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Profonda sintonia

Detto così, sembra il titolo di una musica un po’ mielosa e démodée («Al Bano e Romina vi interpreteranno: Profonda sintonia!»), di un romanzetto o di un filmuccio all’acque di rose, di un profumo da quattro soldi per coppie in crisi.
In realtà è ancora peggio: è il titolo, scelto dagli stessi protagonisti, di quella che si annuncia come una delle peggiori telenovela sudamericane mai prodotte.
Vi annuncio la trama: Matteo Cicciobello R., appena nominato capo dell’Armata del Messico del Nord, incontra El Delinquenton, vecchio padrino di tutti i traffici del paese. Insieme pongono le basi delle nuove regole per spartirsi i proventi dell’enchucho (ancestrale pratica di sfruttamento della prostituzione politica in quello sventurato paese). Uscendo dal bunker dove si è svolta la riunione, Cicciobello annuncia: « Io e Lui siamo in Profonda Sintonia »: gli astanti si toccano le palle.
Ma il loro accordo turba i progetti di ascensione personale di Angelino Alf. detto la Cucaracha, la cui gang di peones ha tradito il Delinquenton ed ha preso il controllo dell’Armata del Messico del Sud. Per dispetto, La Cucaracha minaccia di aumentare le sue dosi di esposizione agli UV e diventare più abbronzato del suo ex-boss. Cicciobello sogghigna : «Il più abbronzato, chissenefrega, io almeno ce li ho tutti, i capelli, e sono i miei!». Qualche migliaio di massaie soccombe ad un orgasmo fulminante e svengono in diretta, pensando alla sua chioma corvina .
I rurales del sergente Garcia-Letta sono assenti, troppo occupati a spartirsi le mazzette che hanno recuperato nel covo del vecchio padrino decaduto. Quest’ultimo, in preda a crisi acute d’Alzheimer, si aggira nella sua facienda d’Arcore ululando nella notte : «Voglio un ruolo da padre della patria !» (sì, sì, ha detto proprio così ! Cavour e Garibaldi hanno immediatamente presentato le loro dimissioni). E aggiunge «E tanto che ci siamo, voglio una camionata di vergini sedicenni».
La classe politica ed intellettuale, unanime, applaude, la tragedia sembra scongiurata : il popolo sovrano non dovrebbe poter tornare alle urne, per il momento, delle volte che gli salti ancora in testa di votare a modo suo ! No, ma dove si credono di essere, in democrazia ?
P.S. chiedo scusa al popolo messicano d’aver utilizzato il nome di quel bel paese per descrivere le disgrazie di un altro, ben più fatiscente: se l’ho fatto, è solo per giocare sull’espressione francese «armée mexicaine», che mi pare descrivere perfettamente lo stato socio-politico-patologico dei due principali ( ?!!!?) partiti italiani.
P.S. 2: tutte le citazioni sono veritiere, a parte la sola che a prima vista potrebbe sembrarlo, quella a proposito delle vergini sedicenni, che è tratta da un vangelo apocrifo.

martedì 18 febbraio 2014, di Franco Lombardi