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Accueil > Cultura > Cinema > Pasolini what’s else ?

Speciale Mostra di Venezia a cura di Margherita Teodori e Guseppe Delauri

Pasolini what’s else ?


È la storia di Pier Paolo Pasolini, o meglio, la sua ultima notte.
Abel Ferrara sceglie di mettere in scena il non tanto più misterioso omicidio del regista di “Accattone”, avvenuto la notte del 2 Novembre del 1975.
Attraverso fatti di cronaca, fantasia, sogno, libri e film in lavorazione, Ferrara ricostruisce le ultime ore di vita di Pasolini senza rinunciare ad una descrizione totalizzante del “personaggio”.
Occhiali scuri, corpo inquieto, parole potenti e volto scavato, affilato e fuori dal tempo, Willem Dafoe è Pasolini, poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo ed editorialista italiano.
“Sul passaporto scrivo semplicemente scrittore” – semplifica lo stesso Pasolini.
Per noi è stato molto di più – si sa – considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali del ventesimo secolo si fece coraggiosamente testimonianza di una società che stava cambiando, in peggio. Chi non ricorda quel tagliente articolo uscito sul Corriere della Sera il primo febbraio del ’75 ? “Nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato : e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta). Quel "qualcosa" che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque scomparsa delle lucciole”. Chi non ricorda la Ballata delle madri ? Pasolini ha da sempre suscitato forti polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi. È per questo che lo abbiamo amato, perché ha saputo scuotere le coscienze italiane, e le ha rese almeno un po’ migliori, almeno un po’ più critiche.
“Pier Paolo stava ogni giorno in tribunale, si beccò trentatré denunce, anche per aver parcheggiato in divieto di sosta ! Pasolini era ormai nel mirino di tutti.” – ricorda Ninetto Davoli in conferenza stampa.
“Ho voluto sottolineare l’appassionata energia nell’andar sempre controcorrente e la sua volontà di non arrendersi.” – aggiunge Ferrara. – “Ho voluto raccontare della sua vita, delle sue passioni e compassioni.”
Conclude poi Ninetto Davoli : “Non credete a quelle stupidaggini che sono state cucite addosso alla figura di Pasolini ! Pier Paolo ha sempre affrontato la vita in maniera allegra. Siamo stati intrappolati da un sistema consumistico, violento e spietato ; e purtroppo Pier Paolo è rimasto vittima di quel sistema che tanto criticava e denunciava”.
Pasolini muore, e a 50 anni dalla presentazione de “Il Vangelo secondo Matteo” (1964) a Venezia, torna alla Mostra del Cinema, magistralmente interpretato da Willem Dafoe, uguale in maniera impressionante, almeno nell’aspetto.
Una scelta registica azzardata, non solo una volta, una quasi ossessiva ricorrenza alle inquadrature sul taglio della bocca degli attori. Singolare, eppure non debole.
Una fotografia molto cupa, che svela e nasconde. Un’Adriana Asti sempre bravissima, un Mastandrea dal pessimo inglese, un Ninetto Davoli teneramente invecchiato e uno Scamarcio sempre uguale. Ma il film funziona, è sincero. Anche in questo caso - come ne “Il giovane favoloso” - sarebbe stato difficile azzeccare il colpo. E forse nemmeno ce lo saremmo aspettati. La pellicola ha comunque suscitato lunghi dibattiti, in pieno stile pasoliniano.
Forse è vero, questo articolo ha voluto parlare un po’ troppo di Pasolini e un po’ meno del film, ma credo non esista Ferrara che riesca a far parlare tutto ciò che è, e fu Pieruti per la nostra storia.

mercredi 15 octobre 2014, par Margherita Teodori