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Non mi scappa più

Si può ridere di tutto? si sente ancora chiedere di tanto in tanto, anche se tutti conoscono la risposta. Certo, rispondo, anzi saper ridere di tutto, anche e soprattutto di se stessi e dei propri problemi, è un obbligo morale ed un elisir di lunga salute mentale. Ma ci si dovrebbe porre un’altra domanda: vale la pena di ridere di tutto?
Per esempio, vale la pena di ridere del Cavaliere che all’età sua va alle feste da ballo delle ragazzine di 18 anni, che poi la signora finisce che s’incavola?
Si può ridere di qualche migliaia di cretini delle Alpi (parlo dello Stadio) che decretano a gran grida scimmiesche che «mai ci sarà uno juventino nero»? E, di conseguenza, si può ridere dei «minus habens» della Lega (Nord, non quella Calcio), che hanno paura di non trovare più abbastanza milanesi per riempire un treno della metropolitana?
Peggio: si può ridere del PD e di quello che resta della sinistra italiana (ah, perché, resta qualcosa?)… che forse neppure loro riusciranno più a riempire un treno della metropolitana?
Ma soprattutto, si può ancora ridere di questa Italia così contenta di se stessa da plebiscitare il proprio Leader Unico (se non proprio Massimo), malgrado che il mondo intero (salvo l’altro Leader Unico da quest’altra parte delle Alpi) si chieda come si fa a tenersi un Premier come lui, coi chiari di luna che corrono.
Senz’altro, si può e si deve continuare a ridere, come dicevo, anche quando consegnamo degli esseri umani, compresi i vecchi, le donne e i bambini, alle galere del colonnello Gheddafi.
Solo, cari miei, che a me non scappa più. Leggo le brillanti imprese e le agghiaccianti dichiarazioni del Berlusca, di Maroni, di Franceschini, Di Pietro e compagnia e proprio non riesco più a ridere.
E, come in ogni western che si rispetti, non piango solo perché sono un uomo.

domenica 7 giugno 2009, di Franco Lombardi