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Parliamo d’altro

So che molti di voi mi attendono al varco, dicendosi che, poiché le elezioni si avvicinano, vi parlerò del presunto ritorno sulla scena “politica“ (?!?) dell’Innominato, della Cosa. Invece no, perché non sta bene dire del male dei morti ed esso, benché mummificato, è ormai da tempo cadavere.
Parleremo dunque d’altro, per non doverci occupare della risorgenza di un’erede di Bettino Craxi. I più giovani fra voi avranno forse la fortuna di non sapere neppure di cosa parlo, la grande ala d’oblio avendo loro risparmiato la visione orrifica dell’allora Ministro Gianni de Michelis, 130 kili circa di prosopopea e brillantina, che spadroneggiava tra fiere, mercati e teatri, calpestando sterco di vacca in compagnia di una mezza camionata di prostitute. Oggi, la figlia del Bettino ci fa l’onore di presentare come capolista alla Camera il suo contemporaneo (del puttaniere) Moggi Luciano, classe 1937, un giovane virgulto, il cui maggior titolo di gloria è di esser riuscito ad affondare quasi un secolo di Vecchia Signorilità juventina in un barile di escrementi e di scommesse truccate.
Parleremo dunque d’altro, per non dover rilevare le poco onorevoli manovre della… come chiamarla ? Sinistra? Opposizione? (ma a cosa, visto che nessuno pare essersi opposto, in Parlamento, al Pronunciamento che ha portato al potere l’ineffabile Professor Monti ?)… insomma, per farla corta, del PD, che già si contorce per cercare come spiegarci le sue future, inconfessabili, alleanze.
Parleremo d’altro per non doverci attardare sui guasti irrimediabili della senilità avanzata sul cervello di Marco Pannella, ormai da tempo immemore obnubilato dalle overdose di cappuccino.
Parleremo d’altro, per non doverci ancora turare il naso per poter trattare del caso clinicamente senza speranza di Umberto Bossi e la sua banda di padanolesi.
Parleremo dunque d’altro… ma già lo spazio ci manca, perché quando l’esercizio supremo della democrazia avanza, non c’è più modo di parlar d’altro, come nei migliori regimi totalitari.

martedì 5 febbraio 2013, di Franco Lombardi