo Pedretti (autore del libro The Royal Palace at Romorantin) e Pascal Brioist (del Centre d’Etudes Supérieures de la Renaissance di Tours), si sono interessati, hanno scavato negli archivi municipali di Romorantin e hanno trovato i piani di questo immenso progetto. Sempre negli uffici del catasto e alla contabilità comunale hanno trovato la traccia di lavori effettuati dal 1515 al 1519, che hanno mobilitato centinaia di operai (come si nota dai conti del Magazzino municipale del sale, che serviva appunto a pagare i “salari”) e che hanno così gettato le fondamenta di questa città lacustre mai costruita.
Francesco I voleva fare di Romorantin la capitale della Francia : era centrale, politicamente affidabile (al contrario di Parigi che, all’epoca, pare non lo fosse) e poteva contare su una rete fluviale eccezionale (la Loira ma anche lo Cher, la Sauldre, …). Il Re stava un po’ stretto nel castello di Amboise e lontano dall’amministrazione, situata a Tours. Facendo una residenza degna di un grande sovrano, per di più usando innovazioni architettoniche “à l’italienne”, il suo rivale Carlo V si sarebbe mangiato il cappello ! Su invito del Re, Leonardo parte da Milano, a cavallo di un mulo e accompagnato da uno dei suoi allievi, Francesco Melzi, il suo servitore (forse anche amante) Salai e la governante. Ha 65 anni, un’età in cui oggi si va in pensione e si ricomincia la vita da senior, ma che allora raggiungevano in pochi. Un vecchio, insomma, che si è fatto quasi 900 chilometri a dorso di mulo con tre tele nella saccoccia : la Gioconda, Sant’Anna e Bacco/San Giovanni Battista. “Qui sarai libero di pensare, sognare e lavorare”, così lo accoglie Francesco I, frase che qualsiasi artista o ricercatore sogna di sentirsi dire.
Era piuttosto fiero, probabilmente : lui, figlio illeggittimo di un notaio, disereditato dai fratelli, “omo sanza lettere” perché non aveva potuto studiare, riconosciuto in Italia ma soprattutto come artista, diventa “primo pittore, ingegnere e architetto del Re”. Oltre al maniero del Clos Lucé, in cui abiterà fino alla sua morte, nel 1519, è pagato 1000 scudi, equivalenti alla paga di 10 ufficiali dell’esercito reale. Insomma, il cervellone del Rinascimento trova finalmente all’estero un riconoscimento (anche pecunario).

Il progetto dimenticato


Leonardo si mette all’opera, fare una capitale non è che capiti tutti i giorni, anche se aveva già disegnato una città ideale (anch’essa mai realizzata) per Ludovico il Moro. Comincia dal palazzo reale : situato su una sorta d’isola cui si accede attraverso due ponti, è un palazzo a tre piani, circondati da portici, con una grande scalinata che porta al giardino probabilmente destinata ad accogliere i sudditi durante le feste. Accanto ai disegni e ai plastici, le “istruzioni per l’uso” dell’architetto che spiega, per esempio, che è meglio mettere i saloni in cui si salta e si balla al piano terra, per evitare il crollo del pavimento come ha già potuto vedere diverse volte oppure di prevedere per i bagni delle aerazioni da inserire nei muri, così che i cattivi odori potessero andare verso l’alto (era ossessionato dall’igiene, anche perché le epidemie potevano decimare le popolazioni).
Ma questo è niente rispetto a quello che aveva previsto per il resto della città e della regione : uno dei suoi progetti, se fosse stato realizzato, avrebbe permesso le comunicazioni tra Lione e Tours passando per Monrichard, Romorantin, Blois e Amboise. Voleva in questo modo dare impulso all’economia fluviale creando una rete idrografica che univa la Loira, la Saona e il Rodano. Questa grande opera di urbanismo avrebbe tra l’altro permesso di bonificare una regione colpita da malattie, di ripulirla da detriti e di usare l’energia dell’acqua (un’altra delle fissazioni di Leonardo). “Leonardo pensava tutto in termini di flusso” dice Pascal Brioist, co-curatore della mostra, “flussi di uomini canalizzati gerarchicamente sotto i portici dei piani nobili e quelli di strada, flusso di mercanzie e provviste, di rifiuti ed odori”.

