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Italicum e riforme:

Nuova legge elettorale: i punti controversi


La proposta di riforma di legge elettorale presentata da Renzi in accordo con Berlusconi sta scatenando non poche polemiche, soprattutto da parte di costituzionalisti come Stefano Rodotà che temono sia protestata ancor prima di entrare in vigore. Vediamone i punti controversi.
Il premio di maggioranza, fissato inizialmente al 35% e poi al 37%, significa che un partito che ottiene il 37% dei voti, può raggiungere il 55% aggiungendo il 15% di premio. Nel caso nessuno ottenesse il 37% dei voti si andrebbe al ballottaggio. Alcuni pensano che una situazione di questo genere riprodurrebbe la sproporzionalità di vedere un partito con poco più di un terzo dei voti trovarsi con il maggior numero di poltrone. Tanto più che un doppio turno “eventuale” è una situazione piuttosto inedita. In Francia il doppio turno è previsto di regola e permette di avere una maggioranza effettivamente votata dagli elettori, “a naso tappato” o meno.
La soglia di sbarramento (percentuale minima al di sotto della quale un partito non è rappresentato in Parlamento). Per il momento fissata a 4,5% per i partiti all’interno di coalizioni e 8%per i partiti singoli più le opzioni descritte da Manuela Barberis nel suo articolo. Questo vorrebbe dire che partiti importanti come il Sel, Scelta civica, Nuovo Centro Destra, la Lega non sarebbero rappresentati … a meno che non entrino a far parte delle coalizioni principali. Un fenomeno già visto in Italia e che non garantisce la stabilità, perché tenta di far vivere insieme artificialmente partiti molto diversi tra di loro e prima o poi c’è sempre uno Scilipoti di turno che fa cadere il governo.
Le preferenze, per le quali la maggior parte delle forze politiche sono d’accordo. Perché? Perché così gli elettori possono scegliere i loro rappresentanti senza farseli imporre dai segretari. Esempio totalmente immaginario: potrei voler votare Forza Italia pur odiando la Santanché e ritrovarmela Ministro dell’integrazione. All’inizio degli anni ’90 gli italiani avevano scelto tramite un referendum di abolire le preferenze poiché i candidati avevano tendenza ad autopromuoversi un po’ troppo con i soldi pubblici e soprattutto potevano trovare voti all’interno della criminalità organizzata (cf l’articolo di Gian Joseph Morici sul voto di scambio, p. 50). Il listino bloccato ridotto a 5-6 persone come propone l’Italicum rimane quindi indigesto ai pro-preferenze così come lo sarebbe alla Consulta che ha bocciato il Mattarellum perché privava i cittadini del diritto di “incidere sull’elezione dei propri rappresentanti”.
Il bipolarismo. Senza alcune correzioni al progetto Renzi-Berlusconi, il rischio è che si riproponga il duello dei capi a cui abbiamo assistito per decenni: la necessità di aggregarsi in coalizioni forti ridurrebbe di nuovo silenti le tante voci delle minoranze che rendono un paese democratico. Lo vediamo nel ritorno del figliol prodigo Casini all’ovile del centrodestra (pronunciare b-e-r-lu-s-c-o-n-i) poiché anche da pregiudicato è l’unico che può attirare i voti degli italiani verso l’agognato 37%. I corsi e ricorsi della storia elettorale.
L’abolizione del Senato. Non è strettamente legata all’Italicum, ma cambierebbe non poco il sistema elettorale. Nell’ottica di ridurre i costi della politica e soprattutto di evitare che le leggi si infossino negli infiniti andirivieni tra Camera e Senato, una delle proposte sarebbe quella di trasformare il Senato in “Camera delle autonomie”, senza possibilità di eleggere direttamente i senatori e senza che questi ricevano alcuna indennità (un risparmio, secondo Renzi, di 1 miliardo di euro). Altra novità è che non possano votare la fiducia al governo. Questo porterebbe a superare il “bicameralismo perfetto” in cui le due camere sembra facciano la stessa cosa (e un po’ così è).
Il Senato è nato, nella mente dei costituenti come un organo di “garanzia”, per evitare che le leggi venissero fatte ed approvate a circuito chiuso in una sola camera (d’altra parte quasi tutti i paesi ne hanno due e la Francia ha spesso governato stabilmente con numeri diversi alla Camera e al Senato). Per essere garante però deve mantenere le funzioni che ha, fiducia compresa. Quello che invece è importante differenziare sarebbe piuttosto il carattere regionale del Senato. Che poi in fondo, visto che la Camera è eletta in base a “circoscrizioni” non è molto diverso. Tra l’altro in caso di mantenimento del Senato, l’Italicum prevede un’elezione in contemporanea e con modalità analoghe, cosa che rinforzerebbe l’idea che le due camere siano un inutile doppione.
Che non si debba invece cambiare le regole per la Camera ed eleggere i deputati su base nazionale, che eviterebbe anche lo scambio di voto con favori ai corregionali?

martedì 18 febbraio 2014, di Patrizia Molteni