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Qui Parigi. Gli italiani parlano agli italiani

Esattamente settant’anni fa, il 18 giugno 1940, Charles De Gaulle lanciava un appello dalla sede di Radio Londra invitando i francesi in Gran Bretagna ad unirsi a lui per continuare la lotta per la liberazione. Il generale non era scappato : aveva assunto una posizione strategica per poter agire meglio nell’interesse del suo paese. Nessuno di noi è gollista, come forse si è capito dai numeri precedenti, ma questo anniversario, insieme alle critiche di chi, in Italia, comincia a considerarci italiani di serie B, hanno portato Focus In a lanciare un dibattito sul nostro ruolo. Abitare e lavorare in un paese straniero significa essere aperti a nuovi orizzonti, conoscere nuovi modi di vivere, di governare, di risolvere problemi. Un’esperienza collettiva che gli italiani sottovalutano ma che potrebbe essere molto utile per curare un popolo sempre più presbite.
Noi ci siamo allontanati, per leggere più chiaramente cosa sta succedendo in Italia. La distanza aiuta e come scrive Franco Lombardi : “i soli italiani ad avere una visione realista dello stato di disfacimento del loro paese, sono quelli che risiedono all’estero”. Non per niente questo numero dà vita a una nuova rubrica, dal titolo “Andata semplice, ritorno complicato”, in cui a turno commenteremo sull’infraordinario che ci colpisce quando ritorniamo dopo anni trascorsi all’estero. In Italia non ci si fa più caso, né ai disfunzionamenti della società, né alle uscite del governo : il Bel Paese soffre purtroppo di un’informazione - prevalentemente televisiva - troppo spesso a servizio dello stato.
Vista da fuori la madrepatria è una farsa, un pot pourri di assurdità, dove l’interesse privato di pochi riesce a prevalere sul buon senso di tutti. Siamo stufi dell’ironia e dello sguardo stralunato di amici e colleghi stranieri verso le gaffe del Premier (ultima in data, la citazione degli pseudo-diari di Mussolini, cosa che ha fatto reagire con veemenza Ruggero De Paz in questo “primo piano”). E come dice ancora Lombardi non vorremmo “dover sempre e solo far appello al nostro glorioso passato per rispondere”.
La stampa italiana all’estero è uno strumento fondamentale, lo ha ribadito il V congresso della Fusie. Attraverso il suo lavoro costante corregge l’immagine dell’Italia, spiega, semplifica, decifra la complessa realtà di un paese sempre più strano e proccupante. Non si tratta di denigrare, come ci accusa il governo, ma semplicemente di dire la verità, in altre parole di fare un giornalismo vero, dicendo le cose come stanno invece di limitarsi a riprodurre la “versione ufficiale” di Sua Emittenza.
Non solo : la stampa italiana, così come le associazioni e i partiti politici che operano dall’estero, contribuiscono a restituire un’immagine di un’altra Italia, quella che sta fuori, fatta di lavoratori e studenti ma anche di intellettuali, assessori, consiglieri, scienziati, imprenditori, gente senza la quale saremmo ancora noti come gli emigrati “brutti, sporchi e cattivi”. E forse un giorno, a forza di ripeterlo, anche gli ora bistrattati immigrati in Italia saranno considerati esseri umani.
Sul rispetto della diversità, sulla libertà di stampa e di espressione, contro la mafia, le manovre e le leggi-bavaglio si battono anche i gruppi politici presenti in Francia. Al di là di conquiste concrete questi dimostrano, attraverso iniziative cui partecipano centinaia di persone, che gli italiani non sono un popolo lobotomizzato dalla TV ma una società civile critica e costruttiva pronta a rimboccarsi le maniche. E’ quello che Focus In, da sempre, cerca di mostrare.

Dossier a cura di Patrizia Molteni, Tiziana Jacoponi, Franco Lombardi, Ruggero De Pas

samedi 12 juin 2010, par Patrizia Molteni