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Rodolfo Valentino, l’amante supremo

Castellaneta, cittadina pugliese in provincia di Taranto, vanta un mito del cinema muto: Rodolfo Valentino, il cui nome è conosciuto nel mondo intero anche se pochi sanno citare uno solo dei suoi film. Abbiamo incontrato un compaesano emigrato, Pietro Loglisci, che da Roubaix adopera tutta la sua energia per riparare questa “ingiustizia storica”.

Una vita romantica, quella di Pietro Loglisci, come quella di tanti “emigrati per amore”. Originario di Castellaneta in Puglia, incontra la futura moglie in un campeggio delle Dolomiti, si scrivono per 5 anni (allora funzionava così), poi con una laurea in lettere dell’Università di Bari si trasferisce nella nordica Roubaix. Insegna, traduce articoli di fisica e di elettronica, comincia ad interessarsi alle scienze, inventa persino una macchina per spiegare un’astrusa nozione scientifica. Fin qui tutto fila: un uomo che si interessa alle scienze e alle lettere, che ha saputo rifarsi una vita professionale ricca ed intensa nel paese del suo amore di gioventù (ed ora di vecchiaia).
Ma Loglisci ha un’altra passione: Rodolfo Valentino, orginario come lui di Castellaneta. “Tutti a Castellaneta si sentono un po’ Rudy”, dice. Da vent’anni raccoglie film e spezzoni di film, disseminati nei posti più disparati compresi gli hard disk di privati, e spesso in versioni incomplete. Oggi Loglisci vanta una collezione in formato numerico di tutti i 19 film del mito pugliese, catalogati, analizzati, sezionati.
Decide allora di rendere disponibile questo lavoro: se tutti conoscono Rodolfo Valentino come simbolo del latin lover e dell’amore, quasi nessuno saprebbe citare uno solo dei suoi film. “E’ comprensibile”, spiega, “molti non sono disponibili e quei pochi in circolazione, sono in inglese”. Impara ad usare photoshop e i programmi di video-montaggio. Si accinge allora a smontare ogni spezzone, immagine per immagine, a rimetterli in ordine per ricostituire i film, un lavoro che pensava facile, “ma una cosa è il dire, un’altra è il fare”, ammette. Ci mette 6 mesi, notte e giorno, per ricostituire i 19 film, un lavoro mostruoso ma “il valore che prendeva la riunione di tanti pezzi di video mano a mano che li piazzavo più o meno al loro posto contribuiva a darmi coraggio e la volontà di continuare” racconta.
Ma non finisce lì: comincia il lavoro di restauro, eliminare i tremolii, riparare buchi e graffi, omogeneizzare il film… Poi gli sorge un dubbio: ma a che serve tutto questo se i dialoghi sono in inglese, se non può condividere questa sua passione con i suoi compaesani di Castellaneta? E via che si lancia nella traduzione. Certo sono film muti, ma proprio per questo i cartelli sono estremamente importanti: devono spiegare in qualche battuta tutta la storia, appaiono solo ogni tanto, al contrario dei sottotitoli che trascrivono tutti i dialoghi. L’arte della sintesi, difficilissima.
“Significa ‘aprire’ il film, trascrivere i dialoghi, tradurli, rifare le diapositive, riposizionarle al posto delle originali, aggiungere dialoghi supplemtari laddove è necessario…” spiega Loglisci. Senza contare che la traduzione non è così semplice: per ogni film studia il libro da cui è tratto, lo spirito in cui è stato adattato, le scelte del regista, gli attori che lo interpretavano... tanto che ogni DVD è accompagnato da un libretto completo di presentazione del film, trama, commento e di una galleria fotografica.
Comincia da quello più corto, Stolen moments (40 minuti), ci mette la bellezza di 1500 ore. A vederlo finito in italiano, si rende conto “di avere tra le mani un tesoro, non per il valore commerciale ma per il valore culturale, artistico e storico”.
Stolen moments, “Momenti rubati” in italiano, è stato presentato alla Fondazione Rodolfo Valentino di Castellaneta nel maggio 2011. Da allora ha pubblicato “La piccola duchessa” (A society sensation) e “Eugenia Grandet” (The conquering Power). Di prossima pubblicazione “Tutta la notte” (All night) e “I quattro dell’Apocalisse” (The four horsemen of the Apocalypse).
Ogni titolo, così come i dialoghi sono studiati per un pubblico italiano. I libretti sono una fonte inesauribile di informazioni non solo su Rudy ma anche sul mondo del cinema muto americano. Impariamo per esempio che giravano 6-7 bobine di un film, poi se non aveva successo, lo “alleggerivano”, oppure se un attore di un ruolo di secono piano diventava improvvisamente famoso, rimontavano il film dandogli più spazio…
“Ma che c’haveva poi Rodolfo Valentino?”, provoco. “Innanzitutto gli occhi, lo sguardo, poi il modo di baciare, di muoversi, di ballare”, commenta Loglisci, “ha inventato uno stile, quello dell’amante supremo, è stato il primo ‘divo’ maschile”.
Un pugliese emigrato che è riuscito a diventare un simbolo nel mondo intero. Solo per questo meriterebbe la nostra attenzione.
Pietro Loglisci presenta regolarmente il suo lavoro alla Fondazione Valentino di Castellaneta, ma è disponibile per presentazioni anche in Francia e anche in francese. A buon intenditore …

mercoledì 4 luglio 2012, di Patrizia Molteni