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Mario Giacomelli

In mostra all’Istituto di Cultura di Parigi, una quarantina di foto di uno dei più grandi fotografi italiani, Mario Giacomelli, visioni magiche e poetiche dei sogni e dei tormenti dell’uomo.

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I "pretini" di Mario Giacomelli

Nato a Senigallia nel 1925, una cittadina del litorale marchigiano, ed esposto in vita persino al MoMa di New York, Giacomelli ha cominciato a fare foto all’età di 13 anni con una Comet scassatissima tenuta insieme da scotch (e che non ha mai sostituito). Per tutta la vita la foto è rimasta un hobby, al di fuori del lavoro “vero” (era, tra l’altro, proprietario di una tipografia).
Mondialmente noto per la serie dei pretini, Giacomelli ritrae l’indicibile e per una strana alchimia riesce a trasmettere allo spettatore non tanto un’immagine della realtà ma un’immagine di se stesso e delle sue emozioni davanti alla realtà che sta fotografando. Le sue foto più note sono quelle dei “pretini” dall’intrigante titolo “Io non ho mani che mi accarezzino il volto”. Ritraggono dei preti del seminario vescovile di Senigallia, ripresi in gesti e momenti a dir poco inabituali. A stupire non è tanto la spensieratezza dei giovani seminaristi colti come se danzassero in mezzo alla neve o addirittura nel vuoto ma la composizione, che li rende astratti, segni calligrafici sul foglio bianco dello scrittore… o dell’artista. “I pretini non dicono niente […] uomini che non saranno mai uomini, nel senso che non hanno i problemi degli uomini, loro hanno i problemi di Dio”, dirà ad Enzo Carli, da sempre amico di Giacomelli. L’impressione di un mondo irreale, al di sopra o comunque al di là di quello dei comuni mortali non poteva essere meglio interpretata. Ma la potenza di Giacomelli è quella di rendere irreali anche le scene e i paesaggi più quotidiani : gli appezzamenti agricoli della campagna marchigiana, tanto squadrati, selciati e lavorati dagli “attrezzi” del fotografo da diventare irriconoscibili, difficilemente localizzabili ; un matrimonio che sembra un funerale nonostante i vestiti da festa degli sposi novelli e degli invitati ; personaggi e animali che sembrano finti tanto la posa, l’espressione e la composizione ce li fanno sembrare assurdi. E, soprattutto, gli anziani dell’ospizio di Senigallia, al tempo stesso verissimi e surreali. La fotografia è uno specchio della realtà ma con Giacomelli diventa uno specchio del fotografo e dello spettatore. Le foto degli anziani sono un pugno nello stomaco. Non perché l’artista colga momenti patetici, di intimità rubata o voyeuristici. Anzi, ma proprio perché ci rimandano un’immagine di come saremo. “Non ho fatto belle immagini” confidava Giacomelli ad Enzo Carli, “mi sono solo nascosto in un posto che altri chiamano ospizio e che per me era un grosso specchio che permetteva di guardarmi dentro … sentivo quindi che le mie paure non erano cose inventate ma cose che io già vivevo e delle quali ero prigioniero”. Nella stessa intervista, il fotografo sostiene anche di aver tolto con il bianco “la materia”, di avere sfuocato le immagini per togliere “il troppo vero”, per “rimuovere la poesia”. Eppure, le foto di Giacomelli sono quanto di più l’arte si possa avvicinare alla poesia. Tanto è vero che la serie dell’ospizio porta come titolo il capoverso di una poesia di Pavese, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, così come molte delle sue foto sono affiancate a testi poetici di autori italiani o stranieri. La morte, per Giacomelli, è venuta il 25 novembre del 2000. I suoi occhi, estremamente acuti e visionari, rimarranno nella Storia della fotografia, nella Storia tout court, nei luoghi, nei paesaggi, nella memoria della gente.

Dal 18/11/2010 al 5/1/2011
Mario Giacomelli, La materia dell’uomo
IIC Parigi

73, rue de Grenelle – 75007
Tel. 01 44 39 49 39
Per saperne di più sul “Mois de la Photo” all’Istituto Italiano di Cultura :
www.iicparigi.esteri.it

vendredi 8 octobre 2010, par Patrizia Molteni