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Lorenzin : una merte fertile ... e una vita esemplare

Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, riesce da qualche settimana a far convergere sulla sua persona, e soprattutto sulla sua azione, i sarcasmi, lo stupore o l’indignazione (e spesso tutti e tre alla volta) di una gran parte del paese, quella che ancora ha lasciato acceso il cervello, anche alle ore dell’access prime time. Bisogna dire che ci mette del suo.
Rapido riassunto della situazione : il Ministero lancia una campagna sul tema « Fertility Day ». Già in questa scelta anglofila, c’è un messaggio : anche se sosteniamo delle idee che rimontano al milleottocento, siamo gente moderna, cavolo guardate : parliamo inglese ! Chiaro che se lo avessero chiamato « Giornata della Fertilità » sarebbe stato ancora più chelou, come dicono i giovani. Quanto al fatto che un Ministero della Repubblica Italiana adotti l’inglese come lingua di comunicazione… mi asterrò dal far commenti, lasciandovi immaginare solamente il casino che susciterebbe in Francia un’iniziativa del genere.
Vabbè (anzi : let’s go), andiamo per il Fertility Day. Di cosa si tratta : il messaggio di fondo che si vuol far passare non è poi tanto absconso e, più o meno, si può riassumere così : “Donne ! Qua non si fanno più bambini ! Il vostro ruolo sociale è sin dalla notte dei tempi quello di procreare. Allora, state un po’ attente alle sciocchezze che fate e che potrebbero danneggiare quello che avete di più prezioso in voi : l’utero e le ovaie !
Perché diavolo (se oso dirlo…) il buon dio vi ha create ? Ma per essere fertili, feconde, ubertose, santa madonna ! Allora state cagate, uscite poco e fate dei bidet”.
Com’è normale, levata di scudi dei cervelli ancora accesi nelle tenebre politico-socio-culturali che ci avvolgono in questi anni. Da parte del Ministero : marcia indietro più o meno impacciata, vergognoso scaricabarile, « non ci siamo capiti », e via andare.
Solo che… errare è umano, perseverare diabolico, per restare in termini comprensibili anche dalla signora Lorenzin. Il cui Ministero ci tira fuori imperterrito un opuscoletto che sulle prime si potrebbe credere che fosse una bufala, un detournement, un numero postumo del purtroppo scomparso « Il Male ». L’avrete visto tutti : « Le buone abitudini da promuovere » con quattro facce da decerebrati uscite da una sitcom televisiva californiana in alto, al di sopra, come in paradiso, e « i cattivi “compagni“ da abbandonare », di sotto, in basso, come in inferno, dove i “compagni“ si fanno delle canne, sono cappelloni e frequentano dei negri, come in uno spot di Donald Trump.
Una roba che bisogna rimontare ai tempi di Almirante e di Fanfani, per crederci.
Eppure… incredibile ma vero ! Cicciobello non la caccia mica via a calci in culo, la Lorenzin ! No, no… la colpa non è mica sua, senz’altro non ha il tempo di passare al Ministero per buttare un occhio sulle stronzate che vengono pubblicate col suo marchio. Povera stella, fra una messa, un rosario e una Via Crucis, le giornate sono corte, specialmente a Roma. No, la colpa è dei cattivi comunicanti e chi li abbia scelti, non si sa. Beatrice era al catechismo.
Si sono visti dei Ministri farsi sbatter fuori da un giorno all’altro per molto meno. Ma non lei. Renzi non ha più nessuno sottomano che faccia il legame col suo amico Silvio, con le falangi dell’Opus Dei e con la Santa Vergine. Allora, teniamoci la Lorenzin e le figure di merda che ci fa fare nel mondo intero.
Anche perché i suoi deliri rappresentano una scuola di pensiero che ha tendenza a (ri)divenire dominante, tra l’inattenzione generale. Questo è il problema ed è ben più grave dei deliri personali della nostra Christine Boutin italica.
Quello che mi fa veramente paura, perché è molto più subdolo delle caricature dei “compagni“ capelloni che si drogano con gli extracomunitari, alle quali possono ancora credere solo la Lorenzin, le sue amiche di canasta e gli elettori di Salvini, è questa storia della “fertilità“. Un ritornello che non solo rimanda le donne ad un ruolo pre-sessantottesco, non solo ignora allegramente (si fa per dire…) le difficoltà economiche e sociali (o le convinzioni personali) che possono far scegliere a una coppia di non procreare, ma ci riporta ai tempi del popolo di eroi, di navigatori e santi che doveva riprodursi, per riempire l’impero di coloni. Conosciamo tutti il seguito : decine di milioni di affamati costretti a emigrare per poter sopravvivere.
Purtroppo, anche in Francia lo Stato prova una certa fierezza a intonare questo ritornello e a sbandierare il tasso di fecondità più alto d’Europa. Sotto il pretesto (naturalmente avanzato anche in Italia) che bisogna far dei figli per poter assicurare la bilancia della previdenza sociale, per pagare le pensioni di quei milioni di vecchi coglioni che non si decidono più a morire, dopo aver spudoratamente approfittato del « welfare state ».
Questa pseudo-spiegazione finge d’ignorare il tasso endemico di disoccupazione che affligge i nostri paesi, l’ineluttabilità dei flussi migratori e le ciniche scelte in questo campo del capitalismo detto avanzato. Senza parlare del problema della sovrappopolazione del pianeta e del bilancio energetico catastrofico di ogni nuovo rampollo che nasca in Europa occidentale.
Ignara di tutto questo, in questo idillico quadretto, Beatrice Lorenzin gioca alla perfezione il ruolo dell’utile idiota al servizio del cicciobellismo, malattia senile del berlusconismo, e la sua mente fertile ci rimanda a quei tempi oscuri in cui le donne d’Italia procreavano al ritmo metronomico scandito dai parroci di villaggio, quando non morivano di parto sul bordo di un’aia o di aborto nel sottoscala di una mammana*.

