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Musica Mundi Suoni dal basso

Dopo appena pùi di tre mesi dalla Settimana Italiana parigina: “Italia…maintenant ?” e lo straordinario concerto finale “Les pouilles jouent, l’Italie danse” che ha mobilizzato e fatto ballare più di 1000 persone nella Salle des Fêtes del 13° (cf. Focus In n° 15), la Puglia continua a fare vibrare le sue tradizionali radici con suoni e stili sempre più variegati e moderni, attingendo a una cultura etnomusicale più ampia.

Due le novità da segnalare per la “rentrée” musicale: “Caminante“ di Mino De Santis e “Fimmene in Dub” degli Insintesi.
Due registri completamente diversi ma che cantano delle stesse tradizioni, degli stessi usi e costumi, nella stessa lingua: il dialetto. Nuove rivelazioni del “Big Sur”, confermate dal successo dei rispettivi ultimi album.

Mino De Santis, cantautore contadino

Mino de SantisLa poesia di Fabrizio De Andrè, il ritmo di Paolo Conte, l’ironia “eretica” di Giorgio Gaber, il racconto disincantato di Stefano Rosso, una passione per la big band alla Renzo Arbore, si concentrano nei versi e nel sound di Mino De Santis. Nelle sue canzoni, i riferimenti colti si mescolano alle note popolari modellando la lingua con le dita come fosse creta, con un’attenzione tutta particolare ai testi e alle melodie.
Un autore-compositore che da tempo scrive canzoni principalmente per sè stesso, per i suoi amici: storie fatte di tante piccole «cartoline» e avvezze alla rima. La maggior parte sono cantate in dialetto salentino, non strettissimo e non per capriccio, ma perché quella è la sua vera lingua madre, in cui esprime meglio i sentimenti; l’unica nella quale sa raccontare la sua terra, il Salento: «Salentu, lentu, lentu, se face l’amore, ci n’ca lu vite n’de lassa lu core e ci n’ca lu lassa se sonna lu mare…»1 canta l’autore. Una terra riposta ma brulicante di vita, sospesa fra incanto e disincanto, coi suoi eterni problemi, l’emigrazione, la disoccupazione… ma anche dal fascino unico: a nord-est dell’Algeria, a un passo dall’Albania, bruciata dal sole, giacente tra l’acqua e il sale.
_Quando non è sul palco, Mino De Santis fa il contadino. Ed è così che una vendemmia tra amici diventa il goliardico video di una canzone: «Quiddhi comu nui» (Quelli come noi). Un anno fa, sollecitato da amici, ammiratori e colleghi musicisti, De Santis ha prodotto il suo primo CD “Scarcagnizzu” (Fondo Verri 2011), in italiano: il vento che viene dal basso, che fa mulinello nelle piazze, per le strade, che trascina foglie e solletica le gonne. Scompigliante esordio discografico che ospita la chitarra di Valerio Daniele, la voce di Dario Muci e i fiati di Emanuele Coluccia. Un album distribuito solo attraverso i suoi concerti, passato di mano in mano e amplificato dalla rete su You tube, grazie al satirico clip «Tutto è cultura».
Il passaparola ha funzionato bene, perché l’artista, chitarra in spalla, torna con un nuovo album prodotto e distribuito da Ululati, una nuova etichetta musicale di Lupo Editore. Si chiama “Caminante” cioè una persona che viaggia o che va a spasso molto frequentemente.
_Dieci nuovi brani, introdotti e chiusi dalla voce, “emigrante” per antonomasia, dell’attore e umorista Mario Perrotta, in cui spiccano «la zoccola» (la prostituta): espressione della perdizione felice, gioioso e irriverente inno all’amore; celebrazione della «Bocca di Rosa» di De André o ancora «Nobili e cafoni», dai contorni ben delineati e in ritrovato connubio vocale con Dario Muci: come non pensare, ascoltandola, al film «Miseria e Nobiltà» di Totò?
Tracklist dell’album: “Lu cumpagnamentu”, ovvero il corteo funebre, che descrive sarcasticamente e fedelmente un funerale all’italiana nel profondo Sud, il cui videoclip - visibile su You Tube - è un vero e proprio cortometraggio (circa 10 minuti), scritto e diretto dal regista Gianni De Blasi.
Finalmente una nuova pagina di verace canzone popolare salentina, liberata dalla pur splendida prigionia del tradizionale tamburello: assolutamente da scoprire!

Insintesi, dalla tradizione al futuro: tutta la voce delle donne… in dub.

InsintesiTerra di reggae e raggamuffin oltre che di musica tradizionale, il tacco d’Italia si tinge di un linguaggio moderno e personale con Insintesi: Francesco Andriani de Vito e Alessandro Lorusso. Il duo di musicisti / DJ / producer filtra la world music del Salento (pizzica, balkan, reggae) attraverso le tecniche e i ritmi del dub e del jungle, dando vita a un personale world groove. Il gruppo esordisce con l’album «Subterranea» (Altipiani/Edel, 2007) e si conferma con «Salento in dub» (Anima Mundi, 2010). Col nuovo «Fimmene in dub» (Anima Mundi, 2012), gli Insintesi concentrano la sperimentazione sulle vocalità femminili del più remoto angolo della Puglia, “vestendo di dub”, come un tributo, le donne (fimmene) della tradizione salentina: Anna Cinzia Villani, Enza Pagliara, Maria Mazzotta (voci tra l’altro dell’Orchestra della “Notte della Taranta”), Miss Mykela e Raffaella Aprile.
Omogeneo e variegato, curato e istintivo, artigianale ed elettronico, «Fimmene in Dub» è un album popolare e moderno al tempo stesso. Collettore di musicisti di alto spessore artistico, che affiancano l’elettrico duo in questo particolare progetto: Claudio “Cavallo” Giagnotti (dei Mascarimirì), Antongiulio Galeandro, Treble, Claudio Prima, Gianluca Longo, Luca Tarantino, e altri ancora. Special guest: Papet J, storico Mc dei Massilia Sound System.
Dieci brani disorientanti: dalla quasi raggamuffin «Pizzicarella dub», alla dolce filastrocca roots «Òria mu», sino alle fragorose e celebri «Santu Paulu» e «Kali nifta» o all’inedita e solare «Uai»… Una nuova linfa per la tradizione meridionale, con panorami che si aprono tra echi, riverberi ed emozionanti spinte in levare che dilatano i timbri vocali, tutti particolari, delle « fimmene » della canzone griko-salentina.
All’ascolto, tempo e spazio, storia e geografia, ieri, oggi e domani si confondono: un invito a percorrere sentieri che attraversano memorie di un passato trasfigurato dall’elettronica, eppure sempre perfettamente riconoscibile.

martedì 16 ottobre 2012, di Gianni Cudazzo