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Ricordare, ricostruire, ricostruirsi

9 mesi dopo il sisma che ha devastato l’Abruzzo, si contano ancora a migliaia gli sfollati senza tetto e le macerie sono ancora nelle strade come in quel tragico 6 aprile.

L'Aquila Bertolaso ha dichiarato con rammarico che 3000 delle persone che avrebbero dovuto entrare nelle casette antisismiche entro dicembre resteranno fuori almeno fino a fine gennaio. Colpa dei ritardi nelle consegne, colpa delle ditte che hanno accumulato ritardi spaventosi. Il capo della Protezione Civile minaccia di strappare i contratti ed appaltare ad altri la ricostruzione.
Sono circa 7.000 gli aquilani che si trovano ancora sulla costa, 60% in case in affitto, gli altri in alberghi. Altri ancora sono distribuiti nelle varie caserme. Ma quello che è peggio – in questa ondata di freddo e di intemperie che ha colpito tutta l’Italia – è che la paura persiste. Prima di Natale ci sono stati episodi dolorosi : ad una giovane coppia che era rientrata nella casa classificata “agibile” dalla protezione civile, è caduto il soffitto in testa, la donna se l’è cavata con qualche graffio ma l’uomo ha riportato ferite gravi, con una prognosi di 20 giorni. Altri che erano stati sistemati nelle casette antisismiche perché la loro casa era stata classificata “E” (inagibile) si sono ritrovati improvvisamente con un’abitazione “A”, completamente agibile e quindi rischiano lo sfratto dalle casetta in cui si sentivano finalmente sicuri.
“Quando ci dissero che la nostra casa era stata classificata “E” abbiamo pianto, perché amiamo la nostra casa. Ma ci siamo adoperati per avere un tetto e finalmente siamo entrati negli alloggi del progetto C.A.S.E.”, scrivono al sindaco Cialente gli abitanti. “Poi ci è arrivata la notizia che le nostre abitazioni erano state riclassificate “A”, senza che qualcuno avesse fatto controlli più approfonditi, come richiesto dalla prima verifica. Ci siamo ribellati e abbiamo chiamato in causa gli organi competenti perché facessero luce sulla storia e abbiamo ottenuto una perizia più idonea. Nel frattempo avremmo dovuto lasciare le nuove case, ma abbiamo aspettato i risultati, che sono arrivati proprio il giorno prima che il Comune ci spedisse la lettera di sfratto dai nuovi moduli abitativi, che non è arrivata, fortunatamente sostituita invece da una notifica di ordinanza di sgombero dalle vecchie case. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo, che però è durato solo mezza giornata. Poi la notizia : Il sindaco sta per firmare la revoca dello sgombero, perché la relazione della Protezione civile sulle case di via Verzieri dice che anche se al di sotto della norma le condizioni di sicurezza sono tutto sommato soddisfacenti e quindi possiamo rientrare a casa. Abbiamo chia
mato allora gli specialisti dell’Ater che ci hanno confermato che i risultati della perizia sulla struttura sono molto, troppo al di sotto delle norme di sicurezza. Non sappiamo cosa fare. Siamo pronti a tornare nelle nostre case quando verranno ristrutturate e rese sicure, ma questo non si otterrà solo cambiando una “E” in una “A”. Nel frattempo chiediamo di restare nei moduli abitativi del progetto C.A.S.E. che ci sono stati assegnati e per questo le chiediamo, signor Sindaco, di non firmare quella revoca. Non vorremmo ritrovarci con lo sfratto da una parte e dall’altra la paura di essere obbligati a rientrare dentro abitazioni pericolose”.
I sopravvissuti ad incidenti, quelli che l’hanno scampata per un pelo, come si dice, non dimenticano mai quell’impressione che la vita sia attaccata ad un filo. Per il terremoto, quando la casa, che magari con fatica avevi ottenuto, quel focolare domestico che ti dava sicurezza, ti crolla in testa, questa sensazione è amplificata al massimo. Oltre alle norme antisismiche, gli aquilani e gli abruzzesi hanno bisogno di sicurezze e di solidarietà. E’ ora di finirla con i giochi delle cifre e delle lettere e di pensare a loro.
L’ultimo dell’anno, gli aquilani hanno sfilato in silenzio ed hanno piantato 309 fiaccole, tante quanti i morti di quel tragico 6 aprile sul piazzale dei vigili del fuoco. Niente feste, niente decorazioni natalizie, solo uno striscione : “2010 Riprendiamoci la città”. Ricordare, ricostruire e ricostruirsi, questi i loro desideri per l’anno nuovo. Non dimentichiamoli.

lundi 11 janvier 2010, par Patrizia Molteni