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Vincenzo Cottinelli

Ritraggo ma non ritratto

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Dario Fo - Foto di Vincenzo Cottinelli
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Giuseppe Pontiggia - Foto di Vincenzo Cottinelli
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Vincenzo Consolo - Foto di Vincenzo Cottinelli

Quando abbiamo deciso di fare un focus sul tema della spiritualità è stato per desiderio di esplorare un territorio per noi cronisti dei fatti della realtà sufficientemente estraneo per determinare la giusta distanza del racconto. Se per le cronache ci avrebbe aiutato una serie di misteriose e fortunate coincidenze, come l’incontro con Maurizio Bettini in occasione dell’uscita in Francia del suo libro sul politeismo o la frequentazione di una delle nostre redattrici con il drammaturgo Giuliano Scabia, per il récit fotografico non abbiamo avuto dubbi. Vincenzo Cottinelli lo abbiamo infatti conosciuto nel novembre del 2013 in occasione della mostra Visages de la culture italienne (Volti della cultura italiana) presentata alla Petite Galerie de la librairie italienne Tour de Babel. Tra i ritratti, dall’eleganza e grazia che sono il segno stilistico più evidente del fotografo, oltre quelli di Biamonti, Celati, Magris, Pontiggia, Tabucchi, sicuramente gli scatti consacrati a Tiziano Terzani rappresentavano per noi l’immagine più eloquente di quanto la nostra idea di spiritualità, per certi versi laica, potesse rappresentarsi.
Goffredo Fofi, un altro grande autore presente nella galleria del fotografo, ha scritto : “La recita serve per arrivare a una verità, non a truccarla e nasconderla”.
Vincenzo Cottinelli in una recente intervista utilizza questo stesso dispositivo per raccontare lo spirito con cui Terzani aveva accolto l’invito a farsi fotografare :
“Il volto e lo sguardo di Tiziano sono straordinariamente trasparenti e loquaci, incapaci di dissimulare, anzi sempre portati a rafforzare ed enfatizzare la realtà di pensieri e sentimenti. In questo senso il volto di Tiziano è definibile maschera non perché nasconda, ma perché fissa ed esalta la caratterizzazione del momento. Insomma, sembra che Tiziano reciti, però sei sicuro che recita sé stesso e quello che pensa realmente perché lo ha vissuto e studiato e raccolto nella realtà.” Il récit fotografico, Tiziano Terzani : Ritratto di un amico, ha a mio avviso il merito di essere in un certo senso una doppia recita ; alla verità della persona ritratta si sovrappone quella del fotografo, ovvero della persona che ritrae. E’ proprio questa variazione sulla verità, il suo diventare doppia a far sì che emerga la voce più intima, il suono meno facilmente decifrabile della complessità di un uomo o di una donna. Se la “spiritualità” delle pratiche new age sembra provvedere a offrire risposte semplici a problematiche complesse la vera ricerca non dimissiona dalla complessità, né la manipola, semplicemente la accoglie.
Solo i viaggiatori, gli esploratori conoscono, sanno quanto sia importante e imprescindibile insieme al conoscere, sapere, di una terra, accoglierne il senso più profondo, l’anima, segreta, custodita a volte in minimi dettagli. Ecco perché i volti ritratti da Cottinelli ci sembrano vere e proprie carte geografiche, dai solchi ben visibili a tracciare storie che scavano, marcano a fondo il volto. C’è un curioso aneddoto che Vincenzo Cottinelli racconta a proposito della sua foto più famosa di Terzani : “Qui nasce, complice anche un raggio di sole che rimbalza sulla giacca bianca, la foto delle mani giunte, la più di successo e una delle più amate da Tiziano (e la più rubata da giornali, siti, editori, sia nella variante in bianco e nero che in quella a colori). Che io sappia, Tiziano non ha più posato a mani giunte con nessun altro fotografo."
Ci sembra di ravvedere in questo aneddoto una sorta di rifiuto da parte di Terzani di rappresentarsi come un santone, quasi come se solo il rifiuto della ripetizione potesse evitargli di ritrattare quel momento di verità fissato su pellicola. Il récit dunque ritorna qui come atto del recitare, e quando lo si fa a mani giunte è sicuramente per uno dei più antichi gesti, la preghiera. Il merito di Vincenzo Cottinelli in questo come in tanti altri suoi lavori è sicuramente quello di riuscire a dare voce non solo agli ultimi ma alle ultime parti di noi stessi, le sole in grado di cogliere l’aspetto essenziale del viaggio, di quello che un esploratore amato tanto da Cottinelli che da Terzani, Kapuściński, amava definire "l’incurabile malattia".

Vincenzo Cottinelli
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Vincenzo Cottinelli

Nato a Brescia nel 1938, fotografa in bianco e nero dalla fine degli anni ‘80.

Impossibile citare tutti i giornali, le riviste, i libri, i festival e le mostre in cui ha pubblicato o esposto le sue foto. È stato rappresentato dalle Agenzie Grazia Neri a Milano e Opale a Parigi. Ha pubblicato ritratti di intellettuali, immagini di viaggio e reportage su temi di attualità sociale sulle principali riviste italiane e internazionali. Sue le copertine di ben 62 libri editi da Baldini e Castoldi, Mondadori (di cui 8 Meridiani), Penguin Books e tanti altri editori di qualità, come sue sono le foto all’inteno di volumi su Grazia Cherchi, Zanzotto e lo stesso Tiziano Terzani.
Da segnalare i libri fotografici : Sguardi, ideazione e cura di Grazia Cherchi, testi di Lalla Romano (La Quadra, Brescia 1995) ; Volti dell’impegno, testi di Grazia Neri e Marco Vallora (Grafo, Brescia 1998) ; Philobiblon, testo di Silvio Perrella (Mantova 2001) ; Ritratti d’Autore, testo di Francesco Scarabicchi (Ancona 2002) ; Tiziano Terzani : ritratto di un amico, testi di Grazia Neri e Ettore Mo (Vallardi, Milano 2005) ; La domenica, arabo, testi di Claudio Marra e Vincenzo Consolo (Riello, Legnago 2005) ; Il Sogno del Giardino, testi dell’autore e di Alessandra Mauro, versi di António Ramos Rosa e di Francesco Scarabicchi (Contrasto, Roma 2012) ; Visages de la culture italienne, testo di Francesco Scarabicchi (Parigi 2013) ; Personaggi, testi di Cesare Colombo e Tino Bino (Brescia, 2015).
Cottinelli è tra i fondatori de Il biancoenero, Associazione per la Fotografia. Gestisce la galleria La Stanza delle Biciclette a Brescia dove ha allestito mostre di Luigi Ghirri, Randa Mirza, Chris Steele-Perkins, Antonella Gandini, Pietro Masturzo.
A Parigi ha esposto alla Petite Galerie de la Tour de Babel dove abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo.

Per saperne di più : www.vincenzocottinelli.it

lundi 13 mars 2017, par Francesco Forlani