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Rossana Rummo, un bilancio positivo

Confermata all’IIC di Parigi

Confermata ancora per due anni alla direzione dell’Istituto Italiano di Cultura, Rossana Rummo ci racconta le tappe del suo percorso nei due anni precedenti e i progetti futuri.

Rossana RummoTra i suoi obiettivi, quando è arrivata due anni orsono, c’erano quello di aprire sempre di più l’Istituto al pubblico francese e attrarre la partecipazione di istituzioni locali per poter uscire, con iniziative proprie ed in collaborazione, dall’Hotel de Galliffet e perennizzare l’interesse per la cultura italiana.
Il bilancio è positivo, per la direttrice, appena confermata per un secondo biennio : il pubblico è stato molto più presente, con una media di un centinaio di persone per ognuno dei 12-15 eventi mensili, e soprattutto molto più diversificato, anche più giovane, grazie ad una programmazione molto più varia che è andata a toccare tutti gli aspetti della cultura italiana, dal cinema, al teatro, passando per l’arte, la fotografia, la letteratura. “In particolare Histoire d’It, il ciclo di documentari che ha già visto 2 edizioni e che riprenderemo anche nell’anno 2009-10, è servito molto a portare un pubblico di giovani”, afferma la Rummo. Si trattava, ricordiamolo, di documentari (molti dei quali mai presentati in Italia) che presentavano le “luci e ombre” della realtà italiana : l’aspetto sociale e a volte inquietante accanto a ritratti di città e di province o di italiani di spicco e non, film girati da registi spesso giovani o ignoti al grande pubblico e che hanno accettato anche momenti di confronto e di scambio con il pubblico. “Alcuni di questi documentari - e stiamo parlando di 2 o 3 solo l’anno scorso”, dice orgogliosa la direttrice, “sono stati acquistati e proiettati in sala e questo è un risultato importante : riuscire a far circolare il prodotto culturale italiano in circuiti all’estero”. Tra l’altro alcune delle manifestazioni culturali dell’IIC hanno ottenuto 3 stelle dalla critica, cosa che aumenta naturalmente la credibilità dell’Istituto e la disponibilità a partecipare di artisti ed autori. Anche il canale culturale ARTE ha dimostrato un interesse a filmare e diffondere alcuni degli eventi e non è esclusa una collaborazione futura con una delle TV meno commerciali d’Europa. Rossana Rummo in ogni caso “cercherà di trovare un accordo”.

Fidelizzare e collaborare
“L’altra cosa che ho imparato” continua la direttrice, “è che organizzando dei cicli tematici, come abbiamo fatto, aiuta a fidelizzare il pubblico, che si affeziona, è curioso di vedere un’altra faccetta del tema sviluppato, torna”. E’ il caso per esempio, de “L’Oro di Napoli”, tema del 2009 che continuerà fino alla fine dell’anno, seguito da un ciclo sulla Sicilia, oppure del ciclo “Face à face” in cui opere di autori italiani sono messe in scena o interpretate da registi o attori francesi, ciclo anche questo che riprenderà in collaborazione sempre con il Teatro dell’Odéon alla fine di novembre di quest’anno.
Infine, è grazie alla collaborazione stretta con le istituzioni locali che la cultura italiana può avere una maggiore visibilità in una città come Parigi dove l’offerta culturale è quasi eccessiva. Partenariati fedeli con la Cinémathèque française, i musei del Louvre e d’Orsay, il Collège de France, la Maison Européenne de la Photographie, alcuni comuni o arrondissement di Parigi, hanno permesso all’Istituto di avere un raggio di azione molto più ampio e, soprattutto fanno sperare che i riflettori sulla cultura italiana non si spengano al cambio di guardia della direzione dell’IIC.
Umberto EcoI punti forti del programma autunnale saranno “Tutto Fellini” (vedere articolo p. 50), il ritorno di Umberto Eco all’Istituto (che frequentava parecchio ai tempi di Paolo Fabbri), il 4 novembre in concomitanza con la presenza di un ciclo di conferenze, concerti, dibattiti e mostra al Museo del Louvre cui Eco ha dato il titolo di “Vertige de la liste” e che lo vedrà impegnato dal 7 novembre all’8 febbraio 2010 (vedere Agenda). Altro punto forte, il 20 novembre con “Il ritorno ad Algeri” di Pontecorvo, girato nel 1992, a 27 anni dalla “Battaglia di Algeri”.
Il prossimo grande ciclo invece, dal titolo “En attendant l’Unité”, riunirà storici, filosofi, musicisti, registi, fotografi, attorno al tema dell’Unità d’Italia.
Un gran lavoro, passato e in prospettiva, che servirà anche ad impedire che si chiudano, come pare si voglia fare, alcuni Istituti di Cultura per aprirne dei nuovi nei paesi emergenti come gli Emirati Arabi e l’Australia ? “E’ importante affacciarsi con la cultura nei paesi emergenti e tra l’altro ci potrebbe essere anche un ritorno economico”, riponde la Rummo citando l’esempio della Francia che ogni anno mette in primo piano l’amicizia con un paese (quest’anno la Turchia). “Però” - avverte - ”lo scambio dev’essere bilaterale : siamo pronti noi ad accogliere le manifestazioni culturali degli altri paesi ?”. Altro punto che ci concerne poiché l’Istituto di Cultura di Lilla è già chiuso e anche le porte del Consolato rischiano di rimanere sbarrate : è giusto privare intere zone della cultura italiana ? “No, in effetti non mi sembra giusto sparire completamente da una zona come quella di Lilla che ha un’università estremamente attiva e che è vivace ed attenta alla cultura italiana e con una realtà molto diversa da quella di Parigi. E poi, non abbiamo i mezzi di coprire altre aree”. Insomma, si spera che, se accorpamento ci deve essere, sia fatto con sapienza e fornendo anche gli strumenti per organizzarsi.

samedi 24 octobre 2009, par Patrizia Molteni