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Luca Bassanese, cantastorie reloaded

Lo incontro da Marcovaldo con Giovanni Semeraro, dei Telamuré: è a Parigi per registrare insieme a loro “La ballata del migrante” che farà parte del prossimo album, “L’amore (è) sostenibile” in preparazione per inizio 2014, prodotto da Stefano Florio per Buenaonda. Ha scelto Parigi, “crocevia delle culture e della Rivoluzione” e musicisti migranti come i Telamuré - che ha conosciuto tramite la sorella di Giovanni e Francesco, tra le organizzatrici di un concerto Arci e CGIL a Barletta (un mondo piccolissimo) - e con cui si è subito trovato sull’impegno sociale e musicale.

Luca è un cantastorie a tutto tondo, non riesce a parlare senza recitare una poesia, cantare qualche strofa di una canzone, senza occupare metaforicamente con i suoi gesti e la sua energia positiva tutto lo spazio che lo circonda pur essendo tutt’altro che egocentrico.
Anzi, il suo pensiero è rivolto piuttosto agli altri, al mondo intero. Molte delle sue canzoni sono diventate gli inni di battaglie della società civile, condotte da quelli che si chiamavano “movimenti” prima che fossero fagocitati dal Movimento grillino. Sua “L’acqua in bottiglia” usata per la campagna referendaria per l’acqua bene comune, sua “Salta per l’indignazione”, che il magistrato De Magistris ha scelto come colonna sonora della sua campagna a sindaco di Napoli, sua la “Leggenda del Pesce Petrolio”, scritta per l’Associazione Sea Shepherd in favore della salvaguardia delle specie marine in estinzione, suo il brano “Qui si fa l’Italia o si muore”, prima traccia dell’album “La Rivoluzione”, che viene proiettato da Rai Uno nello speciale sulla Costituzione e sull’impegno civile nell’arte e nella musica d’autore (serata indimenticabile con Benigni, Battiato, Venditti…). Nel 2006 dà un concerto in sostegno alla carovana antimafia Cinemovel, che i lettori di Focus in conoscono bene. Libera anche lo conosce e lo apprezza: il 10 dicembre gli verrà conferito il Premio Nazionale per l’impegno Civile “Marcello Torre”.
Con "Un nuovo mondo è possibile!" per la regia di Stefano Florio, porta in scena assieme a Domenico Finiguerra (Sindaco di Cassinetta di Lugagnano) uno spettacolo teatrale che sostiene lo stop al consumo di territorio mentre l’ultimo “grande” spettacolo (e tour) si intitola nientemeno che “Energia positiva… per l’acqua, per la terra, per la dignità dei popoli”.
Nella sua ricca discografia nonostante l’età, tocca tutti i temi più importanti della società odierna. “La canzone del Laureato” per esempio descrive la situazione di ragazzi che studiano anni per ritrovarsi – se va bene – a lavorare in un call center, “La ballata del migrante” appena registrata con i Telamuré, ne è un seguito logico, la “fuga dei cervelli”, che attacca: “Italia dolce Italia/ti ho cercata, ti ho baciata/ma ora ti saluto/mia bella addormentata”. Una bella addormentata in attesa di un principe che la risvegli dalla sua lunga immobilità, insomma. Non c’è resa o rifiuto della patria, anzi, l’idea è magari quella di tornare e trovare “lu mare” (cioè il patrimonio naturale, la tradizione).
Sì perché Bassanese ricorda per molti versi i cantautori di una volta (De André, Ivan Della Mea, Gualtiero Bertelli, Guccini) ma non vuole entrare né nel folk combat (musica legata a lotte di partito, mi spiega cortesemente) né nella protesta o nella rabbia fine a se stesse. Le sue sono proposte assolutamente non violente, ecco perché, proprio per la Canzone del Laureato (dall’album “C’è un mondo che si muove!”) ha portato in scena il coro delle Mondine di Bentivoglio (che rispetto a quelle di Novi sono rimaste più “pure”), “delle giovani resistenti di 80 anni che cercano di infondere coraggio ai nipoti che vedono impotenti, in preda ad una paura che taglia le ali”, dice.
“Il mio interlocutore è il bambino di 5-6 anni … o la nonna”, continua: la nonna col tempo si è scrollata di dosso tutti i condizionamenti ed è tornata libera di pensare; il bambino non è ancora stato “tradito” dalle convenzioni, dalle aspettative, come il ragazzino di “Santo Subito”, inno alla libertà dai ritmi klezmer e balcanici, che i genitori, la ragazza, il prete … tutti vogliono “santo” mentre lui “(sta) bene col (suo) cuore”, “senza trucchi”. Anche nel brano “Il futuro del mondo”, la realtà è vista attraverso gli occhi del bambino, il giovane uomo del futuro, che parte alla ricerca dell’essenziale, dopo essersi scrollato di dosso tutte le ideologie. Una sorta di girotondo (“Gira gira/non ti fermare/ no, non smettere di sognare/se casca il mondo/ non ti spostare/il futuro del mondo è nelle tue mani”) dove è proprio il viaggio, l’incontro con altri popoli ed altre culture, la capacità di sognare - che in sé è già una rivoluzione -, che fa scoprire l’impegno civile, la militanza, l’indignazione.