* Caro lettore, se sei (anche relativamente) giovane potresti avere la fortuna di non conoscere questo termine. Ho dunque il piacere di spiegarti che, all’epoca beata in cui la fertility italiana era molto elevata, non essendoci ancora leggi che permettessero l’interruzione volontaria di gravidanza, né la diffusione della contraccezione, gli aborti erano spesso realizzati da delle donne, specie di fattucchiere o di praticone, che lo eseguivano spesso con un ferro da calza, quando l’overdose d’infuso di prezzemolo (o i calci nel ventre di un marito premuroso) non avevano funzionato. Queste donne erano chiamate « mammane ».
La prossima volta che ti domanderai se in fondo la Lorenzin non ha qualche ragione, pensa alle mammane, e alle loro vittime.

.... E UNA VITA ESEMPLARE

Per cominciare, una rapida nota biografica s’impone, ad uso di quelli come me che, in Francia da troppo tempo, non avevano avuto modo di prestare attenzione all’irresistibile ascesa della nostra impavida Ministra.
Beatrice Lorenzin è molto vecchia, le sue origini si perdono nei secoli bui. Molti indizi fanno pensare che sia nata sotto il Regno dei Savoia e che sia cresciuta durante il Ventennio maledetto, probabilmente con un passaggio obbligato attraverso nobili istituzioni quali le Figlie della Lupa e le Giovani Italiane, che sembrano averle inculcato i miti e le referenze che guidano ancor oggi la sua azione politica : Dio, casa, famiglia, patria. Lavoro, non troppo.
Ne riparleremo tra poco.
Nel dopoguerra la Nostra sembra essere rimasta in ibernazione, cullata dal dolce canto della balena democristiana, soprattutto durante quegli anni spaventosi che hanno visto sorgere idee sataniche, come l’uguaglianza dei sessi, la liberazione della donna o il femminismo. Passata la tempesta, Beatrice, avendo udito gli augelli di Canale 5 far festa, tenta la via degli studi, ma l’università sembra essere al di là delle sue forze e non riesce ad ottenere neanche uno straccio di laurea, un po’ come Salvini, che è già une bella referenza…. Allora cosa decide ? Ebbè, di far della politica, no ? Proprio come l’altro. Tanto più che in quegli anni di ripresa dei sacri valori, il Destino ha dato al paese un nuovo Uomo Provvidenziale, Silvio Berlusconi, che recluta volontari per la sua impresa di conquista del potere e non richiede titoli di studio, né una particolare attitudine a qualsivoglia lavoro : basta avere un bel sorriso e non fare troppe domande.
La Lorenzin diventa così prima responsabile regionale del movimento giovanile di Forza Italia, poi consigliere comunale a Roma, e infine nel 2008 deputata del Popolo delle Libertà (ah, ah, ah !).
Nel 2013, poiché Storace non vuole lasciarle il posto di presidente della regione Lazio, Enrico Letta, che deve spartire equamente i pani e i pesci tra i vari affamati di potere della Grande Coalizione, la promuove Ministro della Salute. Perché la Salute, direte voi ? Boh ! Beatrice, vi ricordo, non ha nessuna laurea, non ha mai lavorato nel settore della sanità, sembra che non sappia neanche fare le punture ! Non fa niente, è il metodo Forza Italia. Alla nostra salute !
Ma il miracolo della sua ascensione prende tutta la sua ampiezza in febbraio 2014, quando Matteo Renzi la mantiene nelle sue funzioni ministeriali in seno al suo nuovo (ah, ah ah !) governo.
Come, direte voi, una berlusconiana di provata fede nel governo Renzi ? Embè, e allora ? Tanto per cominciare, Cicciobello fa quello che vuole. Poi, Beatrice rappresenta benissimo, come dicevamo, quella parte del mondo cattolico che è nata (mentalmente) sotto i Savoia, è diventata grande tra Figlie della Lupa e Giovani Italiane, poi si è installata al potere con la balena democristiana.
Quando quest’ultima si è arenata sulla spiaggia dell’operazione Mani Pulite, San Silvio e San Matteo sono venuti a trarre in salvo tutti questi bravi cattolici che erano rinchiusi nel suo ventre putrido.
Quella parte del mondo cattolico che, come lei, è contraria al matrimonio fra coppie dello stesso sesso, alla possibilità di adottare dei figli per gli omosessuali, ma anche (alla rinfusa) alla legalizzazione delle droghe leggere, alla fecondazione assistita, all’introduzione dei libri elettronici nella scuola e alla lettura del Vangelo in braille (per via dei toccamenti…).
Come vedete, una vita esemplare e un monito per la nazione : indietro tutta !

samedi 29 octobre 2016, par Franco Lombardi