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Antonella De Sarno

Regista e attore, Pippo Delbono è una delle...

Regista e attore, Pippo Delbono è una delle figure più importanti della scena teatrale contemporanea.
Da qualche settimana è alle prese con una lunga tournée in Francia, dove è amatissimo, con il suo spettacolo, "Vangelo", un’ode all’amore provocatrice ed ironica.

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Tiziano Terzani - Foto di Vincenzo Cottinelli

Nei tuoi spettacoli la bellezza è più esaltata nei momenti di dolore, così come la forza. Queste due dimensioni, la bellezza e la forza, contrapposte al dolore, alla sofferenza sono rese in modo sempre molto forte, come se la bellezza, la vita, l’amore, potessero esser meglio vissute e comprese attraversando il dolore. E’ questa una via di ricerca spirituale ?

Anche il Cristo di Vangelo ne è un esempio ! Io non sono credente, non sono cattolico, non lo sono più, né cristiano anche se Cristo è una figura straordinaria, una grande figura di un grande rivoluzionario : “l’unico anarchico che ce l’ha fatta” [come diceva André Malraux].
Sicuramente il concetto della croce è qualcosa che poi è stato mistificato però si porta dietro una simbologia - quella di un cammino - anche se poi alla religione cattolica è mancato il concetto di gioia. E’ quello che dico nei miei spettacoli, manca di gioia, di libertà, di leggerezza. Il concetto è chiaro alla fine dello spettacolo : la gioia è stata trasportata in un aldilà possibile poi si dice "vabbè soffriamo tanto ma poi in Paradiso staremo tutti bene e felici". Il concetto di gioia dev’essere realizzato nella vita, qui e ora, quindi non è importante come arrivare a quella gioia, quanto arrivarci attraverso la conoscenza di un dolore, di una ferita… se no, c’è una canzone che dice "facciamo finta che tutto va ben", che è quello che stiamo facendo adesso : facciamo finta che tutto vada bene ma non va bene niente ; leggevo quello che succede in America, la consigliera di Trump che si inventa stragi mai esistite, ma non facciamo più il controllo delle armi alle persone con problemi psichici o mentali, loro possono acquistare le armi però blocchiamo i rifugiati… siamo sul filo della III guerra mondiale ! Vuol dire che va male quindi non si può fare un teatro di intrattenimento "facendo finta che" … non parlo solo a livello individuale, ma anche a livello sociale.
Da buddista (pratico il buddismo da 30 anni) voglio anche pensare che c’è la speranza ma forse anche la fede, che ci sarà un cambiamento e io ci voglio credere, voglio lavorare per questo. Però è un’utopia per ora, la realtà è che stiamo affrontando un momento terribile. Questo per quanto riguarda il sociale. Ma anche nella sfera individuale bisogna prendere coscienza della propria morte perché in fondo cos’è la spiritualità ? E’ confrontarsi con il fatto che tutti siamo in un cammino di morte e di vita e che quindi tutti stiamo morendo, come diceva Marilyn Monroe in un film [Gli spostati, di John Houston, tutto un programma].
Siamo tutti, come diceva Buddha, in un cammino nascita, malattia, invecchiamento, morte. Tutti, dall’ultimo rifugiato che arriva in mare al Presidente degli Sati Uniti, che invece se lo dimentica. Purtroppo, paradossalmente, più la persona è "acclamata" - penso a tutto il mondo degli artisti, dell’arte, del cinema - più tendenzialmente se ne dimentica e più tendenzialmente si allontana dal concetto di spiritualità. In fondo ognuno di questi maestri - che si chiami Cristo, Maometto o Buddha - e le origini di queste religioni ti ricordano : "guarda che sei in una vita che passa". Se quella concezione la perdi…

Diresti che la tua è una spiritualità laica ?
Certo, puoi anche essere ateo ma essere profondamente spirituale, anzi c’è una grande spiritualità nell’ateismo. Il concetto di ateo è uno che non crede in Dio, anch’io nei miei spettacoli urlo "Non credo in Dio !". Dio è una costruzione, un’ipotesi e su questa ipotesi quanto ci abbiamo costruito sopra ? 2000 anni di storia, di arte, di bellezza, di conquiste, di potere… su un’ipotesi, tra l’altro mentale : il concetto di "trascendenza" non può stare nelle unità di spazio, tempo, azione le famose unità di Aristotele ; è un concetto che va oltre l’unità, la categoria, quindi già la definizione è un cammino diverso. Vuol dire parlare di quello che sta dopo e prima, ma non ha senso perché è un tempo diverso, che non è orizzontale ma verticale. Un’altra concezione del tempo, dello spazio, di tutto. Invece noi l’abbiamo attaccato ai concetti di trascendenza, di potere, a un "Dio aiutami" o "Madonna aiutami…" uscendo paradossalmente anche dalla spiritualità.

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Tiziano Terzani - Foto di Vincenzo Cottinelli

La libertà è un’altra parte importante del tuo lavoro, come essere umano e come artista. Come applichi questo concetto alla spiritualità ?
Io non posso concepire una religione, un cammino spirituale che non sia approfondimento della libertà. Uno potrebbe dire : “sono libero, faccio quello che voglio, vado, spacco tutto”. Invece la libertà la devi maturare con un’esperienza profonda di vita.
Anche nel nostro paese, siamo molto legati al concetto di colpa, che è quello che grido nel mio spettacolo : quest’amore ferito, quest’amore colpevolizzato, la paura, questo senso di colpa, questo senso del peccato... Di cosa siam peccatori ? Inchinarsi di fronte a chi e perché ? Queste cose sono tutte fuori dalla libertà. La libertà è quando tu, nella tua mente, sei libero e a quel punto vedi bellezza, vedi riconoscenza per la vita, anche per le cose che ti sono sembrate orribili, anche per un cammino di malattia o di dolore che ti ha fatto crescere di più. Questa è per me la libertà. Ed è fondamentale per la spiritualità : se non c’è la libertà diventa moralismo, fanatismo.
Non posso prescindere dal fatto che tu innanzitutto devi conoscere te stesso. Attraverso la conoscenza di te stesso vai oltre in quella zona che è inchinarsi a qualcosa di più grande di te, che è l’universo, la legge dell’universo. Mi inchino e credo in un’armonia dell’universo a cui voglio portare anche la mia vita.
Mi inchino e forse questo porta anche un percorso di umiltà perché sento che tutti siamo profondamente uguali. Questo è un concetto fondamentale, siamo tutti uguali, proprio tutti, come diceva Cristo, come diceva Buddha. Tutti hanno una buddità, tutti. Guarda cosa sta succedendo coi rifugiati e gli esaltati, gli assetati di potere che gridano "ti mando via !" : noi possiamo fare anche delle azioni di salvaguardia, ma ricordandosi sempre che tutti siamo profondamente essere umani uguali e degni di rispetto. Questa è la spiritualità, il rispetto, perché comunque tu sei un Buddha potenziale, ce l’hai dentro. Poi le persone devono essere punite, non è il concetto dei fricchettoni, “flower power trallalà, tutti belli e felici”, è un concetto profondo, radicato, è la spiritualità.

lundi 13 mars 2017, par Antonella De Sarno, Patrizia Molteni