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Questione di gender in psicoanalisi

Non solo maschio, non solo femmina.....


Da qualche anno un’ondata di sovversione delle norme che tradizionalmente regolano l’identità sessuale e i generi umani, attraversa il nostro mondo. Il diritto e la legislazione sono interpellati per dare nuove risposte a nuovi interrogativi e per dare cittadinanza legale a ciò che fino ad ora era rimasto nelle zone oscure della trasgressione, del difforme o dell’anormale. La prima considerazione che emerge rispetto ai recenti movimenti in favore del riconoscimento di stili di vita alternativi, è la costatazione che l’anatomia non è più un destino.
Ai dibattiti sui matrimoni di persone dello stesso sesso e sulle adozioni da parte di omosessuali, un altro tema si aggiunge con un vigore non più trascurabile. Esso si può riassumere in una serie di domande cruciali : esistono solo due generi : il maschile e il femminile ? Che senso ha il cosiddetto “genere neutro”, introdotto ufficialmente in Australia nelle registrazioni anagrafiche ? E infine, che cos’è un uomo e cosa è una donna, se tali categorie non sono più stabilite semplicemente dalla differenza dell’anatomia sessuale del corpo ? Domande che sono rimaste ai margini della società benpensante, ma che da tempo sono fondamentali e scottanti per molte persone, tormentate fin dall’infanzia da una non chiara identità sessuale e dall’impossibilità di situarsi nelle caselle classiche che organizzano i due generi umani, anche nella loro versione omosessuale. L’omosessuale, infatti, trasgredirebbe la “norma” nella scelta del partner, ma abitualmente non contesta il suo genere di appartenenza. I cosiddetti transessuali, definiti oggi transgender, sovvertono invece il riferimento all’anatomia in modo tale che una persona può sentirsi donna in un corpo anatomicamente maschile o uomo in un corpo femminile. Esistono inoltre infinite varianti di corpi che presentano caratteri sessuali misti lasciando nell’indecisione la determinazione dell’appartenenza a un genere preciso. I movimenti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) lottano da tempo per il riconoscimento dei diritti sociali di ogni essere umano, contro tutte le forme di discriminazione verso chi non si colloca in una delle due classi della ripartizione binaria “uomo - donna” e non si orienta nella scelta del partner di sesso opposto.
Il recente film “The Danish Girl” di Tom Hooper, che ci racconta la storia del primo uomo operato negli anni trenta per una ri-attribuzione sessuale, mostra la disperazione di un soggetto umano che non trova nessuna “nominazione” che gli corrisponda nelle etichette della società e della scienza : egli non si sente omosessuale, né pervertito, né folle, non si riconosce nella figura del travestito. Dirà piangendo alla giovane moglie altrettanto disperata : “nessuno può dirmi chi sono”.
In effetti, l’identità, oltre ad avere a che fare con il reale del corpo, è un effetto di nominazione. E la nominazione prima di essere incarnata, ci viene dall’Altro. E’ l’Altro materno, paterno, familiare e sociale che ci dà un nome, ci dice chi siamo, chi non siamo, chi dovremmo essere ; l’Altro ci assegna un posto, ci pettina e ci veste in un certo modo, ci mette i colori e gli accessori che pensa siano giusti. E’ l’Altro che ci dice se andiamo bene o no, che non ce lo dice o che ce lo dice troppo. Tutte queste carte vengono distribuite dall’Altro, ognuno mescola le sue e poi fa il suo gioco e costruisce il suo castello : sulla sabbia o sulla roccia, protetto o esposto ai quattro venti. I significanti delle nominazioni che hanno colpito l’essere del soggetto, scolpiscono e ritagliano il suo corpo, lo rendono docile o ribelle alle identificazioni assegnate, organizzando il suo modo di desiderare, di amare e di godere.
Non tutti gli psicoanalisti sono concordi e unanimi di fronte ai recenti dibattiti sociali sulle unioni delle persone dello stesso sesso e sui problemi di identità e di genere. Molti di loro si sono sollevati in difesa della tradizione etero-centrata e etero-normativa e contro le teorie di gender. Appellandosi alla funzione normalizzante del complesso di Edipo, e strumentalizzando la psicoanalisi, hanno sostenuto l’orientamento classico e tradizionale della sessualità umana e della scelta del partner. Noi non ci collochiamo su questa linea. Ci riferiamo all’insegnamento di Jacques Lacan che già negli anni settanta diceva : “La supposizione che ci sia un soggetto maschio o femmina, è una supposizione che l’esperienza rende insostenibile”1, riconoscendo nel dire dei soggetti che ascoltava in analisi, una dissimmetria fondamentale tra sessualità e biologia. Per la psicoanalisi lacaniana ciò che distingue un essere umano dall’altro non è la differenza anatomica ma una differenza del modo di godere. Contrariamente a Freud, che credeva in un solo tipo di godimento, quello orientato dal fallo, per Lacan, c’è una pluralizzazione di modi di godere che sono irriducibili all’ideale fallico normativo e universalizzante. Lacan quindi non si occupa della sessualità in termini di “genere”, ma in termini di godimento. E’ il godimento stesso, anche quello dell’eterosessuale, a non rientrare nelle classificazioni, a essere fuori dalle regole. Il godimento si impone al soggetto come un’esigenza imperiosa, ma non esiste la soluzione definitiva, non esiste un godimento ultimo che soddisfi una volta per tutte l’imperativo a godere. Il principio del piacere pone un limite a questa esigenza che altrimenti sarebbe infinita e rovinosa per il soggetto che la persegue e che ne è preda.
