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Per Tonino Guerra

Testo di Morena Campani in omaggio al suo "padre artistico"

Tonino Guerra a Cervia nel quadro della serie di eventi, organizzati da Morena Campani, dal titolo "Guerra a Ravenna". Foto di Gianluca Liverani 10 giorni esatti dopo che la morte ha incontrato mio padre, è venuta a prendere anche il mio padre artistico, colui che mi ha fatto scoprire la scrittura del cinema, che mi ha insegnato quello spazio o quel tempo dell’attesa creativa.
Quando lo chiamai la prima volta per quell’intervista su Abitare, gli chiesi se dovevo mandargli le domande che gli avrei posto. Lui mi rispose : "Che cosa c’è di più bello di quel momento fra la domanda e la risposta ?"
Mi ha costruito questa frase, la utilizzo in tutte le salse e dà un senso a tutti i silenzi creativi.
Poi ci fu qlcosa di forte, una poetica frequentazione che portó all’approfondimento di Pasolini e di Beckett.
Tonino ! Che si è sposato con Nora al Cremlino ed aveva come testimoni Antonioni e Tarkoskji... Tonino ! Che ha scritto Il deserto rosso, Amarcord, Nostalghia... Tonino ! Che se n’è andato con l’aquilone...! Il deserto rosso è il film che mi ha dato la luce, che m’ha insegnato il colore. Io vivevo di fronte a quella Centrale Enel e decisi di entrare, un giorno, passando. Il rumore delle caldaie corrispondeva alla colonna sonora del film. Questa cosa mi entró dentro, quel suono mi penetró. Decisi di produrne qualcosa ed invitai Tonino ed Antonioni alla centrale, 35 anni dopo le riprese del film. Antonioni era a Ravenna per la cittadinanza onoraria e tenne la mano a mia figlia Anna che era appena nata! E Leo, mio figlio, alla fine della serata ha urlato le parole del finale del film : “Allora se un uccellino passa lì in mezzo, muore?”. E qualcuno fra le luci dell’installazione rispose : “Ma gli uccellini ormai lo sanno e non ci passano più!
Quando lo invitai a Marina per l’Asta delle opere monumentali per il festival “Terra di mare”, lo feci installare nel piccolo spazio del battitore d’asta per il pesce e perse l’equilibrio su una sedia troppo piccola in quello spazio troppo piccolo... Sua moglie Nora si infurió, perchè portó un male al ginocchio per diversi giorni, in seguito!
In quel periodo mi telefonava fino a 3 volte al giorno, per parlare, approfondire, creare...
Poi mi dedicó quel libro d’autore realizzato col direttore del Bolshoi, quando gli dissi che volevo partire a Parigi, non potevo andarmene senza la sua storia del Generale.
Con Anna, mia figlia, passavo di tanto in tanto da Pennabilli. Le raccontava la storia della vecchina a cui erano rimasti solo 3 capelli. E così ogni sera Anna voleva che gliela raccontassi! E poi dedicó a lei un disegno della chioccia.
Un giorno mi fece arrossire raccontandomi la poesia che aveva preparato per il Casanova di Fellini. Disse che voleva vedere se avevo le lentiggini.

OSCIA LA FIGA

La figa l’è una telaragna

un pidriùl ad sàida

é sgarzùl ad tòtt i fiéur;

la figa l’è una pòrta

ch’la dà chissà duvò

o una muràia

ch’u t tòca buté zò.

U i è dal fighi alìgri

dal fighi mati s-cènti

dal fighi lèrghi e stretti,

fighi de caz

ciacaròuni ch’al tartàia

e quèlli ch’al sbadàia

e a n dòi una parola

gnènca s’ta li amàzz.

La figa l’è una muntagna

biènca ad zòcar

una forèsta in dò ch’e’ pasa i lop

l’è la caròza ch’la tòira i caval;

la figa l’é una balèna svòita

pina ad aria nira e ad lòzzli,

l’è la bascòza dl’usèl

la su còffia da nota,

un fòuran ch’e’ brèusa inquèl.

La figa quand ch’e’ tòcca

l’è la faza de’ Signour,

la su bòcca.

L’è da la figa ch’l’è avnèu fura

e’ mond sa i èlbar, al novli, e’ mèr

e i òman éun a la vòlta

e at tòtt al razi.

Da la figa l’è avnù fura ènca la figa.

Os-cia la figa!

OSTA LA FIGA

La fica è una ragnatela

un imbuto di seta

il cuore di tutti i fiori;

la fica è una porta

per andare chissà dove

o una muraglia

che devi buttar giù.

Ci sono fiche allegre

delle fiche matte del tutto

delle fiche larghe e strette,

fiche da due soldi

chiaccherone o balbuzienti

e quelle che sbadigliano

e non dicono una parola

neanche se le ammazzi.

La fica è una montagna

bianca di zucchero

una foresta dove passano i lupi,

è la carrozza che tira i cavalli;

la fica è una balena vuota

piena di aria nera e di lucciole,

è la tasca dell’uccello

la sua cuffia da notte,

un forno che brucia tutto.

La fica quando è ora

è la faccia del Signore,

la sua bocca.

E’ dalla fica che è venuto fuori

il mondo con gli alberi le nuvole il mare

e gli uomini uno alla volta

e di tutte le razze.

Dalla fica è venuta fuori anche la fica.

Osta la fica!

Testo tratto da : Tonino Guerra, Il miele, Maggioli 1976

Poi mi raccontó per filo e per segno la sceneggiatura per il film che voleva realizzare con Antonioni ed uno staff straordinario fra Sophia Loren e Clint Eastwood : "Destinazione Verna"
Recentemente gli ho proposto di riprendere la sceneggiatura e realizzarlo.
Portale per il Santuario della Madonna (nei pressi di Riccione), realizzato da Arnoldo Pomodoro su un disegno di Tonino Guerra. Foto di Gianluca Liverani.Qualche anno fa, arrivando in Italia, lo chiamai e m’invitó a vedere il Dalai Lama che andava a Pennabilli per installare la campana in memoria del frate Penna che era partito secoli fa a professare la parola di San Francesco fino in Tibet, dove ancora vive la Comunità. L’incontro coi due è stato qualcosa di davvero indimenticabile. Lo sguardo del Dalai Lama l’ho portato sullo stomaco 3 giorni e quel viaggio dalla piazza centrale fino al luogo dell’installazione, passando per le stradine dove la gente gettava petali di fiori gialli che, circondata dal Lama e da Tonino, mi sembrava piovessero tutti su di me...!
Abbiam discusso, spesso ci siamo alterati, ha anche rifiutato di vedermi perchè non voleva far soffrire sua moglie... Quando Gian Luca Liverani ha esposto le fotografie delle sue opere monumentali, gli ho detto che secondo me non aveva trovato l’ "Antonioni" nell’architettura e non gli è affatto piaciuta come battuta. Ma gli ho scritto in seguito che intendevo sempre accesa e viva la sua impronta portica, ma che per metterla in opera serviva un animo altrettanto poetico, sensibile, aperto, disponibile... Quell’opera di Cervia ? Quando ultimamente andavo a trovare mio padre, portavo i miei sogni su quel tappeto volante sull’acqua piuttosto che nell’aria...
Posso dire, per concludere, che in questo marzo 2012, ho perso i miei padri e che Tonino mi ha regalato di farlo il giorno del mio compleanno. Grazie!

mercoledì 11 aprile 2012, di Morena Campani