Il manifesto del suo “pensiero” è racchiuso nell’album “C’è un mondo che si muove” in cui cita tutte queste idee (il sogno, l’acqua, i beni comuni, la verità, la tolleranza) e ancor di più: c’è un mondo che si muove nel “sorriso di un prete che ha scelto il vangelo” (ovvio riferimento a Don Gallo, prete di strada e partigiano), “nel senso di giustizia”, nel senso del dovere di un dottore, nel dovere di verità di un giornalista, in ogni donna che si indigna davanti alla mercificazione... Dove va questo mondo in movimento? Verso un futuro migliore, ma soprattutto ci va insieme, perchè la “vera forza è la partecipazione” (“Salta per l’indignazione”).
Il sogno di Luca è una politica poetica (una poetica della politica?), ridare cioè alla politica il suo vero significato. “Abbiamo svuotato le parole del loro contenuto originale e se scrivi “bellezza” sulla ricerca a immagini di google, vengono fuori tette e culi, per mia nonna “bellezza” aveva un altro significato quando mi stringeva a sè”, dice, “invece le parole sono fondamentali, bisognerebbe ritornare alla parola politica, quella vera”. Ecco perché partecipa volentieri a iniziative come Clown & Clown Festival, dove, attraverso la risata, gli abbracci, i colori, le luci fanno dei “presidi slow-food per l’anima” o al Carnevale di Viareggio, o ancora all’Aquila con gli artisti aquilani, “che continuano a portare la meraviglia e lo stupore in posti dove normalmente non ci sono più: in certi luoghi ci si parla addosso, qui no, si fa cultura, l’unica rivoluzione è questa: l’elevazione dell’anima e dello spirito” spiega Luca.
Mi rendo conto che sono arrivata a 6134 battute (sulle 4500 che mi ero auto-autorizzata) e non ho ancora parlato dei libri, né, ancor più grave della musica, visto che in questa rubrica dovrebbe essere la priorità.
Due parole sui libri allora. Tre al suo attivo: Oggi ho imparato a volare, omaggio alla canzone di Eugenio Finardi che è anche l’autore della prefazione, una serie di testi dedicati “ad ogni creatura ferita nel tentativo di volo” ed in particolare ai bambini vittime di tratta minorile e di prostituzione; Racconti di un visionario che ha per sottotitolo (e questo basti) “Quando piove tutti cercano un riparo tranne gli alberi che hanno altro a cui pensare; e Soltanto per amore, poesie, lettere e momenti di vita che vanno dritto al cuore e alla mente.
I testi di Bassanese sono come le sue canzoni (l’ho presa larga ma ci arrivo alla musica): ritmi serrati, slanci lirici, poetici e quotidiani al tempo stesso. E se è vero che le parole per lui vengono prima della musica, quest’ultima è uno strumento fondamentale, come nei Cantacronache anni ‘60 di Calvino e Rodari. A maggior ragione la musica popolare. La sua matrice musicale multietnica l’ha portato alla collaborazione con vari artisti di culture diverse tra cui la prestigiosa Original Kocani Orkestar di Macedonia, il cantante berbero Bachir Charaf definito “La voce del deserto” ed il giovane cantautore senegalese Abdul Aziz Wade, fino alla recentissima collaborazione con i Telamuré che hanno arricchito di pizziche del sud la “ballata del migrante” ed infine e - non ultima - la sua Piccola Orchestra Popolare formata da musicisti di varia provenienza che lo accompagna da anni.
“La contaminazione dà ricchezza”, dice e in effetti se da una parte si sente l’influenza dei grandi cantautori italiani, l’interpretazione in chiave etnica e popolare fa tutto un altro effetto.
A tutto questo e alla regia di tour e spettacoli persona fondamentale è Stefano Florio, coautore, produttore, musicista e compositore impegnato nella promozione di nuovi talenti che nessuno ormai produce più.
Un’unica conclusione: se vi siete appena persi il concerto al Cabaret Sauvage per il Bar rital dei Télamuré, in gennaio Luca sarà di nuovo a Parigi per la promozione del single con Antonio Cornacchione un tributo all’ “Ho visto un Re” di Jannacci e Dario Fo, e ancora speriamo in primavera per l’uscita dell’album “L’amore (è) sostenibile”.

venerdì 6 dicembre 2013, di Patrizia Molteni