Leonardo ingegniere ed inventore


La seconda mostra, all’espace Matra, espone delle ricostruzioni in modello ridotto o in grandezza reale delle famose invenzioni di Leonardo : la pompa a vite, una sorta di enorme vite inserita in un tubo che serve per pompare acqua o per spostare pesanti quantità di grano o di sabbia, la biella, degli ingranaggi a velocità differenziata, antenati del cambio per le automobili, i cuscinetti a sfera, le famose macchine da guerra - carri armati, cannoni. Modellini funzionanti che stupiscono per le applicazioni moderne, che tanto lontane dalle intuizioni e dalla ricerche di Leonardo poi non sono.
E’ innanzitutto come ingegnere militare e civile che l’autodidatta di Vinci vuole essere riconosciuto. Lo dimostra la lettera di assunzione a Ludovico il Moro del 1482 in cui Leonardo, trentenne e già affermato come pittore, vanta le sue competenze di natura militare ma aggiunge che in tempo di pace crede di « satisfare benissimo a paragone de omni altro in architectura, in composizione di edifici pubblici e privati, et in conducer acqua de uno loco ad un altro » (vedere riquadro). La lettera, in traduzione francese, campeggia all’entrata del Parco Leonardo a Clos Lucé, in cui si trovano, in scala reale, una quarantina delle macchine e delle costruzioni di Leonardo. Ma - ed è questo il senso della lettera affissa all’entrata - se l’isola della guerra (il carro armato, la splendida mitragliatrice che spara fumo girando una manovella) ha il suo posto nel giardino, l’animo dello scienziato era tutt’altro che guerriero tanto che definì più volte la guerra come “pazzia bestialissima”. Il resto del giardino si concentra piuttosto sulle altre invenzioni tecnologiche di Leonardo : dalla vite aerea al mulino, alla ruota a pale, al ponte mobile o girevole, ai poliedri, passando per l’ornitottero (antenato dell’elicottero) e le macchine volanti. Un percorso improntato ai diversi aspetti della sua ricerca. La natura, che considerava come modello di perfezione cui ogni meccanismo artificialmente costruito doveva aspirare : che sia un marchingegno per volare, ispirato al volo degli uccelli, o per riprodurre i movimenti naturali dell’acqua e del paesaggio o addirittura i meccanismi della vita, che gli venivano dalle osservazioni anatomiche, zoologiche e botaniche. Nel giardino sono state piantate oltre 30 piante dell’epoca in onore appunto al Leonardo botanico. Altro elemento presente : l’acqua. Laghetti e ruscelli, cascate che insieme ad effetti di nebbia che vanno a “sfumare” la luce del sole e l’ombra degli alberi, ricreano l’atmosfera dei suoi dipinti. Il ponte a doppia arcata, costruito con le tecniche dell’epoca da 12 Compagnons Charpentiers du Devoirs, somiglia quello che si vede sullo sfondo de La Gioconda. Così come ci sono una decina di dettagli di quadri nascosti dai paesaggisti nel giardino.

Il lato frivolo del genio


A vedere il famoso scalone ad elica di Chambord, fatto di due scale a chiocciola rotanti nello stesso senso che non si incrociano mai, viene da sospettare che Leonardo da Vinci avesse oltre ad un grandissimo cervello, anche un bel po’ di humour. Come non immaginare le dichiarazioni d’amore o le liti domestico-reali in cui ci si litigava per finestra interposta senza potersi scambiare né baci né sberle ?
Probabilmente anche Francesco I aveva capito questo suo lato leggiadro. Ad Amboise, Leonardo si è occupato anche delle coreografie di feste e di balli, dai costumi agli “effetti speciali”, come li definisce François Saint Bris, proprietario del Clos Lucé. Noto il leone meccanico a grandezza naturale costruito per una festa ad Argentan : non solo era capace di muoversi ma quando veniva colpito sul fianco con una frusta lasciava cadere dal ventre una pioggia di gigli (il leone, nella riproduzione di Leonardo Boaretto si trova nella mostra “Leonardo e la Francia” nella Hall Eiffel del Clos Lucé, insieme a schizzi, disegni e altri riproduzioni della vena festaiola dell’artista). L’anno dopo, per il matrimonio di Lorenzo di Piero de’ Medici e Madeleine de la Tour d’Auvergne, celebrato insieme al battesimo del Delfino (il futuro Enrico II) fa costruire un arco del trionfo con una salamandra gigante e un delfino, gigli e fiori. Senza parlare del ballo del Clos Lucé, per la nascita del delfino : Leonardo mette in scena “La festa del Paradiso” (del poeta Bernardo Bellincioni) in cui fa stendere una tela blu di 120m x 60m con stelle e costellazioni e aveva fatto istallare 400 candelabri che dovevano accendersi simultaneamente per dissipare la notte.
Ed è proprio questo quello che affascina, nelle visite a questi luoghi leonardiani, scoprire l’uomo al di là dell’aura museale e cartolinesca che da sempre lo circonda.

Da vedere
“Léonard de Vinci, le projet oublié”
(Fino al 31/01/2011)
Musée de Sologne
Moulin du Chapitre, Quai Ile Marin
41200 Romorantin-Lanthenay
Tél. 02 54 95 33 66
www.museedesologne.com
Espace Automobile Matra
17, rue des Capucins
41200 Romorantin-Lanthenay
Tél. 02 54 94 55 58
www.museematra.com
“Léonard de Vinci et la France”
(Fino al 28/02/2011)
Chateau du Clos Lucé
2, rue du Clos Lucé
37400 Amboise
www.vinci-closluce.com
Da vedere anche la casa di Leonardo e il giardino
Castello di Amboise
Montée de l’Emir Abd el-Kader
37400 Amboise
www.chateau-amboise.com
Castello di Chambord
41250 Chambord
www.chambord.org

samedi 2 octobre 2010, par Patrizia Molteni