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Quando i tagli si chiamano riforme

Il 29 ottobre scorso il decreto Gelmini è stato approvato definitivamente dal Senato e, in seguito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è entrato in vigore il 10 novembre. Durante il mese di ottobre gli studenti (ma anche i professori e gli insegnanti) hanno manifestato a più riprese in tutta Italia : secondo l’Unione degli studenti erano in trecentomila, in piazza, a manifestare contro il decreto Gelmini.

Università in scioperoI punti più contestati del decreto sono in primo luogo i tagli (8 miliardi di euro !) ai fondi per l’istruzione e i contestuali finanziamenti agli istituti privati, l’introduzione del maestro unico per le scuole primarie (anche se ultimamente l’ho sentito chiamare anche maestro “prevalente”, per esempio sul sito www.forzagelmini.it, oscurato da qualche hacker ma poi ripristinato), la reintroduzione del voto in condotta e l’abbassamento dell’obbligo scolastico da 16 a 14 anni.
L’Unione degli studenti chiedeva che, invece di condannare l’istruzione ai tagli, venissero stanziati fondi straordinari da investire nell’edilizia scolastica, per poter garantire più sicurezza negli edifici. Ha chiesto inoltre l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, in linea con le politiche di altri paesi europei, e ha sottolineato come il voto in condotta debba essere accompagnato da misure che garantiscano libertà di espressione e manifestazione agli studenti.
Gli studenti si sono come al solito sbizzarriti nel preparare gli striscioni di protesta, con tanti e vari slogan, più o meno creativi, che La Repubblica ha anche raccolto tramite il suo sito per pubblicarne alcuni (“Contro la scuola di Maria Stella, il Mamiani si ribella”, “Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini”), ma il mio preferito è quello che qualcuno mi ha mandato per e-mail : “Berlusconi, se c’hai i capelli è solo grazie alla ricerca” : non ci sono rime, ed è talmente vero che ha in sé una nota triste. Questa volta, anche Famiglia Cristiana si è dichiarata contro la riforma, scrivendo incisivamente in un editoriale : “non chiamiamo riforma un semplice taglio di spesa”.
Berlusconi, con il suo solito modo di fare democratico, ha subito annunciato che, se necessario, avrebbe mandato le forze dell’ordine a sgombrare scuole ed università (22 ottobre), perché “l’occupazione di posti pubblici non è un’applicazione di libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza”. Avrebbe quindi chiamato il ministro degli interni per dargli “istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine”. Il giorno seguente, però, viste le reazioni allibite a tali affermazioni, ha pensato bene, come ormai d’abitudine, di smentire quanto detto : “non ho detto mai “polizia nelle scuole”, non l’ho nemmeno pensato !” Riporto le frasi tra virgolette non a caso : le ho trascritte fedelmente riguardando le dichiarazioni su youtube.com. Per fortuna esiste ancora qualche mezzo di comunicazione ed informazione con cui è possibile avere altre versioni dei fatti oltre a quella del Cavaliere : you tube, ma in questo caso anche Sky tg 24, che, accogliendo la richiesta del Partito Democratico, ha ritrasmesso, subito in seguito alla smentita, le parole originali, pronunciate in conferenza stampa il giorno prima. Ho appena letto che l’IVA sulle pay-tv (Sky) è aumentata dal 10 al 20% : puro caso ?
La Gelmini con il Presidente del ConsiglioIl PD ha, naturalmente, sottolineato come i tagli alla ricerca siano ingiustificati, e come ricadranno indistintamente su tutti gli atenei. Del resto, quando Il Sole 24 Ore, lo scorso febbraio, in periodo pre-elettorale, scriveva che per attuare il programma del PD sarebbero stati necessari tra i 19 e il 28 miliardi di euro, mentre per mettere in atto quello del Pdl ce ne sarebbero voluti tra i 72 e gli 87, molti di noi già l’avevano immaginato dove il Pdl sarebbe andato a cercare questi soldi : non certo con aliquote più alte sugli stipendi dei Paperoni.
La cosa che mi lascia maggiormente perplessa, comunque, è l’articolo 8 del decreto, “Norme finali”, che recita : “Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.” : non sarà una scusa per giustificare tutto ciò che non verrà fatto ? E’ facile dire : faremo questo, questo e quest’altro, poi tagliare i fondi e aggiungere una piccola clausola : in ogni caso, non è possibile spendere più soldi di quanti ne venivano spesi prima di questo decreto (e, anzi, bisogna risparmiarne un po’ perché Tremonti ha bisogno di fondi per un’importantissima azione di propaganda chiamata “social card”, lanciata proprio prima di Natale).


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