FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Cultura > Libri > Quanto amara quella cioccolata

Quanto amara quella cioccolata

di Angelo Bessega - Il Filo ed.

Quanto amara questa cioccolata Non è un romanzo, anche se si legge come tale. E’ piuttosto un’autobiografia, genere cui si sono misurati grandi scrittori da Sant’Agostino in poi. Aggiungerei un’autobiografia del quotidiano migrante. Il libro apre con il gelo dell’inverno 1951-52 a Grenoble dove Antonio, appena cinque anni, la sorellina Marina e i genitori sono emigrati nella speranza di un futuro migliore. Si chiude, dopo le scuole elementari, con l’arrivo del bambino a Issoudun, quando entra in seminario, dove potrà studiare e farsi una posizione e soprattutto stare lontano dall’influenza nefasta del padre. Due scene impregnate della stessa paura, dello stesso senso di inadeguatezza : nella prima il bambino, nel calduccio del suo letto, teme la scuola perché è troppo timido e per di più straniero, i compagni lo prendono in giro ; nella seconda ha paura di non farcela, di non essere all’altezza e il seminario “poteva sembrare un luogo di detenzione, circondato com’era da alte mura”.
Tra queste due scene la vita di stenti a Grenoble, con un padre alcolizzato che picchia la moglie e rende loro la vita impossibile. La malattia della madre che viene ricoverata all’ospedale e li costringe a passare lunghi mesi dai nonni in Italia, frequentando una scuola dove ancora una volta Antonio è “lo straniero” da prendere in giro. Poi, il ritorno in Francia, nel Loiret, la situazione economica migliora ma solo leggermente, la famiglia si arrichisce di un altro “fardello”, il piccolo Andrea, ma il padre rimane uguale a se stesso. La madre, Eugenia, è invece la vera eroina della situazione, un’eroina di altri tempi che subisce tutto con dignitàà e rassegnazione per il bene dei propri figli e che cerca di contrapporre al comportamento del padre un esempio di virtù e di onestà. Intorno a loro una sfilza di personaggi, alcuni “cattivi”, altri (tanti), “buoni” che cercano in ogni modo di aiutare Eugenia e i bambini. Sullo sfondo, uno spaccato della vita in Francia nel dopoguerra, vista da un emigrato come tanti ma curioso della storia, dei luoghi, delle tradizioni e anche dell’attualità (compare anche nel libro Louison Bobet, pluri maglia gialla al Tour de France !).
E la cioccolata in tutto questo ? “La cioccolata è stata amara per il padre Vittorio che andava alla ricerca di una tranquillità economica : non trovandola si sfogava nel bere e in famiglia”, spiega l’autore ad una presentazione del libro. “E’ stata amara per la madre che ha dovuto assumersi ogni giorno il gravoso compito di madre e di moglie, cercando di mantenere legata la famiglia. E’ stata amara per i bambini che desideravano vivere la loro infanzia in modo sereno e normale come tutti i bambini della loro età”.
E se Bessega ha scelto di raccontare la storia attraverso gli occhi di Antonio bambino, la forma narrativa è decisamente quella dell’adulto che ricorda, che elabora, che si sfoga, che rende omaggio a chi l’ha aiutato e regola i conti con chi l’ha ostacolato.
Un libro godibile per i tanti italiani nelle regioni francesi descritte ma cui auguriamo soprattutto un grande successo nell’Italia che ora sta affrontando piuttosto male il “problema” degli immigrati.

jeudi 14 janvier 2010, par Patrizia Molteni