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Portatori di handicap : l’Europa chiede più diritti

La nuova strategia a favore dei disabili presentata dalla Commissione europea lo scorso 16 novembre prevede la messa a punto, nei prossimi dieci anni, di misure che dovranno garantire l’accessibilità, la partecipazione, l’uguaglianza, il lavoro, l’educazione, la formazione, la protezione sociale e la salute agli 80 milioni di cittadini europei portatori di handicap.

"Per poter partecipare pienamente alla nostra società e alla nostra economia, le persone con disabilità devono poter accedere più facilmente agli edifici e ai trasporti pubblici" ha dichiarato la vicepresidentessa Viviane Reding, Commissaria per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza "un metodo particolarmente efficace per ottenere questo scopo consiste nell’elaborare norme a livello europeo per beni e servizi accessibili e nell’utilizzare gli appalti pubblici per promuovere l’accessibilità degli edifici pubblici”. La standardizzazione delle norme comporterebbe un effetto benefico sull’economia europea, rafforzando ad esempio un mercato, quello dei dispositivi assistiti, attualmente stimato a più di 30 milioni di euro.
Altra questione sollevata dalla Commissaria, il riconoscimento reciproco delle tessere d’invalidità : “un cittadino con una disabilità riconosciuta che decide di stabilirsi in un altro paese deve poter godere degli stessi benefici che aveva nel proprio paese di origine, come l’accesso gratuito o ridotto ai trasporti pubblici”. In quest’ottica, una delle prime iniziative concrete promosse dalla Commissione europea sarà il mutuo riconoscimento dei permessi di parcheggio rilasciati ai portatori di handicap.
Altri obiettivi imminenti : la promozione della lingua dei segni e del braille, l’accessibilità al maggior numero di siti internet e la creazione di un forum animato dalle istituzioni e dalla società civile al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica.
In Italia, le condizioni di vita delle persone portatrici di handicap appaiono particolarmente difficili in tempi di crisi e di tagli alla spesa pubblica che inevitabilmente si ripercuotono sulle politiche sociali. La disoccupazione rimane uno dei problemi principali cui devono confrontarsi le persone disabili.
Con la crisi economica è aumentato il numero d’imprese che si sono viste concedere una deroga all’applicazione della legge 68/99 (che impone alle aziende la quota minima del 7% di dipendenti con handicap). Inoltre la persistenza di stereotipi e di pregiudizi fa sì che il lavoratore disabile sia percepito più come un peso che come una risorsa. D’altro canto una recente indagine del Censis dimostra come la disabilità suscita paura, disagio e imbarazzo nella maggior parte della popolazione italiana. Se il 54,6% degli italiani ha paura di dover un giorno sperimentare la disabilità in prima persona o nella propria famiglia, il 34,6% teme di poter involontariamente offendere o ferire la persona disabile con parole e comportamenti inopportuni e il 14,2% degli italiani si dichiara indifferente di fronte al tema dell’handicap.
A questi sentimenti controversi si deve aggiungere una percezione distorta della disabilità e una diffusa ignoranza nei riguardi di alcune forme di handicap : a titolo di esempio più della metà degli intervistati configura la disabilità solo in termini di deficit motorio, mentre tra chi afferma di conoscere la sindrome di Down più della metà pensa che le persone Down si assomiglino sia esteticamente sia caratterialmente. Alla luce di questi dati appare evidente che l’integrazione sociale ed economica delle persone disabili deve passare innanzitutto attraverso uno sforzo d’informazione e di comunicazione a livello istituzionale, al fine di sfatare miti e luoghi comuni che, rendendo difficile se non impossibile la costruzione di relazioni con persone portatrici di handicap, favoriscono l’isolamento e l’emarginazione.

dimanche 2 janvier 2011, par Manuela Barberis