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Ogni promessa di Bajani

"Ogni promessa" di Andrea Bajani, MondadoriBajani, un autore di cui si aspetta con ansia e curiosità il titolo a venire appena terminato il libro che si sta leggendo, almeno sino ad ora. Ma dubito che la vena creativa di un giovane autore così prolifico nell’arco di pochi anni, possa darci un prodotto deludente.
Si può paragonare al buon vino che, invecchiando, acquista quella morbidezza, quella rotondità e quelle sfumature che lo rendono sempre più apprezzabile ed apprezzato.
Ogni promessa è una storia d’amore che è finita, ma per essere chiusa definitivamente deve passare attraverso segreti, ricordi, sensazioni che rimangono come pesi infiniti quando prendono la strada del non detto, quando vengono chiusi o si chiudono in cassetti segreti.
All’inizio, quando ancora tutto deve cominciare per noi lettori, Bajani ci affascina con una descrizione e definizione del “Noi” che la protagonista utilizza per parlare della coppia, un “Noi” su cui riflettiamo e che cerchiamo di riportare alla nostra esperienza. Cerchiamo di capire se, come spesso accade, lo scrittore dà parole alle nostre sensazioni, esprime “esattamente” quello che abbiamo dentro e che il più delle volte non sappiamo né scrivere né tantomeno dire utilizzando quel linguaggio verbale, quella ricchezza di parole che è a disposizione di ognuno ma che solo in pochi riescono a declinare.
Già dalla prima pagina quindi, gli occhi si staccano dal libro spinti dalle parole e i pensieri sull’onda delle parole, vagano per lidi propri, per tornare al brano, rileggere, gustare.
E sull’uso delle parole si ferma più avanti : “…parlavamo con parole prese a noleggio e le usavamo così, per spostarci da un punto all’altro. Ma eravamo pronti a restituirle a discorso finito, vederle tornare sugli scaffali, come pattini vuoti.”
E l’uso così intenso ma equilibrato delle parole dà voce ai segreti, dà limpidezza a situazioni lontane e nebbiose, fa emergere pian piano, con tratti sicuri la figura e la storia di un nonno rimasto sullo sfondo della storia, ma fulcro e motore della storia stessa con le sue ossessioni della campagna di Russia del 1943.
Sulla sue tracce Pietro cammina, in un’estate priva di senso, per ritrovarsi nelle guerre altrui, nella Russia così lontana geograficamente, ma così vicina, per trovare risposte, per cercarle in se stesso, per ritrovare un principio, un inizio su cui ricostruire.
Si torna all’importanza delle parole, alla scelta di quelle giuste per descrivere, per creare in immagine quanto di più inafferrabile : il pensiero, la sensazione, il ricordo perché è dalla scelta delle parole che deriva il loro percorso dentro di noi, il loro arrivare a toccare la poesia che appartiene ad ognuno di noi.
Per esempio la parola “dolore” - che Sara, la protagonista femminile, si porta continuamente nel cuore, coniugata ad un segreto profondo - è già di per sé un suono così lordo di consonanti che solo a stento, appoggiandosi alle vocali, temprano la durezza. Ma Pietro lo vede in maniera fisica quel dolore : è qualche cosa che Sara si porta addosso come un uomo portato sulle spalle, ti sembra di vederla dannarsi con questo peso, diventato ad un tratto concreto sulle sue spalle, un carico che le fa tremare le gambe e lei si china su se stessa.
Si vive lo sfinimento di questa lotta, il sorriso della sconfitta, il caricarsi di nuovo di quel peso.
Bajani è il poeta delle immagini dell’astratto come nel notevole brano di Se consideri le colpe nel quale scrive dell’ora del mattino in cui “le luci della città si spengono tutte insieme in un unico momento“ un momento magico se a qualcuno è capitato di esserci. “Bisogna restare fermi davanti alla finestra e guardare, non distrarsi, non fare pensieri, che i pensieri sono come le mani di qualcuno che ti arriva da dietro e ti copre gli occhi, non ti fa vedere più”.
Se questa non è poesia !!

dimanche 17 avril 2011, par Annamaria Molteni