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Resca, DG dei musei : una scelta esemplare

Colosseo Il Cavaliere Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio dei Ministri italiano, ha una particolarità : riesce a fare tutto peggio degli altri. Non è che inventi granché, in fondo la sua politica non è veramente diversa da quella di Nicolas Sarkozy o di Angela Merkel, ma lui la conduce con un gusto dell’eccesso e una caparbietà nel cattivo gusto che riescono immancabilmente a rendere ridicola non solo la sua persona (il ché non sarebbe grave, visto che sembra essere una vocazione, per lui), ma anche il paese del quale è stato incautamente messo alla testa.
Il caso della creazione della figura di Direttore Generale per i musei è un esempio che illustra bene questa realtà : come potrete leggere in un altro mio articolo sull’argomento ("Des sanctuaires aux vaches à lait ?"), questa tendenza nella gestione del patrimonio culturale non è solamente e tipicamente italiana, ma il governo Berlusconi riesce anche in questo campo ad attingere il sommo del cattivo gusto.
Dovendo scegliere la persona adatta a ricoprire questo inedito (ed inquietante) ruolo, il Ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, non ha trovato di meglio che pensare ad un amico personale del Cavaliere, il signor Mario Resca, che confessa lui stesso di non aver assolutamente nessuna competenza in materia. Ma che, berlusconiamente (se mi permettete questo orribile neologismo), se ne frega : del resto, aggiunge, non sapeva niente neppure della ristorazione, prima di essere nominato numero 1 di McDonald’s Italia ; ed insiste « Non sapevo niente neanche di gioco, ed ora dirigo il Casinò di Campione ». Sì, avete letto bene, un casinò e McDonad’s, quello del fast-food. Perché il nostro signor Resca ha un CV per lo meno inquietante, per qualcuno che sta per diventare il gran capo dell’immenso patrimonio museale italiano.
Self-made man nato in una famiglia operaia di Ferrara, laureato alla Bocconi, « cacciatore di teste » per la Egon Zehnder (gigante multinazionale del settore della gestione delle risorse umane) per 15 anni, poi, appunto, direttore dei fast-food McDonald’s per l’Italia.
Il suo motivo di vanto ? Ce lo dice lui stesso : « Gli americani erano molto delusi, in 8 anni avevano aperto solo 12 ristoranti (ndr : è lui a chiamarli così e gliene lascio la responsabilità), volevano lasciare l’Italia ». Magari ! E invece no, il nostro eroe prende il comando delle operazioni e « oggi i ristoranti sono 208 ». Bravo, bell’impresa. McDonald’s avrà senz’altro guadagnato un mucchio di soldi ; che la gastronomia italiana e la nostra salute ci abbiano guadagnato altrettanto, chissenefrega ? Il dottor Resca non capisce probabilmente niente di cucina né di gastro-enterologia.
Al di là dell’ironia (facile, in questo caso, l’ammetto) credo che si debba fare una constatazione seria.
Mario Resca è l’esempio perfetto della cultura economica e sociale attuale : le competenze non servono a niente, i valori neanche. Hamburger o opere d’arte, l’importante è farli fruttare, l’unica competenza che conta è quella del profitto. Proprio come Berlusconi, che non capisce niente di niente, ma è un « winner ».
Quello che è inquietante è che in Italia si continui ad andare avanti con questa logica proprio nel momento in cui la crisi finanziaria ed economica sta mostrando agli occhi del mondo intero che i re del profitto sono nudi, anche se siamo noi a rimanere in mutande.
Speriamo che tra qualche anno non dobbiamo renderci conto che il signor Resca, ma soprattutto il governo Berlusconi, che « ce lo manda », avranno trasformato il patrimonio artistico e culturale del Paese (in questo campo) più ricco del mondo, in « junk funds ».


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