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Patrizia Bisson, pluriterremotata suo malgrado

Patrizia e Michel Bisson con Jefferson Patrizia Bisson, insegnante, membro attivo dell’esecutivo dell’APIRP, presidente dell’associazione France-Frioul, ai terremoti ci è abituata. Il primo che ha veramente “sentito” è in Friuli, negli anni ’80, aveva poco più di vent’anni. Non era quello del ’76 ma non c’era male. Il secondo se l’è andato a cercare in Grecia nel 2000 durante un viaggio nel Peloponneso e alle isole di Corfù e Cefalù, con il marito Michel. Il terzo, poco più di un mese fa, ad Haiti dove si era recata, sempre con il marito, a prendere il figlio adottivo, Jefferson. Patrizia scherza, mi racconta i problemi del figlio che non ha ancora l’adozione definitiva (ci vorrà ancora un anno) ma non riesce ad avere il permesso di soggiorno : gli uffici dello stato civile e gli archivi nazionali sono distrutti, difficile quindi poter riunire tutte le carte necessarie. Siccome la conosco e so che è una “tosta”, come dicono a Bologna, oso affrontare il tema del terremoto : cosa si prova ? “All’inizio è paralizzante : non sai cosa sta succedendo, il tuo cervello ci mette un po’ a capire, non sai cosa devi fare per proteggerti, per salvarti”. Al terzo terremoto, Patrizia e Michel ci hanno messo un po’ meno a capire, l’abitudine, ma soprattutto il fatto che avessero addosso la responsabilità dei bambini, il loro ma anche tutti altri, bisognava agire in fretta. Loro, i bambini, erano sotto shock, non potevano capire. “E dopo un terremoto ?”, insisto. “Sei in una nuvola di non-esistenza. Fai fatica a crederci, ti chiedi se gli altri hanno sentito le stesse cose” dice Patrizia. “E ancora dopo ? Lo sgombro delle macerie ? La ricostruzione ? Il Friuli è dato come uno degli esempi migliori…”. A parte che sua zia è rimasta 2 anni sotto una tenda e baraccata per altri 11 e che comunqe non ha potuto ricostruire la sua casa nello stesso posto, in effetti in Friuli è andata meglio che altrove. E’ una regione autonoma, con gente economa, che aveva dei risparmi, con 1.000.000 di friulani nel mondo che hanno mandato fondi, che sono venuti di persona ad occuparsi delle loro case al paese e di altre, mi spiega. Anche se in parte montagnosa, le vie di comunicazione sono più facilmente percorribili dall’Austria, ma anche dal resto d’Italia. Non è così a Haiti dove l’aereoporto ha una sola pista, il porto è un po’ “antiquato” e le strade sono ancora disastrate dalle inondazioni di 2 anni fa. Anche il paese è praticamente senza governo : “non si vedeva la polizia locale, solo caschi blu e non c’erano messaggi alla gente per dire loro cosa potevano fare … erano un po’ lasciati a loro stessi”. Una ricostruzione che è in realtà una costruzione, cercando di rispettare le regole antisismiche, di dare alla gente infrastrutture vagamente moderne. Ma di questo per loro, che ricchi non sono, chi si occuperà ?

samedi 3 avril 2010, par Patrizia Molteni