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Centenario della Grande Guerra

Raccontare la pace parlando di guerra

Un concerto-spettacolo a 7 voci, concepito da Francesca Perugini ed Anna Andreotti per raccontare la I guerra mondiale. Il progetto, che ha già ottenuto il label del "Centenario della Grande Guerra", lancia in gennaio un crowdfunding per portare a termine lo spettacolo.


"Raccontare la pace parlando di guerra", questo l’intento del progetto concepito da Francesca Perugini ed Anna Andreotti in occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia. "Ci è sembrato evidente raccontare, attraverso un concerto-spettacolo concepito e realizzato da italiane/i in Francia, che oltre alle alleanze diplomatico-militari, quello che ancora oggi crea un legame particolare tra i "cugini" d’oltralpe è la pace", spiega la Perugini. "’E più non canto e più non ballo…’ vuole parlare di pace parlando di guerra, in un momento storico in cui di guerre si parla anche troppo".
Gran parte dei soldati italiani della prima guerra mondiale non sapeva né leggere né scrivere. Il canto, in una situazione di diffuso analfabetismo, era trasmissione di memoria e di conoscenza (com’è iniziata l’avventura di ogni soldato, cosa è successo finora, cosa succederà) ma anche comunicazione immaginaria con la famiglia (le tante lettere alla madre, al padre, alla fidanzata presenti nei canti) e infine forma di denuncia e di ribellione (la guerra come "cimitero della gioventù").
In una situazione estrema, in cui non ci si poteva esprimere e si doveva ubbidire, cantare insieme aveva probabilmente un forte valore salvifico. Serviva a riprodurre situazioni "civili" - nel doppio significato di "non guerresche", cioè pacifiche, e di "umane", cioè non bestiali -, a ritrovare l’atmosfera di casa, i canti del paese.
"A distanza di cento anni, ascoltando questi canti, siamo colpiti profondamente dall’espressione quasi attonita, a volte violenta, a volte ingenua dell’assurdità e della brutalità della guerra e dei comportamenti umani ; dalla constatazione della fragilità umana di fronte alla forza della natura (montagna, freddo, neve) ; dalla presenza di un forte anelito verso un agognato ritorno a casa, a una vita normale", continua l’idetrice del progetto.
"In questi canti, a volte si installa la quiete, il silenzio che sospende e annulla tutto .... Si dice addio ai familiari, alla madre, alla morosa... Si sa che non si tornerà, non ci si illude più".

La trasmissione della memoria orale

"E più non canto..." è anche l’occasione di far ascoltare i canti degli italiani che durante la guerra erano sudditi dell’Impero Austro-Ungarico, canti che fanno parte integrante del patrimonio musicale italiano : stessa musica, stessa lingua ma due fronti diversi. Molti dei canti presentati nello spettacolo, nati o rielaborati nelle trincee della Grande Guerra, hanno poi continuato a vivere e sono stati a loro volta trasformati durante la Resistenza e cantati dai partigiani. Si tratta di un grande e vitale patrimonio musicale che è passato di generazione in generazione prendendo forme diverse.
Lo spettacolo si rivolge ad un pubblico italiano e francese. I canti - italiani e anche alcuni francesi - saranno introdotti in modo da non perdere in nessuna delle due lingue la ricchezza, la poesia e la forza di denuncia dell’orrore della trincea. Sono canti che narrano l’esperienza estrema della guerra senza retorica, con intensità, precisione storica ed emozione.
Immagini d’epoca dal fronte (schizzi rubati alle ore di pausa da pittori, riproduzioni di lettere di soldati, fotografie di fotografi francesi e italiani) e immagini attuali dei luoghi della memoria saranno lo sfondo di questo viaggio musicale attraverso una guerra assurda e devastatrice.
La scelta di un piccolo gruppo di cantori, uomini e donne italiani e francesi, sotto la direzione di Anna Andreotti, intende dare ancor più risalto all’intimità e alla forza di denuncia del canto. I canti saranno così interpretati nella forma più vicina a quella originaria, quella del canto tradizionale, lontana dalla formalizzazione, peraltro magnifica, dei cori degli alpini. La presenza di voci femminili in un repertorio prettamente maschile permetterà di ridare la parola anche a tutte le donne che rimboccandosi le maniche e la disperazione hanno tenuto in piedi le case, le fattorie, le fabbriche e quello che restava della famiglia.

Contatti
Tel. 06 68 10 08 80 o 06 61 99 55 32 Mail francesca.perugini@free.fr

Per saperne di più
sul crowdfunding :

www.associazioni-italiane.org

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dimanche 17 janvier 2016