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Mondezzologia applicata

ovvero divagazioni semiserie sulla raccolta differenziata in Italia e in Francia

In questi tempi di chiusura e tagli all’istruzione che rendono simili i nostri due paesi, lancio una proposta ai ministri della Ricerca, Valérie Pecresse e Maria Stella Gelmini : il doppio diploma franco-italiano in mondezzologia applicata (mi si perdoni il termine dialettale) con specializzazione in normativa europea e applicazioni locali.

Vi chiederete il perché di questo nuovo corso di laurea per i rifiuti solidi urbani che fanno parte dei gesti quotidiani e che sono gesti automatici. Da giovane era facile : avevi un secchio per la mondezza, mettevi tutto lì e via. Ora ci vuole un dottorato per sapere riciclare e non mi risulta che la maggioranza della popolazione lo possegga.
Teoricamente esiste dal 2006 una direttiva europea che vuole armonizzare questo spinoso argomento, in particolare l’art. 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 definisce in questo modo la raccolta differenziata : « la raccolta idonea, secondo criteri di economicità, efficacia, trasparenza ed efficienza, a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, al momento della raccolta o, per la frazione organica umida, anche al momento del trattamento, nonché a raggruppare i rifiuti di imballaggio separatamente dagli altri rifiuti urbani, a condizione che tutti i rifiuti sopra indicati siano effettivamente destinati al recupero ».
Questa norma sembra spiegare perché ad esempio a Parigi ci siano solo tre contenitori : quello per i rifiuti vari, quello per carta, plastica, allumino e piccoli elettrodomestici, e quello per il vetro. Da questo punto di vista l’Italia sembra molto più organizzata. Infatti troviamo il cassonetto e relativo cestino per l’umido, quello per la carta, quello per i contenitori di plastica, quello per l’alluminio, quello per carta e giornali, quello per il vetro e infine quello per i materiali non riciclabili.
Francia e Italia concordano su un punto : raccolta porta a porta nei piccoli centri, giornaliera nei grandi centri urbani. Ma se in Italia la mondezza si esibisce fuori dai portoni con gli orridi cassonetti di colore diverso per ogni materia che troneggiano sui marciapiedi o fuori dai cancelli delle ville e villette, i francesi la mondezza non la esibiscono, ma la tengono nascosta nei cortili o in appositi locali destinati all’uso. Quando venni a Parigi per la prima volta, nel giurassico 1974, rimasi sorpresa nel constatare che si buttava direttamente da casa in un apposito mondezzaio condominiale che rispondeva al nome di vide-ordures.
Chi non zampetta quotidianamente o quasi da un paese all’altro o anche da un comune all’altro non avrebbe mai immaginato quanto buttare la mondezza … oops… fare la raccolta differenziata fosse così complicato da richiedere competenze certificate. Non mi credete ? Provate a leggere una qualsiasi ordinanza comunale sul recupero dei rifiuti solidi urbani. Cito a caso quella del comune di Lenola (in provincia di Latina) o quella del comune di Ronchi dei legionari (provincia di Trieste).
Una prima constatazione di fatto : il legislatore è un sicuramente uomo. D’altra parte l’inventore del bidone francese è Monsieur Eugène Poubelle che con grande lungimiranza aveva già previsto, nel 1884, la possibilità della raccolta differenziata. Una donna non avrebbe mai optato per quegli odiosissimi micro sacchetti riciclabili che servono per buttare l’umido, per esempio, né avrebbe mai stabilito giorni alterni per buttare la mondezza ; o imposto a noi poveri fumatori un vero e proprio corso di perfezionamento : sì perché il pacchetto va nel contenitore carta, la plastica esterna e l’alluminio in quello della plastica, le cicche nel non riciclabile…. Per non parlare della diatriba italica sui contenitori : quelli puliti da una parte, quelli sporchi dall’altra. E dove lo butto lo scottex ?! Casa o terrazzo pieni di bidoni diversi e per di più ognuno con ritmi di uscita diversi. Anche qui è evidente che tocca alla povera donna di ricordarsi il lunedì, mercoledì e venerdì di buttare l’umido, il martedì e il giovedì la carta, il giovedì il vetro e il lunedì il non riciclabile. Sospetto persino che ci sia una precisa volontà di tenere la donna a casa, occupandola, semmai ce ne fosse bisogno, con occupazioni altamente intellettuali.
Per una volta sarò apocalittica e rimpiangerò i bei tempi di quando ero piccola. Mi ricordo che la mondezza si raccoglieva nel giornale che fasciava il secchio della spazzatura e il portiere veniva a ritirala alla porta di casa. Poi sono venute le buste di plastica, ma mia nonna continuava a foderare il secchio con il giornale per evitare di sporcarlo. Subito dopo i cassonetti, invenzione italica per raccogliere la mondezza urbana. Il portiere non la raccoglieva più, toccava all’inquilino provvedere allo smaltimento dei rifiuti. I cassonetti erano lontani e se volevo una scusa per uscire, andare a buttare la mondezza era un’ottima occasione per fuggevoli incontri al chiaro di luna.

samedi 11 juin 2011, par Tiziana Jacoponi