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Non farti cadere le braccia

Cari amici, in ritardo come sempre per la scrittura di questo bigliettino di (cattivo) umore, mi dicevo che non mi sarebbe stato difficile tessere in qualche minuto un ennesimo panegirico degli incommensurabili doni politici e visionari di Cicciobello I°, il quale, dopo essersi beccato un bel 60 % di calci nel culo senza perdere un’oncia della sua prosopopea, è riuscito in un batter d’occhio a prosciugare la palude del partito che dirigeva, ad un livello così basso da far affiorare vecchi relitti politici come D’Alema e Bersani, e pure il buon Prodi, che aveva fin qui l’intelligenza, lui, di starsene tranquillo a casa sua.
Oppure, che me la sarei potuta cavare con una qualsiasi delle mirabolanti cazzate di quel povero di spirito di Salvini (che non merita nemmeno il paradiso, perché non è solo povero di spirito, ma anche razzista) o la fantasmagorica ipotesi del ritorno in vita ed in lizza della mummia del Faraone-Cavaliere, per poco che qualche mago del bisturi riesca a riappiccicargli il sorriso sul muso.
O ancora chiosando sulle contorsioni dei pro-consoli grillini agitati dall’immane problema di sapere dove costruire un nuovo stadio di calcio in una città in cui, è vero, non ci sono problemi più seri da risolvere.
In ultima ipotesi, avrei potuto volgermi da questo versante delle Alpi, dove le presidenziali le più desolanti del secolo forniscono non pochi elementi per riflettere e farsi quattro belle risate.
Ma che devo dirvi ? Non ci riesco, appena mi ci metto, mi cadono le braccia (ed i maroni, come si dice in Romagna). Il livello d’immiserimento del dibattito politico arriva ormai a dei livelli di decomposizione tali che anche tappandomi il naso non riesco più ad avvicinarmene.
In preda allo scoraggiamento, mi sono detto che quello che dovevo fare era, nel mio piccolo, cercare di elevare un po’ il dibattito e dunque (Patrizia mi scuserà, per una volta), eccovi questa bella citazione da meditare : “Nunc ubi Regulus aut ubi Romulus aut ubi Remus ?/Stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus”. La frase non è di Umberto Eco, come crederanno i più fatui tra di voi, ma di Bernardo di Cluny, monaco del XII secolo, autore del trattato De contemptu mundi (Il disprezzo del mondo, come vedete appropriatissimo alla situazione attuale).
Per quei pochi lettori di Focus In che non hanno fatto studi classici, la traduzione è più o meno questa “Dove sono ora (Attilio) Regolo, dov’è Romolo, o ancora Remo ? Della Roma delle origini non rimane che il nome, ci restano solo nomi vuoti di senso”.
L’esercizio (salutare) che vi propongo è dunque il seguente : rimpiazzate nella frase Roma con termini come “democrazia”, “impegno politico”, “disinteresse” e ditemi se anche a voi non cadono le braccia.

mercredi 15 mars 2017, par Franco Lombardi