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Papiers d’identité

Adesso che il nostro Grande Sarko ha dato frettolosa sepoltura al cadavere puzzolente del dibattito sull’identità nazionale, penso se ne possa dire qualche parola spassionatamente.
L’idea di Stato-Nazione è un rimasuglio storico che sopravvive ormai quasi solo in Francia e che identifica una nozione politica (lo Stato) con un’altra di territorio (la nazione, dal latino natus, insieme delle persone nate in un medesimo luogo): strana idea per un paese che estende i suoi confini dalle Alpi all’Oceania, passando per i Caraibi, il Sud America e l’Oceano Indiano.
La gioventù europea (ed extra-metropolitana) si è gioiosamente scannata nei due secoli passati nel corso di una sequela interminabile di massacri condotti al grido di « Vive la Nation ! ». Mi sembra che il momento sia venuto di passare a dei concetti meno bellicosi, ora che abbiamo un parlamento, una moneta e delle leggi europee.
Quanto poi ad associare l’idea di nazione a quella di identità (che vuol dire essere identici, o quanto meno simili), mi pare una delle più belle idiozie che possano essere proferite, specialmente in Francia, non foss’altro che per i motivi geografici ai quali ho già accennato. Non voglio negare che esistano delle «identità», ma esse non possono essere al massimo che regionali, ed il termine esatto mi sembrerebbe culturali. In effetti, essere italiano è, per me, un’identità culturale, che non cambia secondo il paese dove poso le mie valigie, né secondo i pezzi di carta (d’identità) che i vari Eric Besson vogliono graziosamente concedermi o negarmi. Del resto, cosa ci si può aspettare da uno le cui idee (??) politiche cambiano con la rapidità con cui cambia di tessera di partito ?
Nella mia identità culturale (la Romagna) questi esseri si chiamavano dei voltagabbana ed erano oggetto del più profondo disprezzo, ed a volte di qualche schioppettata. Ma i tempi sono ben cambiati…

venerdì 2 aprile 2010, di Franco Lombardi