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Mazzettati e Cornuti!

C’erano voluti millenni prima che si arrivasse a quel fatidico VII secolo a.C. per risolvere i problemi legati al baratto. Non era infatti facile che due persone avessero allo stesso tempo la necessità di avere l’uno il bene che possedeva l’altro e viceversa. Nacque così la moneta, strumento che permetteva a ognuno dei due di acquistare il bene dell’altro senza dover cedere il proprio nello stesso momento.

E con il denaro e la moneta, fu possibile comprare servizi, favori e voti. D.C. (Democrazia Cristiana) docet! All’inizio furono buoni benzina, buoni spesa e banconote. Queste ultime tagliate a metà. Una mezza prima e l’altra dopo il voto. Ma la storia della politica economica è come la storia in generale, fatta di corsi e ricorsi. Colpa della crisi economica, delle leggi antiriciclaggio e di quelle sulla compravendita dei voti, si tornò al baratto. Una “Swap Party”, la “festa dello scambio” (formula inventata negli anni ’80 negli Stati Uniti) tutta all’italiana. E proprio quando il baratto prende piede in tutto il mondo, anche se con modalità e per ragioni diverse, l’Aula del Senato, come richiesto da tempo da magistrati e associazioni antimafia, decide di punire lo scambio di voti legandolo anche a qualsiasi altra “utilità” invece che alla sola “erogazione di denaro”. Un boicottaggio di quello che poteva rappresentare il volano dell’economia in tempo di crisi. Con la scusa della mafia l’Aula ha approvato il ddl contro il voto di scambio politico mafioso. 168 “sì”, 4 “no” e 66 astenuti.
Ma c’è di più: è stato anche bocciato l’emendamento del centrodestra (nuovo e vecchio) che puntava ad ammorbidire la nuova formulazione ripristinando l’avverbio “consapevolmente” nel ddl sul nuovo 416 ter. Una cosa da poco? No, visto che nel testo uscito dalla Camera era punibile solo il politico che “accetta consapevolmente” l’appoggio elettorale della criminalità, mentre nel testo del Senato, con l’avverbio scomparso, in molti temono che si renda punibile anche il politico a carico del quale non possa essere provata la conoscenza della natura di chi ha offerto i voti. E se un domani, nel contesto di un impazzimento generale, si volesse punire anche il politico che “inconsapevolmente” si trovasse ad essere proprietario di appartamenti a lui intestati senza che ne fosse a conoscenza, nonostante ne avesse sottoscritto il rogito notarile? E se si volesse estendere anche al politico che inconsapevole, si ritrovasse ad aver ottenuto favori (anche di tipo sessuale) e servizi, cosa accadrebbe? Dopo decenni di collaudata politica clientelare si colpisce al cuore l’accordo elettorale. La materia è oggetto di commenti e pareri di illustri politici e cattedratici. Noi ammettiamo candidamente di non averci capito nulla. Che si vogliano marchiare i politici che accettano i voti di mafia per poi estendere gli effetti del ddl a tutte le forme di politica clientelare, esponendoli, oltre che ai rigori di legge, a una vera e propria gogna mediatica?
E c’era bisogno di un ddl che contemplasse ed elencasse tutte le variabili di corruttele, nepotismi e rapporti con la criminalità organizzata? Non sarebbe stato sufficiente un attestato di onestà per i politici che non si sono avvalsi di simili accordi elettorali?
Siamo certi che la stampa di attestati di questo genere, sarebbe stata se non a costo zero quasi. Ma resta una speranza per i nostri politici: il ddl deve ritornare ancora una volta alla Camera...

martedì 18 febbraio 2014, di Gian Joseph Morici