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Lo spettacolo deve continuare … Ma come?


Il 24 dicembre scorso, Attilio Maggiulli, direttore della Comédie italienne di Parigi, è andato su tutti i giornali per aver cercato di sfondare i cancelli dell’Eliseo con la sua macchina, si è parlato di un attacco kamikaze perché ha bruciato un arlecchino (questo invece è successo la sera prima), di attacco alla persona del Presidente della Repubblica. Attilio è stato ricoverato nell’ospedale psichiatrico di Sant’Anne, poi rilasciato sotto sorveglianza medica e giuridica. Non si sa ancora che piega prenderà l’iter giuridico del suo atto. Al di là dei giudizi di valore di un gesto comunque condannabile, cosa ha spinto Maggiulli a fare una cosa del genere? Un gesto di un attimo, come in un momento di rabbia o di disperazione chiunque può dare una testata contro un muro, provocato da un drastico taglio alle sovvenzioni del teatro che da 40 anni cerca di dirigere da solo, facendo poche concessioni ai principi che devono reggere un’impresa culturale di questo tipo. I meccanismi di sopravvivenza di un teatro di quelle dimensioni (ce ne sono 350 solo in regione parigina) ce li spiega Gianni Corvi, autore e regista teatrale, direttore di un teatro a Creteil: altro che tute antiradiazione e maschere antigas, ci vogliono passione (devozione?), creatività e progetti, anche europei (come ci spiega Luciano Travaglino direttore del Théâtre de la Girandole). E persino così è difficile sopravvivere. Delle possibili soluzioni ci parla anche lo stesso Travaglino: aumentare il budget delle sovvenzioni oppure ridistribuirle diversamente. Cita il caso Bartabas, che dopo aver distrutto un ufficio della DRAC (l’organismo che eroga le sovvenzioni) è riuscito ad ottenere la sovvenzione richiesta, eppure un circo equestre come il suo, con l’accademia situata direttamente al castello di Versailles, solo con la biglietteria (che si conta in decine se non centinaia di entrate) dovrebbe riuscire a vivere degnamente. Il Ministero della cultura e della comunicazione spende un po’ più di 3.800.000 euro per sostenere i teatri privati ma Tele Z (bollettino di programmi della televisione, farcito di pubblicità) ne prende quasi altrettanti (3.710.000). Le sovvenzioni alle testate giornalistiche sono importanti perché promuovono la libertà di stampa, ma di quanta libertà ha bisogno un programma televisivo? Non sarebbero spesi meglio per sostenere altri progetti culturali?
Magari ripensare alla distribuzione di queste sovvenzioni potrebbe aiutare buona parte di questi teatri, se non tutti. I teatri, come tutti gli altri luoghi di cultura, dalla galleria d’arte al cinema, non sono imprese redditizie, non sono concepiti per fare commercio di idee e talenti ma producono - questo sì – benessere intellettuale, educazione, riflessione, arricchimento spirituale … e anche divertimento che in questi periodi morosi male non fa. Spesso svolgono un’azione fondamentale presso le categorie sociali meno fortunate - i giovani, gli anziani - e nel territorio in cui si muovono. Denunciano e sensibilizzano su temi “caldi” come la mafia (cf. l’articolo di Sacconi sula residenza di Libera Francia ai Déchargeurs), l’immigrazione clandestina e i morti della speranza (cf. la Trilogia Lampedusa di Lina Prosa). Trasmettono cultura, memoria e valori, unica arma contro la controcultura dell’individualismo, dei soldi, del potere e dell’insulto che dilaga oggi.
Come vedrete in questo numero la scelta che abbiamo fatto è lungi dall’essere esauriente ma rappresentativa del problema evidente della sopravvivenza della cultura non-istituzionale.

Dossier a cura di Patrizia Molteni, Gianni Corvi, Stefano Duranti Poccetti, Giacomo Saccone, Rossana Alkham.

Sommario :

"Attilio Maggiulli, une pantalonade ?" de Gianni Corvi
"Entretien avec Attilio Maggiulli" de Gianni Corvi
"Cosa di meglio che il teatro? La residenza di Libera Francia ai Déchargeurs" di Giacomo Saccone
"Una girandola girovaga: la Girandole di Montreuil" di P. Molteni
"Attività uniche in un luogo magico: Au petit Théâtre du Bonheur"di Stefano Duranti Poccetti

martedì 18 febbraio 2014, di Patrizia Molteni