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No Tap : di che si tratta


C’è un luogo strano in Italia e si chiama Salento. Invaso da orde di turisti da trent’anni e luogo strategicamente fondamentale per la geopolitica mondiale. Di che creare un’economia sommersa dei peggiori interessi umani : guerre, traffico di migranti, armi, gas. La TAP è l’esempio perfetto di come interessi economici giganteschi si scontrano con un territorio e le sue genti. Ma c’è una cosa interessante. Dal 1990, grazie all’arrivo dei Sud Sound System e delle loro campagne musicali, culturali e ambientali, il pensiero salentino si è geneticamente modificato. Diverse generazioni hanno iniziato a pensare il Salento in modo diverso, a pensarsi in Salento diversamente. Ideare un Salento in cui ognuno è responsabile del territorio ed è vigile protettore.

Puoi spiegarci cosa è il TAP ? Perché lo considerate pericoloso ?

Il TAP è la parte terminale di un gasdotto che parte dai giacimenti, in via di esaurimento, in Azerbaijan, è il tratto che, collegato al Tanap (la parte Turca) attraversa Grecia, Albania e approda sulle coste Italiane. Il TAP fa parte del corridoio sud del gas. Considerata opera strategica europea da fare a tutti i costi, questa strategicità non è stata mai dimostrata.Più che pericolosa noi la consideriamo inutile, dannosa e imposta.
Inutile perché in Europa c’è un surplus di gas, non differenzia dalla Russia in quanto l’Azerbaijan ha comprato gas russo e non abbassa i costi in bolletta.
Dannosa perché è altamente impattante su qualsiasi territorio arrivi, cambiandone radicalmente aspetto e prospettive di sviluppo ; il nostro territorio ha uno sviluppo fatto di agricoltura, pesca e turismo e il gasdotto potrebbe far diventare questa una zona altamente industrializzata.
Imposta perché non ci sono state consultazioni popolari, politici e multinazionale hanno lavorato alle spalle della popolazione imponendo l’opera che porterà benefici solo al consorzio azero con sede in Svizzera e a qualche politico, ma a scapito della popolazione e non solo salentina. Il TAP assume sempre più l’aspetto della speculazione finanziaria.

Come si è costruito il movimento ? Come funziona ? Qual è il suo punto di forza ?
Il movimento ha una nascita recente, poco più di un mese, cioè da quando il TAP, aiutato dai ministeri, decide di scavalcare i pareri vincolanti delle istituzioni locali e partire con l’espianto dei primi ulivi (operazione che serve per aprire il cantiere e quindi non si può parlare di avvio dei lavori ma di Ante Operam, lavori necessari alla multinazionale per dimostrare qualcosa all’Europa e poter prendere il finanziamento dalla BEI per ben 2 miliardi di euro).
Il movimento è composto da tutte quelle associazioni, vedi il comitato NO TAP che segue e studia il progetto da sei anni e che quindi si è occupato del malaffare TAP.
Ora ci si è maggiormente compattati e la forza sta in questo, nell’unione di diverse esperienze, chi studia il progetto, chi è più pratico nelle iniziative da portare avanti, chi nella comunicazione.
Credo che il punto di forza sia l’insieme delle competenze che riusciamo a mettere in campo contro un progetto che fa acqua da tutte le parti e al grande lavoro di informazione e divulgazione di ciò che accade sul cantiere attimo per attimo.

Come pensate si muoverà lo Stato e come pensate di muovervi ?

Finora lo stato ha mostrato il peggio di sé. Ha messo in atto due diversi tipi di violenza. La prima che dura da sei anni ed è stata subita da noi sulle carte. Un progetto fallimentare di 15.000 pagine ci ha fatto redigere un contro rapporto di 20.000 ma, per ogni parte di progetto che non poteva essere fattibile, i ministeri e lo Stato trovavano lo stratagemma per farlo andare avanti.
La seconda violenza è quella di queste settimane dove lo stato, per difendere un’opera illegittima, ha schierato un’immane forza di polizia in assetto antisommossa che non ha lesinato manganellate ad anziani e giovani attivisti ma anche ad autorità locali come sindaci, assessori e addirittura europarlamentari.
Finora siamo riusciti a rallentare i lavori e a far si che la gente si interessi al problema che non è solo salentino o italiano ma internazionale. Continueremo a muoverci cercando di anticipare le mosse del TAP e del Governo, ma la cosa è difficile perché per loro è permesso non rispettare la cronologia dei lavori. Continueremo ad informarci, studiare con i nostri ingegneri, professori e avvocati e a diffondere le nozioni e le notizie in assemblee che sono sempre più partecipate.

C’è secondo voi una consapevolezza nuova che sta cambiando nella gente comune ? Quanti salentini a vostro avviso stanno iniziando a rendersi conto della situazione ?

Siamo partiti che eravamo in sei a studiare il progetto. Ma già altri se ne interessavano, chi sotto l’aspetto sociale chi sotto quello ambientale. Ora vediamo sempre assemblee più partecipate e determinate. Prima era tabù parlare della multinazionale che, nell’immaginario comune, avrebbe dovuto portare posti di lavoro e benessere. Ora, che le promesse e il loro malaffare è più evidente, sempre più gente ci segue e si informa su un sistema di sviluppo sostenibile. La testimonianza è nella lettera contro TAP firmata da 94 sindaci su 97 (due sono commissariati e uno è il sindaco di Otranto) della provincia di Lecce, e delle continue richieste da parte di cittadini di altre cittadine, ben oltreche Melendugno per organizzare assemblee aperte nelle loro piazze. Sì, la gente inizia a comprendere meglio la situazione ed avere sempre più una contrarietà non solo legata al territorio, ma di sistema di imposizione delle grandi opere inutili e dannose.

Facebook : Comitato No TAP
Twitter : @no_tap

vendredi 26 mai 2017, par Daniele De Michele