FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Home > Primo Piano > Agorà per l’Italia > Like democrazia?

Like democrazia?

Beppe Grillo ha cavalcato l’onda delle proteste, dai no-tav all’acqua bene comune, gli “indignados” dei noiantri che, al contrario di movimenti di questo tipo in altri paesi, si sono fatti recuperare dal marketing digitale. Ha fatto leva sul malcontento degli italiani verso un concetto di democrazia rappresentativa che non è più adeguato alla società in cui viviamo. Ma cos’è la democrazia partecipativa ed è veramente meglio?

Visto che siamo in tema di figure retoriche, a me l’espressione “democrazia partecipativa” sembra un pleonasmo: la democrazia o è partecipativa o non è democrazia. Cosa vuol dire partecipativa? Che il grande popolo della rete può “mipiacciare” le cose che i guru del movimento mettono sul sito di Beppe Grillo? Basta vedere come funziona il sito, costruito e gestito da Casaleggio & co. con un potentissimo filtro sui commenti che vengono pubblicati, per capire che questo tipo di partecipazione è “solo” per chi è d’accordo. E la chiamano democrazia?
E gli anziani? E tutti quelli che non hanno accesso per ignoranza o mancanza di mezzi alla rete? Quelli, "fuori dalle balle", come dice Lui? Che democrazia è quella che esclude intere fette della popolazione?
Non solo: ammesso e non concesso che sia risultato il primo partito alla camera (e non lo concedo perché contando i voti degli italiani all’estero, il primo partito è il PD e se non li vogliamo contare – ma a questo punto che ci tolgano il voto – la coalizione PD-SEL è comunque la prima), ma, siamo buoni, concediamolo, facciamo che sia il primo partito alla Camera: il 25% non gli dà il diritto di considerarsi l’unto del signore e l’unico eletto da TUTTI gli italiani. Il patetico appello a “tutti” i cittadini subito dopo le elezioni di andare nei palazzi del governo perché adesso "ghe pensa Grillo" a far sì che quella sia la casa degli italiani, mi sembra una trovata marketing spettacolare quanto la proposta di Berlusconi di restituire l’IMU. Vanno tutti a Montecitorio il giorno delle porte aperte (tutti si fa per dire, ci andranno i romani) e cosa concludono? Pensa di fare le riunioni del parlamento in streaming con gli italiani che premono su mi piace o non mi piace? Come i gladiatori al Colosseo? Ve lo immaginate? E sarebbe questa la democrazia partecipativa?
Da quando sono stati eletti, i parlamentari a cinque stelle sanno dire solo no. Bersani ha provato loro con le elezioni di Laura Boldrini e Pietro Grasso alla presidenza di Camera e Senato e che i grillini potevano anche votare compatti e testardamente solo per i loro candidati ma che se tutti gli altri votavano scheda bianca come hanno fatto per due giorni, non andavano da nessuna parte. Riconosco loro il merito di aver fatto emergere ed eleggere due persone di alto profilo al posto delle solite facce della vecchia politica. In questo caso, perché per le elezioni del presidente della Repubblica la loro testardaggine ha portato alla rielezione di Giorgio Napolitano.
Ma questo dissenso programmatico non mi pare teso a far cambiare le cose. Grillo l’ha anche detto: andiamo al voto e avremo 100%! Al di là della sparata del 100% che è la percentuale della dittatura e non della democrazia, le elezioni costano 389 milioni di euro. E’ il caso di farne due nello stesso anno in un paese in cui la gente si suicida perché non riesce a vivere con 500 euro al mese?

La casta

Dal 2007, cioè dalla pubblicazione del libro La Casta – Così i politici italiani sono diventati intoccabili di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (che citavano una frase di Veltroni), la ”casta” è divenuto sinonimo prima di politici che godono di privilegi ingiustificati e che lavorano esclusivamente per mantenerli, poi di politici tout court.
Grillo ha portato all’estremo questa teoria e, con la semplificazione tipica del comico, distingue tra "noi" (tutti quelli del movimento) che sono gente onesta e "loro" (tutti gli eletti senza distinzione) che sono la casta che deve andare a casa. Dimenticando che nel movimento non ci sono solo persone per bene (la base del movimento include fascisti, leghisti, berlusconiani e persino gente che, come la neo presidente del gruppo 5 Stelle alla Camera Lombardi, scrive cose piuttosto razziste nel suo blog). Come se la corruzione fosse indissociabile dalla funzione di parlamentare o di eletto. E ora che sono eletti i "suoi" come la mette? Grillo non è candidato, ufficialmente perché non ha la fedina penale pulita (è stato condannato a 14 mesi nel 1981 per un incidente alla guida del suo fuoristrada in cui persero la vita 3 persone). In realtà vuole mantenere il suo statuto di outsider puro e duro, riservandosi di scomunicare quelli che non rispetteranno il suo "codice". Per la proprietà transitiva (se A=Onesto, B+A=Onesti, dove B sono i parlamentari grillini), se lui rimane fuori dalla mischia anche gli eletti a 5 stelle sono onesti. Comodo restare fuori dalla mischia quando si guadagnano 5 milioni di euro all’anno mentre gli eletti – molti precari o disoccupati – si rimboccano le maniche, ma funziona.

