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Marcovaldo, sguardi creativi su Parigi

Prendete 2 bolognesi (Irene e Luca), un’abruzzese (Francesca), un calabrese (Francesco), un granello di follia (e se aprissimo un locale a Parigi?), chili di passione per la letteratura e l’arte, un legame con l’Italia quanto basta e avete la ricetta del Marcovaldo, la libreria-caffè sfornata da poco più di un anno
nel Marais (61, rue Charlot, Paris 3e)

Foto di Sara PrestianniPer chi ha letto Marcovaldo ovvero Le stagioni in città (e chi non l’ha fatto dovrebbe farlo), Marcovaldo è il cittadino per antonomasia, con un amore per la natura che “solo un uomo di città può avere”. Così è per i protagonisti che, come l’osservatore ingenuo e inventivo di Calvino, hanno scoperto strabiliati la ville lumière.
“Qui ci sono strutture che ti aiutano, che ti seguono in ogni passo quando vuoi aprire un locale” dice Irene, sgranando gli occhi. Poi Parigi – ed in particolare il Marais - attraggono artisti, scrittori e laboratoristi vari che permettono loro di fare anche 4 eventi alla settimana. Un po’ vengono dalle loro conoscenze personali e dalla conoscenze delle conoscenze (altra scoperta: la teoria dei 6 gradi di separazione secondo la quale qualunque persona può essere collegata con qualunque altra persona attraverso una rete di separazione di non più di 5 persone è vera!).
Da Marcovaldo sono passati scrittori come Giorgio Vasta, Wu Ming, Massimo Carlotto, Lella Costa, Paolo Nori, Amara Lakhous e musicisti come Gianmaria Testa, Simone Cristicchi, il gruppo bolognese “Lo Stato sociale”, l’Officina della Camomilla, per citare solo qualche nome del ricchissimo programma cui vanno aggiunte le mostre – in questo momento alcune tavole della “Smemoranda”, agenda-libro con disegni dei più grandi vignettisti ed artisti italiani.
“Cerchiamo di far conoscere la cultura italiana contemporanea, quella che spesso non passa nei canali normali di diffusione, musica indipendente, con artisti più o meno giovani, magari anche molto conosciuti in Italia ma che qui non hanno ancora un pubblico, lo stesso vale per gli artisti o per gli scrittori che sono tutti già affermati…” spiega Irene che ammette: “è una scelta completamente arbitraria e personale che risponde a una fetta molto attiva degli italiani che abitano a Parigi, ma non a tutti”. E questa è un’altra cosa che ha stupito molto i quattro marcovaldi parigini: incontrare tante persone che hanno la necessità di mantenere un legame con l’Italia, con una grandissima voglia di collaborare, di fare rete, di mettere in comune idee, progetti ed esperienze. Sono quelli principalmente che partecipano agli eventi mentre per i brunch e nel pomeriggio una buona parte dei clienti è francese o persino anglofona (Marais oblige), con qualche ospite di spicco come Fabrice Luchini, Isabelle Huppert e i Daft Punk che sono capitati lì per caso.
Foto di Sara PrestianniTra gli eventi regolari, ne segnaliamo due in particolare: i “Marcoledi” (ovviamente il mercoledì) che sono aperitivi letti e disegnati. Si parte da un racconto, scelto dal blog sommacco, “un quaderno online che irrompe nell’immaginario”, che prende il nome – e la forma – da una delle spezie più dimenticate e si propone tra l’altro di salvare l’estinzione dei cibi. Già la premessa dà il tono dell’incontro, a questo però vanno ad aggiungersi una disegnatrice che, ispirata dal racconto, disegna in tempo reale e un cuoco (diverso tutte le volte) che prepara un piatto in tema. Un po’ come i “salotti” dell’Ottocento parigino, un pizzico di follia e di modernità in più.
L’altro evento che va per la maggiore è l’ApeRital, in cui l’alcol funge da disinibitore per buttarsi nella conversazione con gli expat presenti in quel momento o invitati ad hoc sotto la guida esperta dell’insegnante. E siccome va bene togliersi le inibizioni ma se si beve troppo si straparla in qualsiasi lingua l’ApeRital prevede, oltre all’animazione linguistica, un solo bicchiere di vino e una tapas (mai bere a stomaco vuoto), il tutto per 15 euro.
Meno regolari gli atelier di cucina (pasta fatta in casa o altro) perché dipendono dalle visite a Parigi delle mamme degli uni e degli altri.
Da segnalare infine che parecchie associazioni hanno già preso l’abitudine di ritrovarsi lì e di organizzare eventi come la tagliatellata per il terremoto in Emilia Romagna con le associazioni Emilia-Romagna, Ex-Bo e Rezdore reloaded oppure le serate con Libera e Flare. Data l’ospitalità potrebbe presto diventare un ritrovo obbligato per le associazioni italiane a Parigi.

La cucina di Francesca

Foto di Sara PrestianniMolto marcovaldiana anche la cuoca Francesca, che predilige una cucina senza un eccesso di prodotti animali e segue due principi fondamentali: l’uso di cereali e quello della frutta e verdura di stagione. Sembra facile considerato che la cucina italiana è fatta di pasta che può benissimo essere condita con la verdura, anche se da emiliano romagnola vengono in mente i tortellini, le lasagne, il cotechino... che tanto vegetariani non sono.
Marcovaldo non è rigorosamente vegetariano perché le verdure biologiche accompagnano formaggi ma anche affettati, per esempio negli aperitivi, ma quasi tutti i piatti caldi sono a base di verdure: farro con la crema leggera di peperoni e basilico, orzo con broccoli e uvetta, bulghur con crema di zucchine, riso integrale porri e zucca… Irene ha cominciato a mangiare più sano da quando ha scoperto la cucina di Francesca, anche se sospetto l’abbia sedotta prima di tutto con i dolci: pare che il tiramisù e il cheesecake all’italiana della chef abruzzese si avvicinino molto al sublime.
Abbiamo chiesto a Francesca di regalarci una ricetta per Focus in.
Eccola.

Orzo con broccoli e uvetta
Ingredienti
500 gr orzo biologico, 4 broccoli (taglia media), 1 manciata di uvetta
4 cucchiai di semi di lino , sale grosso integrale , pepe di Giava, Olio extravergine di oliva

Preparazione:
Mettere a mollo nell’acqua l’orzo, almeno 8 ore prima. Scolare.
Far bollire l’acqua e buttarci dentro i broccoli, tagliati a fiori, e l’orzo e cuocere per circa 20 minuti.
Nel frattempo in una padella far soffriggere l’aglio schiacciato, l’uvetta (precedentemente fatta rinvenire nell’acqua), semi di lino e olio extra-vergine d’oliva.
Scolare l’orzo e i broccoli, tenendo un po’ d’acqua della cottura per legare il tutto alla fine.
Nel piatto di portata, spolverare con sale integrale grosso e pepe di giava e cospargere di scaglie di parmigiano.


Vedi on line : http://www.marcovaldo.fr

venerdì 6 dicembre 2013, di Patrizia Molteni