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Parigi, senza passare dal via

«Arrachez-moi le cœur vous y verrez Paris». Così recita un verso di Louis Aragon, colui che in opere come Le Paysan de Paris e Anicet ou le Panorama, roman, ha dato vita, insieme ad André Breton, Robert Desnos, Philippe Soupault e tutto il resto della brigata surrealista, ad alcune delle più belle pagine letterarie dedicate a Parigi. «Capitale del XIX secolo» per Walter Benjamin, «capitale de la douleur» per Paul Éluard, Parigi è stata senza alcun dubbio il luogo in cui il discorso romanzesco, per almeno due secoli, sembrava nascere e letteralmente intrecciarsi, confondersi, col ritmo stesso della vita che andava dispiegandosi nelle sue strade. Ernest Hemingway definì Parigi e gli anni in cui vi visse, anni in cui «eravamo molto poveri e molto felici», una «festa mobile».
Il libro di Francesco Forlani, Parigi, senza passare dal via (Laterza, Contromano, 12 €), è un inno alla città - Parigi -, un inno alla vita di questa città, un inno, in definitiva, alla vita stessa intesa come una perenne, ininterrotta, intensa festa mobile. Come per il libro di Hemingway il sottotitolo del libro di Forlani potrebbe essere «gli anni di apprendistato». Modellato su esperienze biografiche dello stesso Forlani, Parigi, senza passare dal via è ora un libro di mémoires che raccoglie le avventure picaresche di un giovane scrittore napoletano (anzi, «napoletano di Caserta, per la precisione», come ci tiene a sottolineare il narratore/protagonista) che parte per Parigi con un biglietto di sola andata con l’intenzione di fondare una rivista letteraria, ora una vera e propria guida sentimentale alla ville lumière. La stessa struttura del libro si presta a questo utilizzo. Ogni capitolo, infatti, riporta accanto ad un breve titolo anche l’arrondissement in cui ha luogo l’azione ed un disegno che lo localizza all’interno della scacchiera dei venti arrondissements parigini. E, verosimilmente, le avventure del narratore/protagonista finiscono col coprire, mappa alla mano, la quasi totalità della geografia urbana parigina. Il risultato finale ricorda da vicino un progetto abbozzato da Walter Benjamin. Nel frammento autobiografico Berliner Chronik Benjamin racconta come per anni avesse accarezzato l’idea di “strutturare graficamente in una cartina geografica lo spazio della vita [bios]”. Con questo bio-grafico, Benjamin avrebbe voluto rinnovare il concetto di biografia rinunciando al tempo e alla storia, e sostituendoli con la struttura della città. L’immagine finita avrebbe registrato la sua personale conquista della città, i settori da lui occupati, vale a dire le zone e i luoghi di cui si era fatta esperienza. Questi dati avrebbero rappresentato a tutti gli effetti un documento tramite cui la topografia della città non sarebbe stata più mera astrazione oggettiva dello spazio, ma astrazione di uno spazio che attraversato dalla soggettività e dall’esperienza, avrebbe convertito lo spazio altrimenti neutro della città in spazio vissuto. Il progetto di Benjamin, in definitiva, aspirava a concepire la città non più soltanto come un’archeologia della Storia e del sapere umano stratificato nelle sue architetture ma archeologia e documentario della propria storia individuale. É allo stesso dettame che risponde il libro di Francesco Forlani. La città è intesa come archeologia e documentario della propria storia individuale. Nel libro di Forlani, infatti, la narrazione, declinandosi come un romanzo di formazione sotto le mentite spoglie di una guida alla città (numerosi sono i nomi a cafés, brasseries, bistrots, gallerie d’arte, ecc.) si presta a colorare la parola ‘guida’ di una doppia valenza che si potrebbe così articolare: guida ad un’educazione sentimentale. Ed una guida, per un homo ludens quale è Forlani non potrebbe fare a meno che essere anche un manuale di istruzioni per organizzare un gioco. Ed è così che il Monopoli a cui si fa riferimento nel libro finisce con l’assumere lo stesso significato simbolico della Rayuela di Cortázar: un lungo, immenso gioco del mondo quale altro non è questa stessa vita.

Parigi, senza passare dal via.
di Francesco Forlani
Laterza, 12 €.

giovedì 4 luglio 2013, di Giovanni di Benedetto