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Raccontare l’espatrio

Un primo piano che nasce da un atelier di scrittura di Andrea Inglese, nel contesto di un progetto, "L’Emilia raccontata", concepito dall’Associazione Emilia-Romagna di Parigi e sostenuto dalla Consulta per gli emiliano-romagnoli nel mondo. Il progetto prevedeva altri tipi di narrazione, tutti in qualche modo legati allo spazio : il laboratorio itinerante di Antonio Canovi ("Estrarre memorie dalle pietre") ha portato i geo-esploratori partecipanti a scoprire le storie di emigrazione incise nei mattoni, nelle piazze, nelle strade, nei bistrot franco-italien, nei palazzi storici come nelle casette popolari dell’Est di Parigi ; l’atelier di Carol-Ann Braun e il lavoro successivo sulla piattaforma "felicità grezza collettiva" ha ricollocato su immagini significative le narrazioni (orali) di una situazione di espatrio e le risposte alla domanda "Cosa vuol dire per te far memoria ?". A partire da quelli che diventano puntini su una mappa, emerge una cartografia dell’espatrio : le situazioni/memorie sono più individuali o collettive ? Appartengono a tutti o sono uniche ? L’espatrio e il far memoria che immancabilmente ne consegue è un dovere o una scelta ? …
Focus in pubblica in questo numero una selezione dei racconti prodotti durante l’atelier. Al contrario di quanto avveniva in passato, ci spiega l’autore, i nuovi expat non vengono a raggiungere la famiglia, conoscenti del paese o un’associazione : si tratta di traiettorie individuali che portano con loro l’irrequietezza di chi si deve ricostruire un tessuto di abitudini, di familiarità, di spazi. Comincia lui, Andrea Inglese, raccontando il suo rapporto con Parigi, intesa proprio come spazio sul quale camminare. Alcuni racconti rimangono nello spazio pubblico, il metrò (Alessandro Melaioli) o persino la pagina di facebook in cui "si deve" postare la foto simbolo dell’espatrio a Parigi (Lorenzo Mari). Per molti lo spazio cui adattarsi è quello esiguo e popolato da strane abitudini della casa - o piuttosto loculo - in affitto.
Abbiamo voluto aggiungere a questi racconti, la web-serie "Ritals" di Svevo Moltrasio che altro non è che un racconto comico in mini-episodi di quel processo di elaborazione di cui parla Inglese.
Infine il foto-racconto di Salvatore Di Vilio, che lavora da anni proprio sul paesaggio e conduce laboratori per leggere e raccontare il paesaggio con "sguardi inattuali". L’itinerario di queste pagine non è emiliano-romagnolo, anzi si trova in una regione del Sud, tra Basilicata, Irpinia e Puglia, ma tocca con uno sguardo straordinario i temi dell’atelier : l’individualità delle persone, spesso ritratte da sole, piccole in un contesto ancestrale e magniloquente oppure in gruppo ma in posa, seguendo ognuno i propri pensieri. Sono anche dei "luoghi specchio" come ci piace chiamarli : per misurare l’elaborazione del migrante non ci si può esimere dal considerare il luogo d’origine. I paesaggi di Di Vilio sono forse "esagerati" per il nostro gruppo di cittadini del mondo ma proprio per questo ci sono sembrati perfetti.

Dossier a cura di Patrizia Molteni e Andrea Inglese.
Testi di Lorenzo Mari, Alessandro Melaioli,
Roselyne Orofiamma, Marta Cerasole, Orazio Sparano.
Foto di Salvatore Di Vilio.

samedi 23 janvier 2016, par Patrizia Molteni