FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Primo Piano > D’Insana Costituzione > Referendum, come, dove, quando e perché

Referendum, come, dove, quando e perché

Il “quando” è ormai certo : si voterà il
4 dicembre prossimo per approvare la Riforma costituzionale già varata dal governo Renzi. Certo anche il voto degli italiani all’estero. Il come e il perché di questo articolo non rimandano alle scelte (Sì o No), che sono personali, ma alla modalità di voto e alle questioni che andremo ad approvare o meno.

JPEG - 51.3 ko
Vanitas di Veronica Mecchia
© Veronica Mecchia

Chi vota in Italia voterà il 4 dicembre, per chi invece vota all’estero, con l’ormai nota modalità del voto per corrispondenza, i plichi contenenti la scheda di voto arriveranno a casa nei giorni precedenti e dovranno essere rinviati al Consolato verso il 27 novembre (date esatte da verificare sul sito del vostro consolato di riferimento). Arriveranno, i plichi, a tutti gli aventi diritto al voto, cioè i cittadini italiani iscritti all’AIRE e residenti in Francia (a meno che non abbiamo prima del 2 novembre fatto richiesta per votare in Italia) e, grande notizia, anche ai cittadini temporaneamente residenti all’estero, purché ne facciano richiesta, sempre prima del 2 novembre.
Per cosa si vota ? Per approvare o rifiutare la riforma costituzionale cui il governo ha già dato la fiducia, in particolare su cinque punti fondamentali : il bicameralismo, con due sotto-punti (la riduzione del numero dei parlamentari e il contenimento dei costi di fuzionamento, sopprimendo appunto la maggior parte dei Senatori e relativo stipendio), la soppressione del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), la revisione del Titolo V della Costituzione che regge i rapporti tra Stato e Regioni.  
Per cosa NON si vota ? Non si vota, come vogliono far credere gli uni e gli altri per far cadere Renzi. A dir il vero, ha cominciato lui, annunciando che si sarebbe dimesso se avesse vinto il NO. Hanno ripreso questo clamoroso annuncio, di cui lo stesso Premier ha in seguito smorzato i toni, i sostenitori del NO, molti dei quali stanno facendo campagna più che altro per arrivare alla caduta del governo. Indipendentemente dalle opinioni di ciascuno su una riforma costituzionale indubbiamente necessaria (anche se magari questa non è proprio la forma corretta), ci preme sfatare le immagini apocalittiche che stanno accompagnando questo referendum. 
Nel caso vincesse il NO, nessun vincolo di legge obbliga Matteo Renzi a dimettersi, né il Presidente della Repubblica Mattarella a sciogliere la Camera. Potrebbe essere il momento di rivedere la Riforma, e già che ci siamo anche la legge elettorale, l’Italicum (cosa questa sulla quale la Camera sta già lavorando). Questa potrebbe essere un’opzione possibile anche se la vittoria andasse al SI, poiché l’opposizione potrebbe comunque esigere alcune importanti modifiche. Quindi votiamo secondo la nostra coscienza e non, come succede spesso, per secondi fini : dare una lezione a questo o a quel partito, protestare contro il potere in carica, far cadere il governo, mandare altri messaggi. 
Sopratutto, oltre agli articoli di questo primo piano dovremmo porci delle domande sull’origine della nostra Costituzione, come dice Stefano Rodotà, assistiamo all’ “assenza di una memoria storica”.  “Oggi”, scrive il costituzionalista su La Repubblica (8 luglio 2016), “la riforma costituzionale è stata buttata nel conflitto politico in modo disinvolto e tecnicamente approssimativo. Ma è possibile una riforma costituzionale senza cultura costituzionale ?”.

mercredi 12 octobre 2016, par Patrizia Molteni