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Noi credevamo

« Noi credevamo » è uno di quei film che non si fanno spesso in Italia. Finanziato principalmente in Francia, racconta la storia dell’Unità d’Italia alternandola con la storia europea. Trait d’union tre protagonisti, di cui seguiamo le evoluzioni nel corso degli anni. Il film si suddivide in quattro episodi che analizzano le vicende dei tre protagonisti : Salvatore, Domenico e Angelo. Piccoli uomini, originari del Cilento, i cui nomi non appariranno mai sui libri di storia, si vedono affiancati ai nostri “eroi” nazionali, spesso rappresentati come omuncoli gretti e arroganti. La prima parte del film si concentra sull’Europa e sulle tendenze eversive che l’attraversavano nel corso del 1800. Mentre la seconda parte, la più bella, è più legata all’unità di Italia e ha un approccio molto più cupo. Saltano subito agli occhi i soprusi subiti dagli abitanti del Regno delle Due Sicilie, da parte dei settentrionali. E una delle scene più agghiaccianti è quella in cui uno dei protagonisti, Domenico, ritornato al sud dopo anni di prigionia, vede i suoi connazionali trattati alla stregua di animali, terrorizzati davanti ai fucili piemontesi, mentre a lato giacciono i corpi di tre ribelli, uccisi come monito per tutti. Infine non di poco conto è il continuo riferirsi alla storia attuale, rafforzato dalla presenza di strutture e scenari tipici dei giorni nostri. Una scala d’emergenza in metallo, i resti di un edificio abusivo in cemento armato, sono alcuni esempi di questa contaminazione temporale. E infine come non pensare, nel monologo finale di Lo Cascio alle tristi vicende della politica italiana dei giorni nostri, più interessata al potere che al benessere dei cittadini. E che sembra essere sempre uguale a se stessa anche dopo 150 anni.

dimanche 10 avril 2011, par Sara Grimaldi