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Lettera dei Patronati al Presidente Napolitano

Al signor Presidente della Repubblica
On. Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
Roma

Illustrissimo Signor Presidente,
ci permettiamo di interpellarLa per sottoporre alla Sua attenzione l’enorme danno che deriverebbe da quanto previsto dall’articolo 26 comma 10 della Legge di stabilità.
Quanto prospettato danneggia in maniera irreparabile l’attività di tutela svolta dai patronati, attività che Lei stesso ha dimostrato di apprezzare concedendo l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica all’evento di celebrazione del decennale della legge n.152/2001, che regola il nostro lavoro.
Cento anni di impegno solidale in Italia e all’estero rischiano di essere azzerati in un attimo. In particolare la norma risulta viziata da pesanti limiti di costituzionalità e rischia di portare al licenziamento di un numero di operatori di patronato che potrebbe aggirarsi attorno a 4000-5000 persone, oltre a precludere ai cittadini la possibilità di ottenere assistenza gratuita per far valere i propri diritti previdenziali e socio-assistenziali, nell’erogazione di tutte le prestazioni pensionistiche ed infortunistiche.
Non vi è dubbio, infatti, che questa norma, trattenendo i fondi al bilancio dello Stato, si traduce in un vero e proprio prelievo fiscale a carico dei lavoratori che hanno versato contributi.
Una quota di quest’ultima, infatti, non verrebbe più destinata alle specifiche finalità previdenziali ma, al pari delle entrate tributarie, a finanziare lo Stato nella sua generalità o, come in questo caso, dirottata per soggetti che nulla hanno a che fare con il sistema previdenziale.
Inoltre, dal confronto tra l’entità dei tagli proposti ed i livelli minimi di servizio, richiesti dalla legge, emerge la completa irragionevolezza della norma. Infatti, il taglio lineare del finanziamento non è possibile ad invarianza di attività offerte, a maggior ragione in presenza di una richiesta di ampiamento della copertura territoriale del servizio, parte di un processo di riforma avviato dalla legge n.228/2012 in discussione al Ministero del Lavoro. Né la copertura di tale attività può essere affidata a privati o richiesta a pagamento (sentenza Corte Costituzionale n. 42/2000).
La messa in discussione del ruolo e delle funzioni del patronato, attraverso la riduzione delle risorse, costituisce il cuore di tale sentenza, in cui la Corte ha già stabilito che un intervento simile viola l’articolo 38 della Costituzione.
Illuminanti, a tale riguardo, sono le riflessioni del professor Giuliano Amato, sulla legittimità dei tagli ai patronati nel suo parere “pro veritate”, consegnato al Governo Monti.
Il dispositivo, così come costruito, preclude l’accesso alle somme destinate ai patronati per il rimborso dell’attività già svolta dal 2011 in poi, violando così il principio di legittimo affidamento della legge.
L’ampiezza e le modalità dell’intervento finanziario sui patronati e, in particolare,
l’abbattimento di somme di pagamento di attività già effettuata negli anni precedenti, rendono inevitabile la fine del “sistema patronati” che, ricordiamo, ha assistito nell’ultimo anno 15 milioni di persone, per l’accesso ai diritti sociali.
Abbiamo supportato gli enti previdenziali ed il Ministero degli Interni nel processo di
riorganizzazione interna, - che ha avuto come architrave la digitalizzazione dell’accesso alle prestazioni - facilitando la canalizzazione delle domande e garantendo la coesione sociale in un momento di forte lacerazione, dovuto alla crisi economica.
Inoltre oggi il “sistema patronati” gestisce circa il 90% dell’invio delle istanze telematiche, in un Paese in cui il tasso di alfabetizzazione informatica è tra i più bassi nei Paesi occidentali.
Per i cittadini all’estero, poi, rappresentiamo un punto di riferimento nel rapporto con enti ed istituzioni italiani, impedendo che i nostri connazionali vengano lasciati soli, soprattutto oggi che i Consolati sono sottoposti a forti riduzioni di risorse e personale.
Ci preme segnalarLe che il sistema patronati con la sua azione, in questi anni, ha contribuito significativamente alla politica di razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse pubbliche, dal momento che – con l’ampliamento delle attività attribuite dal legislatore – ha permesso per lo Stato un risparmio annuo di oltre 657 milioni di euro, cioè di 564 milioni di euro per l’Inps, 63 milioni di euro per l’Inail e 30,7 milioni di euro per il Ministero degli Interni.
Questa norma avrà un forte impatto sulle finanze pubbliche - in quanto i suddetti risparmi non saranno più garantiti - e sui cittadini, in termini di capacità di accesso alle prestazioni. Emergerà quindi la necessità di rivolgersi ad intermediari a pagamento, dal momento che lo Stato non potrà più garantire la gratuità dell’assistenza e della tutela, che ha affidato da quasi 100 anni ai patronati.
Il rischio di gravare anche economicamente sulla parte più debole della popolazione, così provata dalla crisi, porterà alla creazione di uno Stato sociale per censo, in cui chi avrà le possibilità economiche per far valere i propri diritti si troverà in vantaggio rispetto a chi non le ha. Inevitabilmente assisteremo ad un acuirsi delle tensioni sociali per le quali Lei, più volte, ha dimostrato preoccupazione.
Noi – e con noi tutti coloro che non hanno un approccio ideologico su questo tema – sappiamo che in questi anni abbiamo svolto un ruolo fondamentale sotto molteplici punti di vista, in favore della qualità della vita sociale dei cittadini.
Siamo certi che Lei potrà valutare attentamente Le ragioni di costituzionalità e di merito che Le abbiamo illustrato.
Nel ringraziarLa per l’attenzione, Le inviamo i nostri più cordiali saluti, Il Presidente del Ce.Pa Il Presidente del Cipas Il Presidente del Copas
Fabrizio Benvignati Alfonso Luzzi Leonardo Maiolica

vendredi 24 octobre 2014