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Psicanalisi al femminile - Omaggio a Piera Aulagnier

In questo numero dedicato alle donne rendiamo omaggio nella “rubrica psy” a Piera Aulagnier una psicanalista di origine italiana (il suo nome da ragazza è Spairani), che visse e lavorò per la maggior parte della sua vita in Francia.

Piera Aulagnier Piera nacque a Milano nel 1923, e visse la sua infanzia in Egitto con i suoi genitori, la madre aveva solo 16 anni alla nascita della bambina. Non solo la nascita di Piera è italiana, ma italiano è anche il periodo dei suoi studi in medicina, compiuti a Roma dove Piera si laurea. Per completare gli studi e la sua formazione si trasferisce poi in Francia all’inizio degli anni ‘50. A Parigi incontra Jacques Lacan e inizia un’analisi con lui che si protrarrà dal ‘55 al ‘61. _ In quegli anni si rivela essere una appassionata della teoria lacaniana, e farà parte di coloro che seguiranno e difenderanno il maestro, quando questo sarà estromesso dall’organizzazione psicanalitica più importante dell’epoca : l’IPA (International Psychoanalytic Association). Questa “cacciata” del maestro, da lui definita con ironia “la scomunica”, è all’origine della creazione della “Société française de psychanalyse”, di cui Piera sarà una delle componenti più attive. Nel ‘64 partecipa alla creazione dell’ EFP (Ecole freudienne de Paris) di cui è responsabile Lacan.
Questo sodalizio finisce però nel ‘67 quando Lacan propone la procedura della “passe” come metodo per riconoscere il completamento della formazione degli analisti e quindi confermarli nella loro pratica. Piera Aulagnier critica la presunta egemonia di Lacan nelle procedure della formazione degli analisti. Così nel ‘69, quando la procedura della “passe” è votata e accettata, Piera dà le dimissioni dall’EFP, e crea insieme ad altri colleghi un nuovo collettivo psicanalitico, “Il quarto gruppo”, e fonda la rivista “Topique” che ancora oggi continua ad essere un riferimento importante nel mondo psicanalitico.
Piera Aulagnier è descritta da chi la conosceva come una donna vivace e generosa e nello stesso tempo dotata di rigore scientifico e di passione per lo studio clinico. Il suo percorso teorico è complesso e difficilmente riassumibile in un articolo, diremo soltanto che il nucleo della sua opera è centrato sulla nozione di “Je”, un concetto che trascende “l’Io” freudiano e il “Soggetto” lacaniano. La questione dell’identità la interessa e costituisce il filo conduttore della sua ricerca, dagli studi sulla nascita della psiche fino all’esplorazione delle complessità della psicosi.
La psicosi è il nome dato dalla psicanalisi e dalla psichiatria alla follia, a quella follia che porta l’individuo a vivere in una grande sofferenza, isolato nel deserto del suo mondo o soffocato all’interno di relazioni simbiotiche soffocanti. Indipendentemente dalla sua intelligenza, che rimane spesso inalterata, “lo psicotico” vive dolorosamente la sua vita affettiva e il rapporto con gli altri. Gli altri possono essere vissuti come estranei o minacciosi o troppo necessari, sono delle presenze asfissianti ma nello stesso tempo irrinunciabili. Le relazioni ingarbugliate che si creano diventano a volte infernali e insopportabili tanto da portare il soggetto, in alcuni casi, al proprio annullamento o alla soppressione dell’altro.
La costruzione del “Je” è per Piera Aulagnier strettamente legata all’esistenza del linguaggio. Non ci può essere “Je” senza discorso. E’ nel discorso che il “Je” si costituisce, dando consistenza al suo passato, dando un senso al presente e rendendo pensabile il futuro. Ma prima di apparire, il “Je” esiste come anticipazione nel discorso della madre. La madre è per Piera Aulagnier il “porta-parola” del bambino che verrà. Le aspettative e i desideri della madre che precedono la nascita del bambino partecipano alla formazione del “Je” del bambino nel momento del racconto che la madre farà al bambino di questo primo periodo della sua vita, permettendogli così di scrivere un capitolo della sua vita di cui lui non ha memoria, e che forse non si è neppure svolto così come gli viene raccontato, ma che per lui si scriverà in quel modo :
“Il discorso della madre che gli racconta la storia della relazione che lei ha avuto con il bébé che ora lui non è più, - storia più o meno veritiera, più o meno inventata - gli renderà pensabile questo “prima” che è la prova dell’attesa della madre, del suo desiderio (...) Nella versione che gliene propone la madre potrà intendere il racconto del passato di un amante-amato, potrà intendere le parole dell’oracolo che gli rivela se fate o streghe si sono chinate sulla sua culla. Questo non gli impedirà di restare tributario, in questo registro, di una presunta conoscenza, di una presunta memoria, di una presunta verità che appartiene a un altro” (1).
Così il lavoro di costruzione del “Je” è come quello di uno storico : con i documenti che ha a disposizione costruisce una storia, la sua storia.
“La mère porte-parole” è una delle nozioni di Piera Aulagnier che più mi affascina. Forse non interpreto perfettamente il suo pensiero, ma a mio avviso questa immagine è evocatrice della facoltà delle donne e delle madri di essere depositarie della memoria e della storia individuale e familiare. _ L’immagine della madre “porta-parola” valorizza e esalta la capacità femminile e materna di trasmettere nel racconto intimo, il più prezioso e il più vitale, la grande storia che fa di un bambino un individuo e un uomo. “Porta-parola” come ponte, passaggio, mediazione, come colei che “porta” e che “sostiene”, che facilita l’accesso e l’iscrizione del bambino nella sua storia personale e nella Storia più vasta che l’accoglierà.

(1) Piera Aulagnier, "L’apprenti-historien et le maître-sorcier", coll. Le fil rouge, PUF., 1984, p. 205 (traduzione nostra).

Cinzia Crosali, psicologa italiana a Parigi La dottoressa Cinzia Crosali, psicologa clinica e psicanalista, pratica a Parigi. E’ iscritta all’Albo degli Psicologi e Psicoterapeuti della Regione Lombardia. Laurea in Psicologia presso l’Università di Padova. Specializzazione in Criminologia presso la Facoltà di Medicina Legale, Università di Milano. DEA in Psicanalisi presso l’Università di Paris 8 (Parigi). DESS in Psicopatologia Clinica presso l’Università di Rennes. Dottorato in Psicanalisi e in Psicologia Clinica presso l’Università di Bergamo e di Paris 8. Riceve su appuntamento e può essere contattata al numero : 06 10 02 77 52 o via mail : Cinzia Crosali.

dimanche 22 mars 2009, par Cinzia Crosali