Democrazia caviale
Tra i confusi punti programmatici del comico non-candidato di un un non-partito vorrei citare un solo esempio: il rimborso ai partiti. Ha ragione che è eccessivo e che tesorieri come Luigi Lusi (Margherita) o Francesco Belsito (Lega Nord) dimostrano che ci sono stati abusi. Ma se togliamo i rimborsi chi può fare campagna (che, ricordo, dovrebbe essere quella in cui si parla di contenuti)? Solo i miliardari come Grillo o Berlusconi? O solo quelli che hanno a disposizione gli esperti di marketing digitale del calibro di Casaleggio? (Che non credo lavori gratis checché ne dica Grillo!). Abbiamo già visto i risultati all’estero con Pallaro, leader delle Associazioni italiane in Sud America, eletto nel 2006, che votava le leggi non perché ne capisse qualcosa ma per chi lo pagava di più! O con Nicola Di Girolamo (PdL) eletto in Germania con i voti della ’ndrangheta e arrestato nel 2010 per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illeciti, e per violazione della legge elettorale con l’aggravante mafiosa (cf M.C. Prodi, “Trasparenza e voto all’estero”, Focus in n° 17).
Idem sugli stipendi dei parlamentari: è vero che prendono troppo, ma ridurli a 5000 euro al mese, cioè al massimo 3000 netti, con gente che non ha tutta la casa a Roma (per fortuna ci sono anche i fuorisede)? Lo stipendio di un quadro medio basso a Parigi. Significa anche qui che la politica è un hobby per chi non ha bisogno dello stipendio a fine mese. Come giustamente diceva Giovanni Floris, giornalista, conduttore di uno dei talk show “vietati” da Grillo (“Ballarò” che ha valso la scomunica a Federica Salsi, altra consigliera regionale dell’Emilia Romagna), non è perché pensiamo che Scilipoti1 sia pagato troppo (anzi che dovrebbe pagare lui noi per stare al governo) che dobbiamo abbassare lo stipendio a tutti, dovremmo piuttosto alzare il livello dei nostri politici.
Invece di lottare contro la casta - che non è la maggioranza dei politici - togliamo di mezzo i partiti? Eppure sarà forse una delle prime riforme di questo governissimo. A quando la soppressione delle elezioni?

Gaia, il futuro della politica

Una risposta raccapricciante ci viene da un video prodotto da Gianroberto Casaleggio: “Gaia il futuro della politica”. Da esempi tratti dai “grandi” poteri del passato capaci di sfruttare le nuove tecniche di comunicazione (dall’impero Romano, che usava le strade, a Hitler, con i film e Mussolini con la radio, passando per Savonarola che distribuiva a tutti i fiorentini le sue “lettere aperte” fino a Obama e Chavez, senza distinzione) lancia una profezia: nel 2018 il mondo sarà diviso in due blocchi, quello occidentale con il web libero e quello orientale con la rete controllata dai governi (Russia, Cina, e una parte dell’Asia); nel 2020 scoppierà una terza guerra mondiale, che distruggerà i monumenti simbolo del potere (la piramidi, il Colosseo, San Pietro...) e buona parte del pianeta (profezia precisa: il mare si innalzerà di 12 metri!): rimarranno un miliardo di persone; nel 2046 tutti avranno un’identità su un nuovo social network creato da Google, che farà vece di passaporto; infine, nel 2054, nascerà Gaia, un nuovo governo mondiale dove "Ogni essere umano può diventare presidente e controllare il governo attraverso la Rete. In Gaia i partiti, la politica, le ideologie e le religioni scompaiono". L’ipotesi di Gaia, ispirata alle tesi dello scienziato britannico James Loverlock, profetizza un pianeta in cui tutti gli elementi si mantengano in perfetta condizione grazie al comportamento di tutti, da cui il nome Gaia (o Gea nella mitologia greca), la dea primordiale della Terra. Un pianeta in cui ognuno sarà Dio, senza religioni o ideologie (che equivale a dire con una sola), ognuno potrà controllare il presidente e dove esisterà solo chi è in rete.
Casaleggio e Grillo probabilmente non vedranno questo cambiamento epocale (a meno che non diventino centenari), io nemmeno, ma quelli al di sotto dei 35 anni potrebbero arrivarci, quelli che hanno votato per la prima volta subendo la rivoluzione televisiva di Berlusconi e finiranno in pensione vittime di Gaia. Non c’è che dire: un gran futuro per la democrazia!

1 Parlamentare italiano (Italia dei Valori) che è passato al PdL e ha dato la fiducia al governo Berlusconi, sicuramente dietro compenso, creando il gruppo del “Responsabili”. Si dice scilipotismo il cambiare bandiera a seconda di chi offre di più.

giovedì 4 luglio 2013, di Patrizia Molteni