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Piss & Love

Il 2009 si è chiuso all’insegna dell’odio, dopo il deprecabile “attentato” a Silvio Berlusconi quando uno squilibrato ha colpito il Premier ferendolo al volto con una statuetta del duomo, o almeno così pare. Che si attenti alla vita di alti rappresentanti della politica o della religione è una cosa che va con la funzione, prova ne è la scorta attribuita a questi personaggi a rischio. Dai tempi dei tempi re, imperatori, primi ministri, presidenti, papi sono stati feriti o uccisi con armi vere – coltelli, bombe, fucilate. Vi ricordate il “tu quoque, fili mi” di Giulio Cesare, pugnalato da una congiura di cui faceva parte il suo più stretto collaboratore, quello che considerava suo figlio? Era il 44 … avanti Cristo (un’altra vittima dell’odio e dei traditori). Non c’è da stupirsi allora che anche Berlusconi sia stato vittima di un attentato eppure uno dei pochi a dirlo è stato Umberto Eco, dalle colonne dell’Espresso (“La tintura di odio”), sopreso dal discorso politico che l’attentato ha suscitato.
Si è subito gridato alla campagna d’odio, secondo alcuni alimentata e mediatizzata dalla stessa maggioranza, secondo altri lanciata dall’opposizione attraverso le manifestazioni degli ultimi mesi. Hanno persino riesumato un “partito dell’amore” per il quale dal male (il gesto inconsulto di Tartaglia) può nascere il bene (l’amore, appunto, salvifico per l’Italia ma anche per la vittima, magari con qualche riformetta in suo favore). L’odio, l’amore, il piacere, il dolore … sono insiti nella natura umana, normali in una coppia, tra genitori e figli o professori e studenti, tra amici. Ma per un politico, parlare di odio e di amore è “pisciare fuori dal vaso” come direbbero i livornesi, contro natura per restare nel tema di questo numero. I politici non sono eletti per andare in televisione a disquisire sull’odio e sull’amore, quasi sempre urlandosi addosso, per essere più visibili, più forti, più convincenti. Sono eletti per governare un paese nell’interesse dei cittadini. Che lo facciano, senza stati d’animo, ma con un’Anima di Stato.

venerdì 8 gennaio 2010, di Patrizia Molteni