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Piccoli droni crescono


Cos’è un drone? In inglese, da cui la parola viene, è l’ape da miele maschio. Ma ormai nel linguaggio comune di tutte le lingue significa aereo o elicottero senza pilota a bordo, capace in varie misure di volare autonomamente, e in certi casi perfino di tornare a casa da solo. Il grosso vantaggio di un aereo senza pilota è di poter risparmiare non solo sul peso dell’umano, ma anche su tutto ciò che serve a servirlo: la cabina, la corazza, il paracadute, il seggiolino eiettabile, i controlli e i sistemi di sopravvivenza, ossigeno, pressione, etc., che pesano molto più di un essere umano.
Liberi dal pesante umano, si possono costruire droni di tutte le misure: dal “Micro Drone”, che costa cento dollari ed è grande quanto una mano, al “Parrot AR Drone”, che ne costa trecento e si può guidare con un telefonino, perché in realtà sa volare da solo e bisogna solo dirgli di andare avanti, indietro, a destra, sinistra, su e giù o girare su se stesso.
Questi oggetti portano tipicamente una telecamera e sono ormai un aiuto indispensabile per cartografia e ispezioni del terreno, anche se ci sono problemi per la privacy, come d’altronde per quasi tutti i nuovi sviluppi tecnologici.
I problemi veri nascono per un altro tipo di drone, quelli militari. Gli USA hanno fatto ampio uso del “Reaper” (mietitore) per bombardare il Pakistan, generando accese ed imbarazzate discussioni sulla moralità della cosa. Il Reaper viene guidato da remoto, con il pilota seduto in poltrona alla base, fuori da ogni pericolo.
Mi ricorda la rivoluzione che le armi da fuoco portarono nella cosiddetta “arte della guerra”. Mentre prima del loro avvento i coraggiosi ed i più forti erano in qualche modo avvantaggiati, con le armi da fuoco la situazione si rovesciò di colpo. Morale? Come usare male cose di per sé buone.
Le grandi innovazioni tecnologiche cambiano sempre il mondo molto più di quanto i loro contemporanei vogliano vedere. Sta succedendo proprio ora con l’automazione.
I nostri governanti continuano a ripeterci che la crisi sta finendo, ma che i risultati non arrivano ancora a far diminuire la disoccupazione. Ma siamo proprio sicuri di quell’“ancora”? Quanti posti di lavoro ogni giorno vengono sostituiti da robot? E quanta gente ancora bisognerà licenziare per far posto all’automazione? Il sogno era che l’automazione avrebbe liberato l’uomo, ma doveva succedere a scapito del troppo lavoro da catena di montaggio, per lasciarci il tempo di fare lavori più belli ed interessanti. Che però richiedono più istruzione. E il cane della politica invece continua a mordersi la coda a sangue.
I nostri, e gli altrui governanti mi appaiono sempre più lontani, non solo da noi, ma anche da un mondo che la scienza e la tecnologia stanno cambiando a enorme velocità. Qualche potente ogni tanto cerca perfino di spegnere Internet!

martedì 6 maggio 2014, di Luciano Trasatti