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Mostri eravamo, mostri restiamo

1963, Italia. Siamo in pieno boom economico, per gli italiani un cambiamento epocale. Altro che dopoguerra del neorealismo, è il tripudio del consumismo sfrenato. Il film di Dino Risi fotografa la trasformazione degli italiani in «mostri», una regressione della società verso le leggi della giungla: per sopravvivere bisogna fregare il prossimo, essere più furbi e più cattivi. L’italiano di Risi ha un gusto irrepressibile per il consumismo (la macchina, la TV), una passione smisurata per il calcio, oppio del popolo, è misogeno, egoista, individualista, amorale, patologicamente incapace di diventare un cittadino onesto, un educatore, un amico e marito fedele, un giudice leale. La società è dominata da un partito corrotto ed ipocrita (la democrazia cristiana) e dalla Chiesa, altrettanto ipocrita. Non si parla ancora di mafia, ma la corruzione c’è tutta.

2012. I tempi sono cambiati, anche noi siamo davanti ad un mutamento epocale, confrontati ad una crisi che più nessuno osa definire passeggera e che ci costringerà, prima o poi, a cambiare i comportamenti. Eppure è come se Risi avesse descritto la classe dirigente che ci ha governato (ci governa?) negli ultimi 20 anni. Siamo davvero ancora dei «mostri» o la crisi sarà servita almeno a questo: a cambiare le mentalità? Franco Lombardi, nell’articolo «Piccoli mostri crescono» considera il film di Risi «profetico», poiché guardiamo oggi con tenerezza a quella galleria di personaggi «che eravamo noi quand’eravamo piccoli, prima di diventare grandi, di diventare ricchi, di diventare stronzi, di diventare dei veri figli di zoccola».
Forse non c’era bisogno di un dossier speciale per capire che sì, a 50 anni di distanza gli italiani sono rimasti dei «mostri», ma abbiamo voluto vedere, attraverso alcuni dei film che vedremo in Francia nei prossimi mesi, come il cinema oggi rende conto di questa nuova mostruosità.
Ce ne parla Valentino Natale Misino, al suo primo accredito per la Mostra di Venezia, dove i tre film italiani in concorso raccontano episodi recenti del nostro paese: «La Bella addormentata», «favola» di Bellocchio sulle diverse coscienze sulla vita a partire dal «pre-testo» di Eluana Englaro che ha diviso l’Italia tra i pro e gli anti-eutanasia, o tra laici e cattolici, che dir si voglia; «Un giorno speciale» di Francesca Comencini, in cui una moderna «Bellissima» di Tor di Nona che vuol «fa’ l’attrice» aspetta di incontrare un onorevole in un posto che ricorda stranamente Palazzo Grazioli, pied-à-terre dove l’ex-premier riceveva escort et future ministre; «E’ stato il figlio» di Ciprì che sembra riprendere in pieno la tradizione di Risi e Monicelli: è la storia di una famiglia povera la cui figlia viene colpita da una pallottola vagante in un regolamento di conti alla periferia di Palermo e ottiene un risarcimento che viene speso per comprare una mercedes (status symbol equivalente alla 500 di Tognazzi nell’episodio «Vernissage» dei «Mostri»). Nella sezione “Orizzonti” di Venezia 69 anche «L’intervallo» di Leonardo De Costanzo, in cui un giovane alle prese con l’allettante carriera in Gomorra City, rappresentata dalla macchietta del camorrista perfetto, catena d’oro compresa, cerca di emanciparsi dai «must sociali del Sistema».
Di disagio sociale e delinquenza ci parla anche Emilie Voisin per «Il paese delle spose infelici» (distribuito in Francia da Bellissima con il titolo «Annalisa») in cui due adolescenti cercano di uscire dai loro ruoli sociali (Zazà, il futuro delinquente, e Veleno, piccolo borghese, sorta di «fanfaroni» moderni alla Gassman e Trintignant del «Sorpasso», altro film di Risi, cinquantenne proprio quest’anno). Come i loro predecessori mostruosi, anche loro cercano di sfuggire alla loro realtà attraverso quelli che Risi considerava «l’oppio dei popoli»: il calcio (Zazà che sogna di diventare un calciatore della Juve) e la televisione, come la borgatara di «Un giorno speciale» o il protagonista «Reality» di Matteo Garrone, al quale la partecipazione ad una serie TV cambia la vita (cf l’articolo di Armando Lostaglio).
Nicola Guarino riflette sul tema dell’eguaglianza rispetto «ad un modello di società, quello occidentale, che si trova ad affrontare una drammatica crisi di valori, non solo economici ma anche culturali», italiani che non si ritrovano più, insomma, in quei “valori, disvalori” di riferimento che erano quelli del film di Risi. Lo fa attraverso due film, «La nave dolce» di Daniele Vicari, che racconta il drammatico sbarco di migliaia di albanesi in Italia nel 1991 a bordo della nave Vlora, e «Gli equilibristi» in cui un uomo, lasciato dalla moglie perché infedele («un’idea di valore persistente», commenta Guarino), si ritrova a far lavori umilissimi, subendo così un processo di “albanizzazione” meno raro di quanto si possa pensare.
Infine Gius Gargiulo specialista, tra l’altro, di western, commenta il film di Tarantino di prossima uscita, «Django Unchained». Tarantino, spiega Gargiulo citando Zagarrio, è un “centro commerciale dell’immaginario”: attraverso citazioni e rimandi, i suoi film contengono la memoria dei film del passato. E’ proprio questo che manca alle nuove generazioni che vivono invece in un eterno presente, le cui modalità sono quelle della televisione berlusconiana.
Un primo piano ricco di riflessioni da cui si evince che gli italiani sono rimasti “mostri”, anzi hanno aggiunto mostruosità a quelle dipinte già esaurientemente da Risi, ma che magari guardando il passato attraverso l’obiettivo della cinepresa d’autore, una speranza di diventare persone normali c’è. Aspettando il 2063…

Gli articoli di questo primo piano:

- "Piccoli Mostri crescono" di Franco Lombardi
- "Due giornate particolari" di Valentino Natale Misino
- "Nel nome del figlio" di Valentino Natale Misino
- "Intervista a D. Procacci" di Valentino Natale Misino
- "Supini senza futuro" di Valentino Natale Misino
- "Il leone si è addormentato" di Valentino Natale Misino
- "Il Western spaghetti in salsa piccante" di Gius Gargiulo
- "Tarantino: il centro commerciale dell’Immaginario", tratto da un’intervista a Gius Gargiulo a cura di Valentino N. Misino.
- "Il disedentico nel cinema italiano" di Nicola Guarino
- "Reality di Matteo Garrone", di Armando Lostaglio
- "Foot, Madone et Adolescence" d’Emilie Voisin

mercoledì 17 ottobre 2012, di Patrizia Molteni