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Pietro Cuomo : l’Ufficiale e il Gentiluomo

Con andata semplice la redazione punta l’obiettivo sui piccoli disfunzionamenti dell’Italia, con lo sguardo di chi ci torna solo occasionalmente, dopo anni di residenza all’estero. Questa nuova rubrica, invece, vuole evidenziare storie e personaggi di un’Italia che funziona, nonostante gli esempi deleteri di chi dovrebbe guidare il paese.
Cominciamo, in questo numero, con un ufficiale dell’Anagrafe d’eccezione :
Pietro Cuomo.

In pieno agosto mi sono rivolta all’Anagrafe di Caserta per un caso di sottrazione di minori : il padre dei bambini aveva bisogno, per lanciare le pratiche, di un certificato di nascita dei figli. Parlo con un impiegato allegro ed accomodante che mi consiglia di mandare la richiesta con il pagamento di 5 centesimi per ogni certificato e una busta preaffrancata. Risponde al nome di Pietro Cuomo, che pronuncia con la “o” stretta e lunga [kuoooomo], alla napoletana, che mi apre una finestra su tutto il golfo di Napoli. Metto giù e già sorgono i primi problemi : metto delle monetine nella busta ? E come faccio a preaffancare con un francobollo francese ? Il signore alla ricerca dei figli, casertano, risolve tutto con un “Bé ? Mettiamo 5 euro e ci pensa lui !”. Scettica, eseguo ed aspetto. 15 giorni dopo ricevo i certificati richiesti. Meraviglia.
La cosa si ripete in settembre, per un altro certificato senza il quale la macchina burocratica francese non poteva procedere. Con la stessa puntualità ricevo i certificati, stavolta con il resto delle due spedizioni meticolosamente disposto in ordine di valore e di grandezza (dai 2 euro ai 10 centesimi) e tenuto da scotch. Tripla meraviglia !
Ho voluto sapere chi ci fosse dietro quel gesto fuori dal mondo (per lo meno quello attuale).
Cuomo è nato a Castel Morone, un paesino nelle montagne del casertano. Il padre, “completamente analfabeta ma di un’intelligenza grandiosa” li fece trasferire a Centurano, ancora più vicino alla città, “per dar loro un futuro migliore”. Con un diploma di ragioniere e quasi una laurea in Scienze biologiche (gli mancavano tre esami) viene assunto in un servizio del Comune di Caserta dipendente dal Ministero per i Beni culturali ed ambientali che formava le giovani leve. Con il terremoto del 1980 viene assunto “per dare una mano” e rimane poi come impiegato in sovrannumero (erano definiti “i giovani della 285” dal numero della legge che li aveva fatti entrare in servizio).
“Dal 1983”, racconta, “mi sono ritrovato ad avere a che fare con gli eventi importanti nella vita di un individuo e cioè nascita, matrimonio e morte” come Ufficiale di Stato di Civile e di Anagrafe prima in un ufficio periferico (Briano, frazione di Caserta), poi alla “Centrale”. Contemporaneamente coltiva la sua passione per la fotografia e crea, con la moglie, un’attività che diventa ben presto un punto di riferimento per professionisti ed amatori.
Una routine, quella dell’ufficio Anagrafe che potrebbe stargli stretta, se non fosse per quel suo sguardo – da fotografo, forse – sulla bellezza del mestiere. “Il nostro è un lavoro come tanti”, spiega, “ma di diverso c’è che si ha a che fare con la gente reale di tutti i giorni percependo da vicino l’emozione che accompagna questi eventi così importanti. Certo, non mancano i momenti di tensione e nervosismo che solo l’esperienza ci da la capacità si saper gestire”. “C’è in me, come nei miei colleghi”, continua, “la volontà di servire gli utenti, di risolvere problemi che a volte richiedono lunghe ricerche nella considerazione e speranza di essere d’aiuto a qualcuno. Tanti ci scrivono dall’estero per ricercare antenati che risulta difficilissimo trovare e grande è la nostra soddisfazione quando si hanno risultati positivi”.
Non posso che concordare con lui quando dice di riconoscere nel Sud “una maggiore capacità e passionalità nel lavoro”. Da due anni si porta in ufficio il proprio computer, pur continuando a chiedere i mezzi materiali per poter svolgere il proprio lavoro.
Negli ultimi anni ha subito due grossi interventi all’Ospedale Civile di Caserta ma è sempre al suo posto, penna in mano, computer davanti agli occhi (e l’inseparabile macchina fotografica accanto), “con la gioia nel cuore ed il sorriso sulle labbra” che è diventato il suo motto.
Mi spiega che nel suo ma in molti uffici, “tutto va avanti perché ci sono persone con la coscienza di voler far funzionare le cose… ma chi dirige spesso sta solo a guardare e risulta essere sordo ad ogni richiesta o segnalazione del dipendente zelante… tanto che spesso questi finisce con lo stare zitto fregandosene di quello che succede intorno”.
E’ questo il bello dell’Italia, che accanto agli infidi Umberti Bossi, che vorrebbero staccare il Sud dall’Italia, ci sono anche persone che, malgrado tutto, mantengono la rotta.

jeudi 30 décembre 2010, par Patrizia Molteni