La psicoanalisi non tratta la questione sessuale in termini di norme o di normalizzazione, perché l’iscrizione sessuale di un soggetto non è fatta sulla base all’anatomia, ma dipende dalla “scelta” del godimento, “scelta insondabile dell’essere”, dipende cioè da una dimensione che non può essere assorbita ed espressa dall’ordine del simbolico. Secondo Lacan c’è un godimento fallico, godimento dell’organo, a cui accedono uomini e donne, e poi c’è anche un godimento supplementare, a cui accedono alcune donne e alcuni uomini, come per esempio i mistici. Questo supplemento, questo “godimento altro” è “un di più di godimento”, che resta indicibile e che non è simbolizzabile.
Anche il complesso di Edipo, caro a Freud, è messo in discussione da Lacan, che a partire dagli anni 70, ne fa uno dei tanti modi di normalizzazione, ma non l’unico in grado di gestire e riassorbire tutta la logica del desiderio. Egli non propone un Anti-Edipo alla maniera di Guattari e di Deleuze, ma un “al di là dell’Edipo”, cioè una organizzazione della posizione sessuale che non sia imbrigliata nell’identificazione al significante fallico. Ciascuno trova un arrangiamento particolare con il proprio godimento, ciascuno si situa nella sessualità con una modalità singolare che non è mai codificabile e che non risponde all’universale normativo. Niente è normalizzato nel mondo della sessualità, e questo vale per gli etero-, per gli omo-sessuali, per i bi-, i trans-, o intersessuali. Il fantasma che organizza il modo di godere di ciascuno è sempre trasgressivo e fuori norma, per questo difficilmente confessabile, anche per gli eterosessuali, e per i soggetti in cui il genere concorda con il sesso anatomico. Il fantasma che produce l’eccitazione e l’orgasmo contiene sempre un tratto di perversione non riassorbibile dal codice normativo.
In psicanalisi, ogni analizzante giunge a un certo momento del suo percorso, a parlare del proprio modo di vivere la sua sessualità, del modo particolare con cui tratta ciò, che della pulsione, è sempre “in eccesso” e non esente di angoscia.
Questa è l’etica della psicoanalisi : quella di non indietreggiare di fronte ad ogni soluzione, più o meno sintomatica, con cui un soggetto risponde agli imperativi tirannici del godimento, con cui si posiziona di fronte all’oggetto che che causa il suo desiderio. La psicoanalisi non si riconosce né nelle teorie di gender, né nei sostenitori dell’ordine naturale. In questo senso non è né di sinistra, né di destra, né trasgressiva, né conservatrice. Non è né contro né a favore delle teorie di gender, perché considera ciascuno essere umano nella sua radicale differenza e quindi difficilmente incasellabile in un genere, in una categoria, in una classe d’identificazione, anche quando queste superano la bipartizione classica e tradizionale di maschile e femminile e si moltiplicano in numerose altre denominazioni.
Che ci piaccia o no, il movimento che si è messo in moto e che sovverte il millenario assetto della società, non è arrestabile. Oggi in Francia e in Italia è possibile ottenere un cambiamento di stato civile se si forniscono, al Tribunale delle Grandi Istanze, le prove che si è veramente cambiato di sesso attraverso interventi chimici o chirurgici. L’obiettivo dei movimenti militanti per il riconoscimento dei diritti, punta alla de-medicalizzazione della procedura, cioè alla possibilità di dichiararsi allo stato civile come aventi un genere diverso dal sesso anatomico, anche senza modificazioni chirurgiche o ormonali. In Argentina questo è già possibile dal 2012. In Australia, come già accennato sopra, dal 2014 è possibile registrarsi come di sesso neutro : né donna, né uomo.
Questo “costruirsi”, questo “inventarsi” un’identità più consona al proprio modo di essere, è un processo complesso e non esente da sofferenza. Accogliere la soluzione sessuale che ciascuno riesce con fatica e coraggio a costruirsi, sarà l’alternativa alla discriminazione e alle varie forme di emarginazione e esclusione. Questo comporterà uno spostamento dalle certezze acquisite, dai ripari ideologici, che toccano la radice delle nostre identificazioni. E’ un terremoto che minaccia le sicurezze acquisite, è una rivoluzione copernicana che sposta completamente le rotazioni dei modi di vivere, di fare coppia, di fare famiglia. Ci vorrà molto tempo per accettare le sovversioni inedite, quelle che un famoso scrittore americano riassume in modo divertente in uno scambio di battute ; ad una amica incinta a cui aveva domandato se voleva conoscere il sesso del bambino prima della nascita, lei aveva risposto sorridendo : “ma sai, tanto non lo sapremo mai veramente prima dei sui 18 anni !”2

1 Lacan J., « Les non-dupes errent », lezione del 15 gennaio 1974.
2 Cunnigham Michael, « Homme ou femme : Un genre de choix », Liberation del 18 marzo 2015. http://www.liberation.fr/planete/2015/03/18/homme-ou-femme-un-genre-de-choix_1223397

jeudi 21 avril 2016, par Cinzia Crosali