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Ni dieux, ni meurtre !


«La religione si basa essenzialmente sulla paura. In principio dunque fu la paura: paura dell’ignoto, paura dell’insuccesso, paura della morte. (…) La paura genera la crudeltà, e quindi non bisogna stupirsi del fatto che la crudeltà e la religione camminino mano nella mano» (B. Russel, Perché non sono cristiano, 1927).
In questi terribili giorni di gennaio 2015, che mi hanno tolto ogni voglia di scherzare in pubblico, perché in questo momento preferisco scegliere con cura coloro con cui scherzare, vi indirizzerò dunque, cari rarissimi lettori, una Parola poco amena, dura e militante, quasi comminatoria.
La libertà è il bene più prezioso dell’uomo, il solo che lo distingue dalle bestie, che sono guidate unicamente dall’istinto e dal bisogno. Tutte le religioni predicano il determinismo.
Libertà e paura sono antitetici, non si può difendere la libertà senza combattere l’ingerenza delle religioni nella vita sociale, poiché l’organizzazione delle credenze in sistema di vita genera inevitabilmente il fanatismo: i roghi che hanno bruciato Giordano Bruno e le “streghe“ erano eretti e benedetti in nome del dio cattolico, come le pietre scagliatre contro le donne adultere lo sono in nome di Allah, come Yitzhal Rabin è stato abbattuto alle spalle in nome del dio degli ebrei. Il fatto che i fanatici “praticanti“ non siano che un’infima minoranza non assolve la loro fonte d’ispirazione comune, tutti i poteri si sono sempre serviti di un pugno di sicari per realizzare i propri progetti più disumani.
Non vi sono differenze di fondo tra coloro che chiedono che le donne portino il velo, coloro che manifestano contro l’uguaglianza degli uomini davanti alla legge, secondo le loro scelte sessuali, e coloro che praticano il separatismo sociale e la separazione dei sessi nei luoghi di culto. L’esistenza delle loro «idee» è un insulto all’intelligenza.
La lotta contro il fanatismo è una necessità che non può essere limitata da dei «sì, ma…» e che non ha nulla a che vedere con la libertà di coscienza: quella di cui si tratta è la libertà di ogni individuo di agire nella società in cui vive senza doversi piegare ad osservare le superstizioni degli altri.
Se la Repubblica vuol veramente onorare le vittime del 7 gennaio, è suo dovere iscrivere a chiare lettere nelle sue leggi e garantire nei suoi tribunali, il diritto inalienabile alla bestemmia, pratica che meglio di ogni altra permette di esprimere la più sana delle riflessioni davanti al massacro dei giornalisti di Charlie Hebdo: putain de noms des dieux de merde !

In memoria di Bernard Verlhac, in arte Tignous e di tutti i milioni di vittime del fanatismo religioso.

mercoledì 18 febbraio 2015, di Franco Lombardi