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Modigliani lo sguardo dell’anima

Se l’opera di Modigliani testimonia di una grande ricchezza estetico-culturale, è che s’ispira, appropriandosene e personalizzandoli, dei contributi artistici tra i più innovatori e fecondi dell’inizio del XX secolo. In questo periodo, mentre Parigi si tinge delle ricerche cubiste, fauviste o futuriste, delle personalità più marginali e atipiche si distinguono per l’effervescenza delle ricerche plastiche. Questa generazione di “peintres maudits”, installati tra Montmartre e Montparnasse, conduce una vita miserabile ma assolutamente indipendente rispetto alle avanguardie artistiche del momento, pur intrecciando relazioni, scambi e amicizie con i loro maggiori esponenti.
In questo contesto - dopo una formazione classica “contaminata” da Toulouse-Lautrec e Paul Cézanne - Modigliani al pari dei suoi contemporanei Chagall, Kisling, Soutine, Piscin o Foujita, conduce nei suoi quadri - tra l’altro “rivoluzionariamente” figurativi -un’esperienza a parte.
Modì, come lo chiamano gli amici, d’attitudine provocatoria ed esuberante, anche nei confronti dei colleghi e in particolare rispetto all’amico-nemico Pablo Picasso (“Il futuro dell’arte si trova nel viso di una donna... Picasso, come si fa l’amore con un cubo ?”), riassume lui stesso la sua opera nell’eterna ricerca dell’introspezione : “Quello che cerco non è né la realtà né l’irrealtà, ma l’inconscio, il mistero dell’istinto nella razza umana.”
Il LaM di Lille, in collaborazione con la RMN, propone oggi un’importante retrospettiva sull’artista livornese di cui il museo annovera già nella sua collezione un cospicuo numero di opere. Lo stesso Roger Dutilleut, co-fondatore dello spazio espositivo, ha conosciuto Modigliani nel 1917. Nella mostra, più di 120 opere si prestano a un dialogo con “le muse” d’oltre oceano, anche attraverso il supporto di opere d’artisti e suoi amici contemporanei : Brancusi, Kisling, Lipchitz, Picasso, Soutine.
All’inizio del XX secolo, in Europa le opere “des arts premiers” d’Oceania, Africa, Cambogia, America e Oriente appaiono come un’alternativa al rifiuto del naturalismo delle avanguardie artistiche, esposte sin dal 1882 nel Museo d’Ethnographie al Trocadero, diventando fonte d’ispirazione. La pittura e la scultura moderne subiscono allora l’influenza formale delle arti “primitive”.
La stilizzazione delle forme, dei volumi, come l’impiego di colori contrastanti si generalizzano nella creazione occidentale del XIX secolo. La stessa rappresentazione del “nudo” riappare come una condizione originale, tentando di raggiungere l’anima del modello e rivelandolo in tutta la sua fragilità. In questo registro Modigliani però lo trasfigura, infliggendogli deformazioni e allungamenti anatomici (memore della lezione d’Ingres), esasperando nei ritratti l’assenza dello sguardo come una sorta di cecità che trafigge lo spettatore, spiazzandolo nella vana ricerca di riferimenti spaziali annullati dall’artista nella concezione ambivalente degli ambienti. Il modello monumentale abita ormai uno spazio impossibile : forme pure ed espressioni melanconiche adottano le linee essenziali della maschera.
Scultore e ritrattista d’eccezione Modigliani scompare nel 1920 a 36 anni, offrendo un’apertura alla figurazione contemporanea e allargando generosamente ai posteri la dichiarazione d’amore fatta alla sua Jeanne Hébuterne, amata musa e torturata amante : “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi.”
L’esposizione ha permesso di ritracciare in maniera esaustiva e intimista il percorso artistico di Modigliani dall’espatrio nella Montmartre del 1906 sino all’ultimo periodo trascorso alla Ruche dal 1919. L’occasione di rivalutare anche l’importanza dello “sguardo interiore” di Modì nella “visione” delle avanguardie artistiche nascenti alle soglie del XX secolo.

vendredi 17 juin 2016, par Gianni Cudazzo