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Les Historiettes des Granges Rat-Fou

di Sylvan Luinati

Di cosa scrive un professore d’italiano quando diventa romanziere ? E soprattutto, l’aver studiato a fatto studiare la letteratura italiana incide sullo stile e sulle tematiche dei suoi scritti ?
Questo mi sono chiesta quando Sylvain Luinati – che conosco come professore, membro dell’esecutivo dell’APIRP – mi ha dato Les Historiettes des Granges Rat-Fou.
Intanto è un bel romanzo, avvincente, interessante, scritto bene. Non per niente ha ottenuto il Grand Prix Festilivres-Bourgogne prima ancora della sua uscita in libreria. _ E poi sì, si respira l’Italia, in alcune delle storie, nei personaggi e nella struttura stessa del libro : sei amici di vecchia data si trovano quasi rinchiusi nella casa di uno di questi, in un paesino sperduto nella Nièvre, e ogni sera a turno devono raccontare una storia. E’ così che aspettano le elezioni del nuovo presidente della repubblica, con il timore che il candidato dell’estrema destra sia eletto e progetti di lasciare il paese. Già la struttura, quindi, ricorda il Decameron di Boccaccio – o le Mille e una notte, il volume rubato protagonista del terzo capitolo (“Un vol chez la reine ?”). Il personaggio del Tirannello, nel V capitolo, ci riporta direttamente ai tempi di Cesare Borgia.
Le “Historiettes” invece sono un riferimento ad un autore del Seicento, Tallemant des Réaux, che nelle sue raccontava le biografie dei suo contemporanei, senza lesinare in acuti e impietosi commenti sulla società francese e sui suoi portagonisti. Una citazione, quella del titolo, che apre alla descrizione di un paesino della Francia profonda, in cui la lotta di classe (il “signore” vs i popolani) si tramanda di generazione in generazione, al di là persino delle conquiste sociali, e dove la diversità è guardata con sospetto.
I sei amici sono tutti gay, alcuni - come la transgender danese Frederikke - ostentatamente tali, con l’appariscenza di chi non teme lo sguardo degli altri. Già dai topi pazzi del titolo, questo coming out è chiaro : i topi sono animali dell’ombra, “simboli dell’emarginazione sociale”, spiega l’autore, “quando esce alla luce del sole diventa matto, come quei tanti buffoni del Re”, continua alludendo a personaggi come Laurent Ruquier (meglio non fare paragoni con l’Italia in questo caso, la lista di buffoni del re sarebbe troppo lunga anche se il nostro, di Re, al grido di “meglio guardare le ragazze che essere gay”, lascia libero campo ai topi partenopei, a nozze con i rifiuti !).
Le storielle dei sei amici raccontano storie dell’occupazione tedesca, di furti e sparizioni, di grandi regni e piccoli sudditi, di autori ed attori di film porno, con un filo conduttore : l’estrema bellezza di alcuni dei protagonisti. Una bellezza redentrice e specchio dell’anima in alcuni casi, con un “lieto” fine in cui il bello salva e viene salvato. In altre storielle la bellezza non serve a salvare l’eroe, come lo splendido adolescente del Tirannello che finisce piuttosto male, o l’altro “tiranno” del “Terrible aveu”, che soccombe alla vendetta del regista di film porno : figlio di genitori divorziati, abitante di una casa popolare della banlieue, allievo poco brillante, ebreo e già con tendenze omosessuali ai tempi delle medie aveva subito le torture, fisiche e morali della sua controparte, il primo della classe, scolastica e sociale che finisce negli “inferi” della tanto disprezzata banlieue. Come dire : se l’apparenza è lo specchio dell’anima, la bellezza redime solo se viene da dentro.
Una serie di storielle sulla diversità e sull’animo umano da leggere e rileggere : ci si trova sempre qualcosa di nuovo !

dimanche 2 janvier 2011, par Patrizia Molteni