Le recenti elezioni in Sardegna hanno confermato la leadership del capo del governo, che è riuscito a piazzare ai vertici della Regione il figlio del suo commercialista, un illustre sconosciuto e politicamente inesistente fino al lancio della campagna mediatica.
La sconfitta del governatore uscente, Soru, segna la fase di massima crisi del PD, formazione politica che, evidentemente, non riesce ad esprimere una linea politica coerente. Se “la sciagurata decisione di ripresentare, dopo una drammatica crisi dentro il partito democratico sardo, la stessa coalizione alle elettrici e agli elettori” – e sono parole di Gianni Farina, il quale si interroga pure sulla composizione delle liste – non ha pagato, immaginiamo cosa accadrà alle europee il prossimo 7 giugno.
I membri del Parlamento Europeo, infatti, sono riuniti all’interno di sette gruppi politici paneuropei, che rappresentano, tra l’altro, i diversi punti di vista sull’integrazione, da quello federalista a quello euroscettico. L’attività parlamentare poggia su questi schieramenti transnazionali e le iniziative politiche hanno tanta più probabilità di successo quanto più numeroso e forte è il gruppo, o l’alleanza di gruppi, che le esprime. Un esempio tra tutti è l’elezione del presidente del Parlamento. Un accordo tacito tra i due maggiori raggruppamenti europei, i Popolari (PPE) e i Socialisti (PSE) fa sì che, da sempre, alla Presidenza del Parlamento si alternino, nel corso della stessa legislatura, un membro del PSE e uno del PPE, escludendo di fatto le altre forze politiche. E infatti, nel gennaio 2007, il socialista spagnolo Josep Borrell Fontelles ha lasciato la presidenza al popolare tedesco Hans - Gert Poettering. Una successione scontata, ottenuta al primo turno con la maggioranza assoluta dei voti.
Poltrone a schiera
Il PD, frutto di fusione di Margherita e DS, con chi si schiererà, con il PPE o con il PSE ? L’elemento popolare cattolico accetterà di entrare nel gruppo degli europarlamentari socialisti, oppure l’identità cattolico-popolare prevarrà e alcuni deputati del Partito Democratico finiranno nel PPE, in compagnia dell’avversario nazionale Silvio Berlusconi ? È questo un nodo che il PD non ha voluto fin qui sciogliere. Tuttavia, può essere che la crisi attuale faccia finalmente chiarezza anche su questo punto. Una cosa è certa, il PD, in caso di conflitto interno, non potrà costituire un nuovo gruppo parlamentare, perché dalla prossima legislatura ci vorranno almeno 25 deputati provenienti da 7 stati membri per formare un nuovo schieramento politico.
Attualmente, accanto a PPE e PSE, in Parlamento siedono i rappresentanti di Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE/ADLE), Verde/Alleanza Libera Europea (Verdi/ALE), Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUEN/NGL), Indipendenza/Democrazia (IND/DEM) e, infine, di Unione per l’Europa delle Nazioni, composta quasi unicamente di deputati nazionalisti polacchi e italiani. Il gruppo Identità, Tradizione, Sovranità (ITS), formato in buona parte da Front National e deputati romeni anti-rom, ha fortunatamente avuto vita breve grazie, paradossalmente, alle dichiarazioni di uno dei suoi membri italici, la gaffeuse Alessandra Mussolini. Ma per le prossime elezioni bisognerà attendersi la presenza della nuova formazione dell’uomo d’affari irlandese Declan Ganley, il vincitore del NO allo scorso referendum indetto dall’Irlanda sul Trattato di Lisbona. Questo nuovo partito politico europeo, “Libertas”, riconosciuto ufficialmente dal Parlamento, spera di trasformare le prossime elezioni in un “referendum europeo contro il Trattato di Lisbona e l’establishment antidemocratico di Bruxelles”.
Ma come si stanno attrezzando le due maggiori formazioni europee in vista delle elezioni ?
Citoyens d’abord
Il PPE difenderà un’ “Europa che protegge”, messaggio protettivo o protezionista che, secondo Brice Hortefeux, candidato UMP, passerà a meraviglia nell’anno della crisi finanziaria e di quella georgiana. In effetti, Wilfried Martens, capogruppo PPE a Bruxelles, nel presentare il programma lo scorso 30 gennaio, ha messo l’accento sulla crisi finanziaria, la sfida demografica e la lotta contro il terrorismo. Il clima è anch’esso una priorità, e non si capisce più se sia per tutti un esercizio di stile, oppure un impegno reale.
Il PSE ha progettato una linea comune per tutti i partiti nazionali, alla quale si è uniformato anche il PS francese. Il suo manifesto “People first / Les citoyens d’abord”, approvato lo scorso 2 dicembre a Madrid, intende mettere i cittadini al centro del progetto europeo e difende i valori della “volontà” e dell’”umanesimo”. In linea con il manifesto, Martine Aubry, che non sarà candidata, ha insistito sulla necessità di dare spazio all’economia reale, di fare dell’Europa il leader della lotta contro il cambiamento climatico e di proporre una direttiva comune sui servizi pubblici. Questione quest’ultima alla quale la Commissione è stata fin qui poco sensibile.
In effetti, si ha talvolta l’impressione che il Parlamento Europeo sia, per i partiti politici nazionali, un luogo dove piazzare (“siège de sécurité” secondo l’espressione della stampa francese) esclusi e perdenti di altre battaglie. Il nome di Rachida Dati, candidata UMP alle elezioni di giugno, è un esempio. Ma anche il nome di Sergio Cofferati, sindaco uscente a Bologna e a rischio rielezione, veniva indicato dalla stampa italiana come papabile per Bruxelles.
Del resto una vignetta di Forattini in occasione di una passata elezione europea, nel ritrarre l’elettore in cabina recitava “In cabina Dio ti vede, Stalin no. Ma tanto le elezioni europee non contano nulla”. Almeno per le classi politiche nazionali.
E forse questo è il punto. In una fase critica come quella attuale, che richiede a detta di tutti una concertazione sovranazionale, una maggiore e migliore partecipazione dei cittadini alla vita politica europea, a partire dall’esercizio di voto al controllo dell’operato degli eletti, sarebbe un segnale importante. Riconoscere che una discreta parte della sovranità nazionale è di fatto passata alle istituzioni europee e che queste, per tradizione e cultura, esprimono orientamenti politici più maturi e attenti all’interesse comune di quanto non facciano i gruppi dirigenti nazionali, potrebbe segnare una rottura importante rispetto alla chiusura nazionale colta dalla battuta di Forattini.
Per saperne di più :
Elections européennes : les perspectives pour 2009 [FR]
www.elections2009.pes.org
http://www.europarl.europa.eu/groups/accounts_en.htm
http://www.mouvement-europeen.eu/
http: //www.eudebate2009.eu/ita/elezioni-europee-2009.html
