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Marcello Lippi, l’intelligenza del calcio

Incurante degli sguardi increduli della gente non ho mai tentato di nascondere che, nonostante un fiero patriottismo da emigrante italiano, il calcio non abbia mai suscitato in me una profonda passione. Più facile a scriversi che a dirsi questo handicap mi è spesso valso il velato disprezzo di coetanei e conterranei, ma anche l’approvazione di pensatori alternativi e radianti signorine. Le piccole battaglie per la difesa della mia idea che ai massimi livelli di espressione questo sport abbia oltrepassato certi confini di concretezza, moralità e decenza non hanno portato grandi frutti ; tale è l’importanza mediatica, la diffusione e il profondo attecchimento culturale del calcio al giorno d’oggi.
Pur senza situarsi in cima alla lista delle mie preoccupazioni la questione mi tange e per smentirmi con dignità, perché in ogni dibattito che si rispetti le campane a suonare devono essere almeno due, ho accettato di buon grado l’invito ad assistere a un intervento di tale Marcello Lippi, allenatore della nazionale italiana di calcio e campione del mondo in carica, all’Espace Landowski di Boulogne-Billancourt.
Il tema dell’incontro, organizzato dalla società Dante Alighieri di Parigi, con la collaborazione di numerose entità italiane tra cui il consolato di Parigi e l’istituto di credito Monte dei Paschi, stuzzicava già dal titolo : “La filosofia di un’Italia vincente”.
Il luogo perfettamente attrezzato, i volti distesi degli ospiti, l’eleganza raffinata di un ristretto pubblico e finalmente lo vedo laggiù con gli occhiali dalla montatura fine, il movimento ondulato dei capelli ormai bianchissimi, le larghe spalle e uno sguardo profondo, quasi severo. Si fa largo firmando ancora qualche autografo fino a prendere posto sul palco. L’abito blu scuro, la cravatta e la disinvoltura con cui veste gli danno un tocco di timida perfezione.
Sessantun anni, una grande passione per il mare, l’amore incondizionato per la città natale, quella Viareggio che non manca occasione di lodare, diversi scudetti, una Coppa dei Campioni e una Coppa del Mondo, la croce di Merito della Repubblica italiana e un altro contratto milionario per guidare la Nazionale ai mondiali 2010.
Cifre alla mano Lippi Marcello è un uomo fortunato, che ha fatto di una passione un sogno realizzato e poi la ragione stessa della propria vita su questa terra. Mentre i microfoni si aprono e il console Maestripieri introduce gli ospiti e i giornalisti attendo avidamente il momento in cui lo ascolterò parlare.
È una storia che comincia da lontano la sua, una carriera da calciatore di buon livello, senza eccessi né gloria ma corretto e professionale, poi il salto dietro la panchina, in club minori, tra i giovanissimi prima e nelle serie C e B del campionato italiano poi. Infine le grandi svolte e le scommesse vinte : la panchina di un Napoli senza speranze che Lippi riesce a portare in Coppa Uefa e la chiamata di Moggi per prendere la guida di una Juventus allo sfascio, che non vince da troppi anni con una rosa ormai priva di stelle e senza più frecce nel proprio arco.
Marcello LippiMarcello Lippi ci crede, costruisce un gruppo, ogni squadra una nuova avventura ma le idee sono quelle di sempre : principi solidi, basilari, talmente semplici che stupisce non ci abbiano pensato anche tutti gli altri. È con precisione esaustiva che il CT svela i suoi segreti alla trepidante platea parigina : scegliere i buoni elementi, i giocatori più forti per carattere, altruismo, spirito di sacrificio e professionalità. Sapere far coincidere gli intenti e dimostrare a tutti che il ruolo di ognuno è fondamentale. Far crescere l’autostima e la sicurezza del gruppo, alimentare le fiamme della voglia di vincere senza che la presunzione sovrasti la lucidità della squadra. Marcello Lippi non coltiva fenomeni, coagula uomini. Vince lo scudetto, la Coppa dei Campioni, poi litiga, lascia, ci prova con l’Inter senza successo e torna alla Juve, fino al 2003, altro bisticcio, da uomo rigido e concreto che non scende a compromessi. Se ne va ancora Lippi ma poi è la Nazionale a cercarlo, il sogno che bussa alla porta e lui non lo lascerà scappare, centrando il titolo di massimo campione nel 2006.
La storia dell’intelligenza del calcio è lunga per raccontarla qui, ma sentire parlare un uomo che di fantasia e integrità sembra averne da vendere mi ha rincuorato. Se li difende a spada tratta lui tutti i suoi calciatori forse una possibilità in più potrei dargliela anch’io che di calcio non ho mai capito molto.

dimanche 7 juin 2009, par Stefano Lazari